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Milan-Roma 2-1. Ahimè.

Diciamo che la notte ha portato consiglio, e ok tra Alisson e Olsen c’è la differenza che passa tra la Ferrari e la Force India. Pastore è quanto di più diverso si possa immaginare (non solo per il look) da Nainggolan. E per la cessione di Strootman all’ultimo secondo utile di mercato, non c’è acquisto di N’Zonzi che tenga.
Ma se per una volta, al posto della riserva (Karsdorp) ti sei potuto addirittura permettere di far entrare la riserva della riserva (Santon) senza attingere alla primavera, a sconsiderati adattamenti o a irripetibili madonne, non riesco a credere che la colpa della sconfitta e della prestazione ignobile contro un Milan mediocre (perchè diciamocelo, bellini Leonardo, Kakà e Maldini in tribuna, pittoresco Gattuso in panchina, elegante il presidente Scaroni, ricchissimo il fondo Elliott, ma il Milan esprime un calcio mediocre) sia colpa solo del mercato.
E non di un modulo assurdo (3-4-1-2), con così tanti giocatori fuori ruolo (e in alcuni casi anche fuori condizione) che al termine delle sostituzioni e dei progressivi aggiustamenti (3-4-3 e poi 4-2-3-1) te n’è addirittura avanzato uno. E hai finito (un’altra volta) con Schick esterno destro, fuori ruolo, fuori condizione, fuori proprio dalla partita.
Ora, la Roma si sarà pure indebolita, per carità, lo vedremo nelle prossime giornate. Ma non mi pare che il problema – ahimè – sia solo quello.

Torino-Roma 0-1. Qualche anno fa…

Fischio d’inizio.

Qualcuno ha ripreso a chiamare De Rossi “il morto con la fascia” e “Capitan Birretta”.

Intervallo.

Qualcun altro ha iniziato a parlare delle “stecche di Monchi” (e a storpiarne il nome in Mongo, Monco…).

Fischio finale.

Qualcun altro ancora, non potendo più definire Justin Kluivert “il nuovo Iturbe”, non ha esitato a descrivere Pastore come “il nuovo Adriano”.

E’ il 19 Agosto, si è giocata la prima giornata di campionato, e abbiamo vinto 0-1.

Qualche anno fa avremmo prenotato i posti al Circo Massimo.

Roma-Liverpool 4-2. Ma non fia per questo che da codardo io cada…

duello Ettore e Achille

Sì, è vero. Poteva finire meglio.

Avremmo potuto commettere qualche errore in meno, e chissà adesso di cosa staremmo parlando. E’ vero.

Ma per noi, abituati a esaltarci per imprese compiute a metà, per noi che abbiamo dato le sfumature dell’epica a illusioni crudeli, alla zampata di Voeller col Broendby, al goal di Giannini contro lo Slavia Praga, al sinistro di Guigou e ai riflessi di Antonioli sotto la Kop, alle rincorse di Diamoutene contro l’Arsenal, questa è stata una Champions League esaltante.

E se a cadere, dopo Atletico Madrid, Chelsea, Shakhtar Doneskt e Barcellona, dovevamo proprio essere noi, beh, allora va bene essere caduti così. A casa, davanti a tutta la nostra gente, lottando fino all’ultimo respiro contro l’avversario di sempre. Circondati da un alone di bellezza e gloria.

Come Ettore, sotto i colpi di Achille.

Ma non fia per questo

che da codardo io cada: periremo,

ma gloriosi, e alle future genti

qualche bel fatto porterà il mio nome.

Iliade XXII, 304-305. traduzione di Vincenzo Monti.

I muscoli del Capitano. Roma-Barcellona 3-0.

 

Guarda i muscoli del Capitano, tutti di plastica e di metano,
guardalo nella notte che viene, quanto sangue nelle vene.
Il Capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero fuma la pipa,
in questa alba fresca e scura, che rassomiglia un po’ alla vita…

[Francesco De Gregori, I muscoli del capitano, “Titanic”, 1982]

23 Dicembre 2017 – 28 gennaio 2018. Dalla tempesta allo tsunami.

Da Juventus-Roma a Roma-Sampdoria. Sei partite, tre punti. Un ruolino da naufragio.

Che la società abbia fatto un disastro annunciando – urbi et orbi – di aver messo in vendita Dzeko e Emerson Palmieri è assodato. Per me ancora più disastroso è aver armato tutto ‘sto casino e poi non solo non aver fatto la tanto decantata “rivoluzione” annunciata da Monchi (qui), ma essere anche rimasti con in mano un pugno di mosche. Cioè con la più classica delle plusvalenze (Palmieri, e vabbè, ma per guadagnare dalla sua cessione non serviva certo un genio) e il più scontato dei buchi in rosa. Perché mi pare evidente che se a Kolarov prende la febbre, a sinistra ci finirà Juan Jesus. O tutt’al più un terzino adattato (Aleix Vidal?), preso comunque per giocare a destra e alzare Florenzi.

In questo contesto Di Francesco ha definitivamente smarrito una rotta già individuata a stento. Insistendo su un 4-3-3 per cui mancano gli uomini (esterno a destra d’attacco, intermedio e, in parte, regista) e che non valorizza i talenti – chiamiamoli così – in rosa (Nainggolan e Dzeko su tutti). Segnale allarmante di mancanza di esperienza (o di “malizia”) e, soprattutto, di “spessore”. Così come snocciolare statistiche in conferenza stampa come fossero risultati e/o mettere in campo il baby Antonucci come fosse un amuleto.

Detto questo, esonerare Di Francesco adesso sarebbe – ahimè – un errore. Più che altro per mancanza di alternative. Perché diciamocelo chiaro, sulla piazza ci sono Luis Enrique, Ancelotti, Blanc e Ranieri. I primi tre volano ad altre quote. Col quarto abbiamo sfiorato uno scudetto, è vero. Ma prima che si cominci a farneticare di nuove spericolate rimonte è bene ricordare che in quella stagione al suo fianco, in società, c’era un certo Gian Paolo Montali. Dirigente di un livello che a Roma non s’è più visto. Quindi, prima di millantare altri giri di vite, sarebbe il caso di correre in Cina da Fabio Capello, ad esempio, e consegnargli le chiavi di Trigoria. E poi vediamo se con un Direttore Generale come lui tutti i giorni a bordo campo, i comportamenti dei calciatori (protagonisti di questo scempio al pari di società e allenatore, sempre pronti a tirare i remi in barca al primo accenno di mareggiata) durante le vacanze sarebbero ancora “non professionali”.

E’ vero che, citando il sommo Stefano Benni, dopo l’errore di Schick in Juventus-Roma avevo scritto che abbiamo sempre mangiato pane e tempesta. Ma avevo scritto tempesta. Non tsunami. E che c***o.