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Un San Gennaro al contrario.

Il Vesuvio è il ricordo millenario della tragica distruzione di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis. Ed è l’immagine, ineludibile, del rischio futuro. Imprevedibile e incontrollabile. Sotto la cui ombra, nonostante tutto, scorrono le vite di quartieri, paesi, comunità. Si affannano le mamme, affaccendate con i bambini intorno. Sciamano gli studenti, con le cuffiette nelle orecchie e lo smartphone fisso davanti agli occhi. I pendolari  ripetono inesorabilmente il tragitto casa-lavoro-casa, accalcati nei vagoni precari della Circumvesuviana o chiusi in macchina, nel traffico della Statale 18. I nonni si muovono sicuri tra i banchi del mercato. Qualcuno non fa niente. Qualcuno fa, e non dovrebbe fare.

A quella sagoma minacciosa sopra la testa forse non pensa nessuno. Perché nessuno può chiedergli nulla. E’ un San Gennaro al contrario, il Vesuvio. Da cui nessuno può pretendere comprensione. A cui nessuno può implorare perdono. Ma davanti al quale chiunque non può che sentirsi piccolo, impotente. Uno qualunque. Uno dei tanti. E deve abbassare lo sguardo.

Anche se il fumo lo nasconde. Anche se è un boss.vesuvio incendio 2017

 

Spara, chiede perdono e ci spiega la crisi. Che schifo.

Trovo ripugnante l’intervista di Paolo Berizzi su “la Repubblica” di oggi a Luigi Preiti, il criminale che, mentre si insediava il governo Letta, sparando davanti a Palazzo Chigi ha ridotto in fin di vita il brigadiere Giuseppe Giangrande e ferito l’altro carabiniere Francesco Negri. Ecco, a questo soggetto è consentito dalle passive e scontate domande del giornalista, di darci spiegazioni e lezioni sulla crisi, sui danni del governo Monti, sui litigi della sinistra, sulle occasioni mancate dalla destra, sulle lobby del potere e sulla mancanza di legittimazione popolare del governo Renzi.
Questo neo socio-politologo d’accatto, è bene precisarlo, è in galera a Rebibbia, condannato a 16 anni. Il brigadiere Giangrande, è bene ricordarlo, è paralizzato.
Preiti mi fa schifo, come mi fanno schifo i presunti “medici, avvocati e imprenditori strozzati dalla crisi” che, a quanto dice, gli avrebbero scritto lettere di solidarietà.
Ma mi fa anche schifo chi – per riempire una pagina – gli ha permesso di insultare e mortificare, con i suoi deliri, tutte quelle persone che, con la crisi, le difficolta’, il dolore, fanno i conti tutti i giorni. E lo fanno onestamente.

LDAPOST a ritmo di samba. #Brasil2014 – giornata 3: Italia-Inghilterra 2-1.

Il debutto.

Il morale è alto, il divano è pronto, le birre sono ghiacciate.

L’orario è improbo, il tasso di umidità previsto sul campo fa sudare pure davanti al televisore.

La formazione lascia perplessi. Infatti “Pronti, via!” e la difesa fa ridere. Chiellini terzino sinistro è un abominio tattico, Paletta è un abominio tricologico. Per una nazionale che ha sempre fondato i risultati migliori sulla tenuta difensiva, come inizio non c’è male.

Il centrocampo con il doppio regista è di una lentezza esasperante, oltre che assolutamente inutile se non si prevedono esterni da mandare in profondità (ma su questo bisogna rassegnarsi e rimettersi alle tattiche eticamente di Padre Prandelli). Le fasce sono proprietà indiscussa di Welbeck e Sturridge, Balotelli è talmente abbandonato in attacco da far sembrare la sua presenza come l’obbligata obbedienza alle ferre regole del fantacalcio. Della serie: “un attaccante almeno devo metterlo, sennò becco la riserva d’ufficio”.

Perfetto,  dunque. Lenti, impacciati e senza idee: è la nostra partita. E infatti, schema su calcio d’angolo, tiro da fuori e 1-0. Fantastico! Campioni del Mondo! Attimi meravigliosi. Attimi, proprio. Perchè bastano due minuti all’Inghilterra dell’attonito Hodgson per pareggiare.

Ma comunque a ‘sto punto è fatta. Le convinzioni di Rooney e compagni si schiantano sul più classico dei muri difensivi. Stinchi, malleoli e cosce diventano i più insormontabili degli ostacoli. Si tratta solo di cercare il modo per colpire. Scegliamo un vecchio classico: cross da destra, colpo di testa, 2-1.

Andrà come andrà, ma c’è poco da fare: il calcio è “The Italian Job”.