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La sfida dello storico.

Sabato 14 Aprile ho avuto la possibilità di presentare “Lo sguardo di Annibale” (Edizioni Efesto, 2016) ad Anzio, nella splendida cornice della seicentesca Villa Adele in cui convivono il Museo Civico Archeologico e il Museo dello Sbarco.
Anzio Museo Civico Archeologico
Villa Adele, Anzio, Museo Civico Archeologico.

All’ingresso, a pochi metri da uno splendido mosaico pavimentale figurato a tessere bianche e nere, in cui due tigri, un leone, una pantera e due aquile  celebrano i fasti del II-III secolo d.C., uniformi americane, inglesi, italiane e tedesche, resti di aerei, di navi da guerra, di mezzi da sbarco “raccontano” del 22 gennaio 1944.

Non poteva esserci luogo emotivamente più coinvolgente in cui cercare un dialogo tra passato e presente. Dove ricordare come la Storia non sia solo una ordinata cronologia di eventi, ma un insieme di uomini nel tempo. Personaggi di cui ci sono state tramandate le gesta, celebrati i trionfi o implacabilmente sottolineate le sconfitte. Eventi che sono stati studiati, discussi, dibattuti a lungo. Quasi sezionati, a volte. Ma ancora di più, come la Storia sia fatta di persone che per quelle gesta, per quegli eventi, non sono state altro che “carne umana”. Uomini e donne condannate all’oblio proprio dall’immortalità a cui sono stati destinati i loro giorni, a cui è stata sacrificata la loro quotidianità.

E’ questa la sfida dello storico, oggi.

Non solo rievocare le scelte e le gesta di chi ha “fatto” la Storia, ma inserirle in un contesto che possa dar voce, dignità, vita a quella “carne umana” che della Storia è stata materia, plasma, linfa, ma che dalla Storia stessa è stata travolta fino ad essere sepolta e dimenticata.

Sul Trasimeno, a Canne, a Zama.

Ad Anzio, a Cisterna, a Cassino.

Anzio Museo dello sbarco Villa Adele
Villa Adele, Anzio, Museo dello sbarco.

Cartagine, la grande nemica di Roma – Sabato 14 Aprile 2018, Museo Civico Archeologico di Anzio.

Con gli amici Luca Pavone e Francesca Ribacchi per parlare di Roma e Cartagine. Del sogno di Annibale, dell’inossidabile fiducia nella Repubblica dei romani, dell’incontro tra il generale cartaginese e Scipione.

Sabato 14 Aprile 2018, al Museo Civico Archeologico di Anzio!

Orario: 16

Indirizzo: via di Villa Adele, 2, Anzio.

Lo Sguardo di Annibale, Lorenzo Dell'Aquila, Edizioni Efesto

Giovedì 23 Novembre 2017, “Libri fuori posto”: Lo sguardo di Annibale.

Giovedì 23 Novembre, alle 17.30, parleremo di storia e de “Lo sguardo di Annibale” presso la “Tenda dei popoli”, ad Ostia (via Polinesia 10), nell’ambito della manifestazione Libri fuori posto.

Parleremo dell’orgoglio di Amilcare riflesso negli occhi di Annibale, bambino, prima di attraversare il Mediterraneo. Della fiducia dei soldati cartaginesi nella strada indicata dal loro generale, nonostante le Alpi innevate sembrassero inaccessibili. Dell’incrollabile fedeltà dei romani nella Repubblica, e del gladio di Scipione puntato contro traditori di Roma. E parleremo di quegli uomini e di quelle donne, degli stranieri, degli schiavi, che per gli eventi che oggi troviamo in grassetto sui libri di scuola non sono stati altro che “carne umana”.

Lo Sguardo di Annibale Lorenzo Dell'Aquila Edizioni Efesto

Nerone, il grande incendio di Roma e la “Nova Urbs”.

La notte tra il 18 e il 19 Luglio del 64 d.C., al tempo di Nerone, Roma fu distrutta da un incendio di proporzioni inaudite. In breve tempo le fiamme, sviluppatesi al Circo Massimo, nella zona tra Celio e Palatino, divennero un fronte di fuoco compatto e invalicabile, impossibile da domare, che devastò la città per dieci giorni. Il numero di morti, soprattutto nelle zone più popolari, imprecisato. I danni incalcolabili. Delle 14 regiones in cui Augusto aveva diviso l’Urbe, 3 furono completamente rase al suolo, 7 ridotte in rovina.

Dovendo pensare a un “fotogramma” della storia antica, a molti probabilmente verrebbe in mente proprio l’immagine dell’imperatore che contempla Roma bruciare accompagnandosi con la lira.

Locandina del film "Quo vadis?", 1913, diretto da Enrico Guazzoni e tratto dall'omonimo romanzo di Henryk Sienkiewicz.
Locandina del film “Quo vadis?”, 1913, diretto da Enrico Guazzoni e tratto dall’omonimo romanzo di Henryk Sienkiewicz.

