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Il valico della Alpi attraverso il Colle delle Traversette.

Il valico delle Alpi da parte dell’esercito cartaginese è, probabilmente, uno degli episodi più conosciuti – e affascinanti – della Storia antica. Tanto che il dibattito su quale sia stato l’esatto percorso seguito dai quasi 50.000 uomini guidati da Annibale ha coinvolto storici di ogni epoca.

Un recente studio, coordinato dalla York University di Toronto, ha individuato il punto di passaggio nel Colle delle Traversette, un valico che divide l’Italia dalla Francia nel gruppo del Monviso. I ricercatori guidati dal prof. William Mahaney hanno identificato in strati di terreno a circa 30 cm di profondità depositi di letame riferibili al passaggio di un grande numero di cavalli (per la presenza di Clostridia, batteri caratteristici delle feci equine) che le analisi al radiocarbonio hanno datato proprio al 200 a.C. circa.

Qui l’intervista al prof. Mahaney realizzata dal quotidiano “La Stampa”. Per chi volesse approfondire gli aspetti scientifici: W. Mahaney et Al., Biostratigraphic evidence relating to the ave-old question of Hannibal’s invasion of Italy: I, History and geologica reconstruction; II, Chemical biomarkers and microbi segnature, Archeometry, 2016.

Nel frattempo, però, proviamo, a chiudere gli occhi per un attimo. E ad immaginare quella colonna di fanti, cavalieri ed elefanti marciare a fatica attraverso impervi sentieri di montagna. Che si tratti del Moncenisio o del piccolo San Bernardo come sembrerebbe suggerire Polibio, del Monginevro come proposto da Tito Livio, o del Colle Clapier, o del Colle delle Traversette, non è poi così importante. Ciò che rende unico questo particolare momento della Storia è la ferma convinzione di Annibale nella sua strategia, e la fiducia indissolubile dei soldati nel loro comandante.  Quando la prima cinta di mura che li separava dall’Urbe, quella naturale, venne superata nonostante la neve, il freddo e gli strapiombi la rendessero apparentemente inaccessibile, davanti ai loro occhi, oltre la pianura del Po, si apriva la strada per Roma…

Immagine: William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, olio su tela, 1812.
Immagine: William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, olio su tela, 1812.

#LoSguardodiAnnibale #EdizioniEfesto

Roma-Lazio 1-3. SPQR.

 

La portavamo scritta sulla maglia la sintesi dell’ennesima delusione della stagione.

4 lettere d’oro su sfondo rosso sfoggiate come un vanto e pesanti come macigni.

Retorica spavalda di Popolo e Senato. Di Quiriti e Latini. Di imperatori e barbari invasori. Arrogante  ostentazione di una Eternità presupposta. Tutta nostra, e solo nostra. Che se funzionasse davvero così, il Panathinaikos avrebbe più Coppe dei Campioni del Real Madrid.

4 lettere d’oro su sfondo rosso, invalicabili come l’Everest.

Simbolo di come, credendo d’essere il Barcellona, finiamo per fare a malapena la figura dell’Espanyol.

Uno Stadio fatto bene, dicono.

Dunque. “Sì allo Stadio della Roma” ha annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Provo ad immaginare un fantomatico dialogo tra l’Amministrazione di Roma Capitale (per semplificare M5s) e i proponenti (Parnasi e Pallotta, per semplificare P&P).

M5s: Sì allo Stadio, ma noi vogliamo #UnoStadioFattoBene. Non questo progetto, in cui ci sembra che il premio di cubature sia eccessivo, sia un regalo! Quindi sì allo Stadio ma via le torri!

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi sì allo stadio ma via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park!

P&P: Ok, via le cubature nel business park!

M5s: Quindi, sì allo stadio ma con l’inserimento nel progetto della bioarchitettura!

P&P: Ok, via il cemento e dentro legno e fotovoltaico.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e migliaia di click sul blog.

Riavvolgiamo il nastro.

“Sì allo Stadio della Roma” hanno annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Adesso però propongo una seconda versione dello stesso ipotetico dialogo. Concedetemi l’artificio letterario.

P&P: Per il sì allo Stadio siamo disponibili a seguire le richieste del Comune, che vuole #UnoStadioFattoBene e ritiene che il premio di cubature concesso dalla precedente Amministrazione sia eccessivo.

M5s: Quindi via le torri di Libeskind?

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park?

P&P: Ok, tagliamo le cubature.

M5s: Quindi inserimento nel progetto di bioarchitettura, alberi sui tetti?

P&P: E bioarchitettura sia! Se vi piace pure cartapesta e marzapane.

M5s: Quindi priorità alle opere utili alla città?

P&P: Certo. Messa in sicurezza dell’area di Decima e al potenziamento della ferrovia Roma-Lido!

M5s: Ma quindi sarebbero 200, no dico, DUE-CEN-TO, milioni in meno di “oneri”?

P&P: Perfetto, grazie. Allora sarebbero 200 milioni in meno di opere pubbliche.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e lunedì aspettiamo le quotazioni in Borsa.

Siamo sicuri di chi abbia vinto?

Intesa Comune Stadio della Roma Tor di Valle

Energia dall’immondizia.

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Sia chiaro, quella di Libero è immondizia. Immondizia generata, peraltro, da allusioni altrettanto nauseanti (da 0’33” dell’ormai famoso audio de La Stampa, qui) dell’assessore Berdini.

Facciamo bene ad indignarci tutti.

E fanno bene ad indignarsi i vertici, i deputati e i consiglieri del M5s.

Ma anche questa immondizia potrebbe rivelarsi utile. Potrebbe scatenare un insperato effetto biodigestione e produrre energia pulita. Magari, da domani, qualcuno tra le fila delle inossidabili milizie social pentastellate, tra i fedelissimi del “ma i Tg non lo dicono”, tra gli adepti del “Fate girare!”, quando dai siti della galassia Casaleggio riceverà la nuova bufala sulla Boldrini o il nuovo fotomontaggio sulla Boschi da “condividere tuttii!!!11!!!” si ricorderà di questa immondizia e di questa indignazione. E causerà un cortocircuito.

O no?