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LDAPOST della domenica #40 – La bellezza dell’imperfezione – Catania-Roma 4-1

Abbiamo perso. Male.

Cè poco da fare, è così.

giocondaPerò dov’è la bellezza, se non nell’imperfezione che caratterizza un volto, un corpo, una vita? O una squadra. Questa squadra, soprattutto. Che perfetta non è stata mai e probabilmente mai lo sarà. Perchè la perfezione è roba di cervello, la Roma invece è roba di cuore. De core.

La sconfitta di Catania non è una vergogna. E’ il leggero e sfuggente strabismo della Gioconda, è l’abbondanza delle forme dell’Afrodite accovacciata.

E’ My mistress’ eyes are nothing like the sun di Shakespeare.

 

Lo scandalo

E’ più forte di me, non capisco.

Non capisco perché, sabato sera, abbia suscitato questa ondata di generalizzato sdegno (e di annessa benpensantistica moralità) il fatto che, in una situazione di fortissima tensione e criticità come quella che si era creata prima dell’inizio della finale di Coppa Italia, i responsabili di pubblica sicurezza abbiano “trattato” con uno dei referenti (o forse con “il” referente) dei soggetti coinvolti.

Genny ‘a carogna non è l’interlocutore con cui i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero abbassarsi a trattare!!” gridavano i professionisti dell’etica a orologeria (come saggiamente la chiama un mio amico) nei Tg, in radio e sul web. Ma dai? (versione elegante del ben più chiaro Graziearcazzo!)

'a carognaMa in quel momento, purtroppo, la voce di Genny ‘a carogna, seduto a cavalcioni sulla balaustra dello stadio, era quella che stava rimbalzando di seggiolino in seggiolino, di smartphone in smartphone, di social network in social network. Era la voce più forte. Più del Prefetto. Più del Questore. Più del Presidente del Consiglio e del Presidente del Senato (che pure erano lì, a neanche cento metri, non nascosti nei palazzi). E’ agghiacciante, ma era quella con cui era necessario parlare per fare in modo che il messaggio fosse recepito da tutti.

E’ questo che a me scandalizza.

Che, con personaggi del calibro di Genny ‘a carogna, lo Stato abbia ancora la necessità di “trattare”. Nonostante i Daspo, i tornelli, le tessere del tifoso, le telecamere.

Mi scandalizza uno Stato che, a forza di raccontarci che Stefano Cucchi è morto per inanizione, che una ragazza durante una manifestazione è stata calpestata perché scambiata per uno zaino e che Federico Aldrovandi s’è ammazzato da solo, in situazioni critiche ha meno credito delle parole e degli sproloqui di un capobranco pregiudicato.

Non mi scandalizza che vada a “trattare”. Mi scandalizza che sia ridotto a doverlo fare anche con chi, già dalla scritta sulla maglietta, inneggia alla sua fine.

Il mondo non mi deve nulla.

Il mondo non mi deve nulla, Massimo Carlotto edizioni E/O.
Il mondo non mi deve nulla, Massimo Carlotto edizioni E/O.

Lise è una croupier tedesca. Ha girato il mondo, ha amato e vissuto. Era ricca, ma ha perso tutto. Stesa sul divano aspetta che qualcuno, magari un ladro attirato dalla finestra lasciata ostentatamente spalancata, in cambio dei suoi ultimi risparmi le stringa il foulard sulla gola fino a strangolarla.

Adelmo è un ex operaio costretto dalla crisi a reinventarsi topo d’appartamento. Attraversa Rimini in bicicletta, canticchiando, alla ricerca di una casa da svaligiare che non lo faccia sfigurare agli occhi di Carlina, la sua compagna. Ma Adelmo è un ladro particolare. Indeciso, insicuro, anche poco sveglio. Che però più che voglia di rubare ha voglia di vivere e di non arrendersi.

Il loro incontro è quello tra due opposti. Tra chi pensa di non avere più crediti da riscuotere e chi, invece, si ostina a cercare un motivo per andare avanti.

Vivamente consigliato.

Mira Lanza

Nella notte tra il 29 e il 30 Aprile, un incendio ha distrutto gli edifici (anzi, quello che rimaneva degli edifici) dell’ex fabbrica Mira Lanza, su Lungotevere Papareschi (zona viale Marconi).

Mira Lanza - Roma, Lungotevere Papareschi - foto ldapost 2014.
Mira Lanza – Roma, Lungotevere Papareschi – foto ldapost 2014.

Sono stato a dare un’occhiata. FOTO.

L’area, da anni, è al centro di progetti di riqualificazione (nei capannoni dovrebbero nascere anche un asilo nido e la sede dell’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico) che dovrebbero cambiare il volto di quello spicchio di quartiere, strappandolo al degrado e ai senza fissa dimora che tra le strutture pericolanti e abbandonate della fabbrica trovano riparo. L’ultimo sgombero era avvenuto proprio poche ore prima dell’incendio.

Progetti, però, che faticano a partire. E come ogni volta che un’area da riqualificare brucia, un pensiero, magari maligno, sulla natura dell’incendio sorge spontaneo…