Ma è un’immagine distorta. Da alcuni resoconti degli storici antichi (Disgustato dalla bruttezza dei vecchi edifici e dalle strade tutte strettoie e curve, dette fuoco alla città, riporta Svetonio; Nerone sentì il desiderio di realizzare quello che aveva sempre sperato, cioè mandare in rovina la città. Perciò incaricò segretamente alcuni uomini che, comportandosi come fossero ubriachi, appiccarono focolai di incendio in più parti di Roma, scrive Cassio Dione); dalle ipotesi avanzate da qualche studioso moderno (lo storico russo Sergej Kovaliov, ad esempio, spiega l’incendio con il fatto che l’imperatore aveva in precedenza comprato a basso costo la vastissima zona tra Esquilino e Palatino sulla quale sarà eretta poi la Domus Aurea); e – perché no? – dalle re-interpretazioni cinematografiche (come dimenticare il primo Kolossal, Quo Vadis?, del 1913, o l’interpretazione di Peter Ustinov nel rifacimento del 1951).

Perché è proprio a Nerone, invece, che si devono quei provvedimenti per proteggere la città dal ripetersi di un evento così tragico. Tacito (Annales, XV, 43) descrive nei particolari i criteri urbanistici della Nova urbs voluta dall’imperatore: strade più ampie, blocchi di case ben allineate e dall’altezza limitata, con cortili e portici, realizzate con pietre refrattarie al fuoco e, soprattutto, senza muri divisori comuni. Le zone della città che non erano occupate dal palazzo imperiale furono riedificate: non già come dopo l’incendio gallico qua e là a casaccio, senza seguire un piano, ma con blocchi di case ben allineati, con più ampio respiro di strade; le costruzioni non dovevano superare una certa altezza, vi era dello spazio adibito ai cortili e a protezione delle facciate venivano aggiunti dei portici. (…) Volle che i nuovi edifici fossero saldati in talune parti non con travi ma con pietra di Gabi o di Albano, refrattarie al fuoco. (…) Volle infine che non vi fossero muri divisori comuni tra casa e casa ma che ogni edificio disponesse di muri propri.

A nulla valse, però, la generosità nel soccorrere e accogliere gli sfollati, per i quali Nerone aprì il Campo Marzio e i giardini imperiali, fece costruire ricoveri provvisori e organizzò distribuzioni di generi alimentari. A nulla valsero i riti espiatori verso gli dei. Niente riuscì a cambiare – né, in molti casi, cambia oggi –  l’infame opinione che l’incendio fosse stato comandato.

Un breve frammento del mio racconto sul “grande incendio di Roma del 64 d.C. e sulla Nova Urbs neroniana, nel corso della visita guidata al Vicus Caprarius (Roma) realizzata il 15 ottobre 2017 in occasione della presentazione del libro “A tavola con gli antichi romani” di  Giorgio Franchetti.

Il valico della Alpi attraverso il Colle delle Traversette.

Il valico delle Alpi da parte dell’esercito cartaginese è, probabilmente, uno degli episodi più conosciuti – e affascinanti – della Storia antica. Tanto che il dibattito su quale sia stato l’esatto percorso seguito dai quasi 50.000 uomini guidati da Annibale ha coinvolto storici di ogni epoca.

Un recente studio, coordinato dalla York University di Toronto, ha individuato il punto di passaggio nel Colle delle Traversette, un valico che divide l’Italia dalla Francia nel gruppo del Monviso. I ricercatori guidati dal prof. William Mahaney hanno identificato in strati di terreno a circa 30 cm di profondità depositi di letame riferibili al passaggio di un grande numero di cavalli (per la presenza di Clostridia, batteri caratteristici delle feci equine) che le analisi al radiocarbonio hanno datato proprio al 200 a.C. circa.

Qui l’intervista al prof. Mahaney realizzata dal quotidiano “La Stampa”. Per chi volesse approfondire gli aspetti scientifici: W. Mahaney et Al., Biostratigraphic evidence relating to the ave-old question of Hannibal’s invasion of Italy: I, History and geologica reconstruction; II, Chemical biomarkers and microbi segnature, Archeometry, 2016.

Nel frattempo, però, proviamo, a chiudere gli occhi per un attimo. E ad immaginare quella colonna di fanti, cavalieri ed elefanti marciare a fatica attraverso impervi sentieri di montagna. Che si tratti del Moncenisio o del piccolo San Bernardo come sembrerebbe suggerire Polibio, del Monginevro come proposto da Tito Livio, o del Colle Clapier, o del Colle delle Traversette, non è poi così importante. Ciò che rende unico questo particolare momento della Storia è la ferma convinzione di Annibale nella sua strategia, e la fiducia indissolubile dei soldati nel loro comandante.  Quando la prima cinta di mura che li separava dall’Urbe, quella naturale, venne superata nonostante la neve, il freddo e gli strapiombi la rendessero apparentemente inaccessibile, davanti ai loro occhi, oltre la pianura del Po, si apriva la strada per Roma…

Immagine: William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, olio su tela, 1812.
Immagine: William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, olio su tela, 1812.

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