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Una strategia patetica.

Parlare di migranti e di accoglienza sui social network è complicato anche per gli esperti e per i giornalisti più preparati. Farlo attraverso un’info-grafica di venti parole è un’impresa ardua anche per lo spin doctor più smaliziato. Perchè semplificazione dopo semplificazione, sintesi dopo sintesi, correzione dopo correzione, il rischio di scrivere una cazzata diventa enorme. E se scrivi una cazzata, il rischio che non sia neanche originale, ma sia già il cavallo di battaglia di qualcun altro è enorme. E se la cazzata è “aiutarli a casa loro” allora è praticamente certo, oltretutto, che quel qualcun altro non sia un genio.Inseguire il M5s sulla strada del “condividiamo-condividete-dacondivideretuttii!!11!!” non è strategico, è patetico. Perchè nonostante tutto la differenza la fanno, la devono fare, e la faranno, i contenuti. E i princìpi. Anzi, soprattutto i princìpi. 

Non i “like”.

La pubblico.

La pubblico, per me.

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Per fermarmi a pensare. Mi sembra quasi di sentirlo, il rumore del mare. E quello dei passi attutiti dalla sabbia. Mi sembra di vederli, i gesti cauti di chi ha dovuto recuperare quel corpicino. Preso in braccio. Una mano a sostenerne le gambe e l’altra, si può intuire, a sorreggerne il viso. La pubblico perché sembra una “Pietà” questa foto, nell’accezione meno artistica e più disperata.

La pubblico per impormi di pensare a lui. Aylan Kurdi. Che con la mamma e il fratello più grande Galip provava a raggiungere la Grecia, da Kobane.

La Grecia. Quel paese che poteva pure fallire, e tanti saluti.

Da Kobane. Quella città che ha resistito, combattuto e respinto l’Isis mentre noi, l’Occidente, ci scandalizziamo ad ogni gola tagliata, ad ogni tempio distrutto, ma poi rimaniamo a guardare.

La pubblico per fermarmi a pensare a un bambino, uno qualsiasi, di tre anni. Per cui Renzi, Merkel, Junker, Euro, sono solo parole senza senso. Ma che conosce bene miseria, morte e guerra.

La pubblico per me. Ma se si volessero fermare a pensare anche quelli che si sgolano a chiedere ruspe, respingimenti e cannoni, quelli del rimandiamoli a calci a casa loro, quelli del je pagamo pure er telefonino, quelli del gli diamo 100 euro al giorno mentre gli italiani muoiono di fame, quelli del li mettono nelle ville e negli alberghi a 4 stelle, quelli dei link da notixweb, non sarebbe tempo sprecato.

Perché Aylan Kurdi, morto annegato mentre cercava di raggiungere la Grecia da Kobane, ci dà ancora una volta la possibilità fermarci a pensare, e di smettere di fare schifo.

L’anti-austerità secondo Ponzio Pilato.

Ricorrendo al referendum popolare, Tsipras di fatto rimette nelle mani dei greci la scelta sulle proposte dell’Eurogruppo. Chiama cioè a pronunciarsi su una questione di rilevanza internazionale un popolo “affamato”, spaventato e (per carità, senza offesa) sprovvedutamente avvampato dai toni enfatici che il Premier e la sua spalla Varoufakis usano abilmente per mascherare l’indecisione e la debolezza dimostrate nelle trattative con i partner europei. Insomma, quello che si dice un “rivoluzionario” con gli attributi.
Mi ricorda qualcuno.
Ah sì, Ponzio Pilato. La tradizione non lo ricorda un granché bene…

Col cuore a Kobane.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/28/foto/kobane_le_prime_immagini_della_citt_liberata-106002535/1/?ref=HREC1-9#1

Zerocalcare, Con il cuore a Kobane. Internazionale 16/22 gennaio 2015.
Zerocalcare, Con il cuore a Kobane. Internazionale 16/22 gennaio 2015.

“Se anche stanotte durasse cent’anni..

staremo svegli abbracciandoci al buio

il nemico è alle porte della nostra città.

Se anche stanotte durasse cent’anni..

staremo in piedi abbracciati ad un sogno

che ha una scritta sul volto

da qui non si passerà.”