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Roma-Chelsea 3-0. L’ambiente romano ha sempre ragione.

L’ambiente romano ha sempre ragione.

Sarebbe stato bello – per una volta – vedere i difensori riuscire a reggere l’urto, fisico e tecnico, di attaccanti del calibro di Morata, Hazard, Pedro e Batshuayi.

Sarebbe stato bello – per una volta – vedere il centravanti lottare e fornire assist ai compagni, proteggere la palla e caricarsi sulle spalle la squadra nei momenti di difficoltà.

Sarebbe stato bello – per una volta – vedere gli esterni d’attacco concretizzare le occasioni e poi riprendere umilmente a spremersi in un estenuante lavoro di copertura.

Sarebbe stato bello – per un volta – vedere i subentrati calarsi subito nel clima della partita, pronti a sacrificarsi e aiutare i compagni negli ultimi minuti di “battaglia”.

Sarebbe stato bello – per una volta – viverla e non solo sognarla una “notte di coppe e di campioni”.

Invece eccola, l’mmagine emblematica della mattanza messa in atto ieri sera dai Blues sul campo dell’Olimpico.

Soccer: Champions League; Roma-Chelsea

Daniele De Rossi, la barba lunga a coprire la cicatrice sul volto e le occhiaie a testimoniare la conclamata abitudine a nottate trasgressive, dopo l’ennesima prestazione orribile (d’altra parte, sono almeno dieci anni che ha smesso di giocare…) cerca conforto nel compagno di squadra Federico Fazio, lento, tecnicamente sgraziato e tatticamente inadeguato per essere il leader di una difesa a 4.

Eh sì. L’ambiente romano ha sempre ragione.

 

Roma-Atletico Madrid 0-0. Giochiamocela!

roma-atletico-madrid

Che meraviglia le serate di Champions League. Il calcio che conta, i riflettori, la sigla (anche se in fondo si capisce solo “the chaaaampioooons”). L’atmosfera tesa del big match, la consapevolezza di calcare palcoscenici prestigiosi, la voglia di confrontarsi con squadre che a queste sfide, a questi impegni sono praticamente assuefatte. E chissenefrega che ci poteva pure capità un girone migliore. Questo è. E allora, giochiamocela.

E ce la giochiamo. Pronti via, Bruno Peres galvanizzato dalla suddetta atmosfera (che evidentemente mai avrebbe pensato di respirare) galoppa sulla fascia in un portentoso coast-to-coast. Manco fosse Zappacosta. E infatti non lo è. Perciò, pallone perso, contropiede, cross teso al centro, Saul spara una legnata angolatissima dai sedici metri e i fantasmi di Bayern Monaco, Barcellona e Manchester United ci appaiono davanti agli occhi tutti in un colpo solo, di botto.

Però…

Però il pallone sfiora il palo e va fuori. Sono passati 2’36”, e davanti agli occhi c’è già passato tutto il film delle ultime performance europee.

0-0. Giochiamocela. E ce la giochiamo. Neanche il tempo di smadonnare per un tiro di Nainggolan che Oblak ferma con mignolo e rotula ( e culo!) che Koke si materializza solo al centro dell’area. Tiro incrociato a superare Alisson.

Però…

Però Manolas in scivolata respinge praticamente sulla linea. Batti e ribatti in area, l’urlo SPAZZAAAA viene avvertito anche sulla Stazione Spaziale Internazionale, e alla fine il sospiro più che di sollievo è di incredulità.

0-0. Giochiamocela. E ce la giochiamo. Dzeko e Defrel si liberano in area, e si cimentano nel tiro al parabrezza delle macchine parcheggiate su Lungotevere Cadorna (il primo) e in un surreale passo di tip-tap con tragicomico scivolone finale (il secondo). Ma ce la giochiamo. Griezmann, Saul e Koke a turno bullizzano Bruno Peres. Vietto pescato in verticale ripresenta a velocità supersonica davanti ad Alisson e scucchiaia con irrisoria facilità.

Però…

Però il portiere brasiliano stasera è in versione “tirate-come-ve-pare-tanto-le-prendo-tutte”. Che se lo vedessero a Seul je chiederebbero de parà pure i missili di Kim Jong-un. Scatto di reni, pallone deviato con la punta delle dita, isteriche reazioni di gioia.

Alisson Becker Roma-Atletico Madrid

0-0. Giochiamocela.

Giochiamocela con la difesa a 3, però. Anzi a 5, ancora meglio. Che è il 70 esimo e da 25 minuti non superiamo la metà campo. Dentro Fazio per Defrel (peccato perché il ragazzo nella danza acrobatica stava facendo bene) e tutti dentro l’area. La nostra.

Giochiamocela. Alisson fa pure il libero (e peraltro lo fa molto meglio di Juan Jesus), Nainggolan c’ha talmente tanti crampi che per fasciargli i quadricipite ci vuole una benda con cui una persona normale a carnevale si farebbe la maschera da mummia, Strootman, De Rossi, Kolarov e Bruno Peres (che te lo dico a fare?) inseguono a stento Ferreira Carrasco, Correa e Saul. Che al 92′ tira. Miracolo. Tira di nuovo. A porta vuota.

Però.

LDAPOST della domenica. Inter-Roma 2-1. E’ ‘no scherzo.

Daje su. Non può esse’ che ‘no scherzo.

Non può che esse ‘no scherzo che una squadra voglia davvero anda’ in Champions League con Ibarbo, Holebas, Cole, Yanga Mbiwa e compagnia cantante.

Non può esse che ‘no scherzo che il miglio esterno d’attacco della squadra sia mortificato nel ruolo di terzino destro per scelta tecnica. E che con queste scelte tecniche si sia pensato di vince lo scudetto e passà il turno di Champions (prima), arrivà secondi e far bene in Europa League (poi), e se finisca per attaccasse ai preliminari (forse) e conseguentemente ar c***o (probabilmente).

Non può esse che ‘no scherzo che il migliore della Roma sia, dall’inizio dell’anno, uno che per quattro anni s’è salvato (a stento) col Cagliari.

Non può esse che ‘no scherzo che un direttore sportivo (che – porca vacca – in televisione pare un senzatetto) per rinforzare la squadra abbia comprato Doumbia. E allora non può esse che ‘no scherzo, che Francesco Totti sia costretto a fa ‘ste figure de merda.

No, tutto questo non può esse vero.

E quindi è ‘no scherzo.

O no?

LDAPOST della domenica. Il cazzotto di Tyson.

5 rapide considerazioni sulla Champions League, per quanto permettano i rodimenti di c**o e le p***e che girano ancora vorticosamente.

1) L’intensità decisiva che la Roma riesce ad esprimere in Italia, in Europa è la normalità. Se poi anche in campionato quella stessa intensità la esprimi a sprazzi, in Europa dopo un’ora cominciano a girarti intorno a velocità tripla.

2) La quantità di leggerezze in fase di impostazione o (ancora più grave) di disimpegno sono il segno raccapricciante di una squadra deconcentrata. Che “non sta sul pezzo”.

3) Florenzi come terzino destro ha fatto il possibile. In fase offensiva anche qualcosa più del possibile, ma in fase difensiva ha mostrato tutti i limiti della soluzione d’emergenza. La carenza di giocatori di alto profilo sulle fasce temo possa essere decisiva.

4) Capitolo Rudi Garcia. Raramente si è vista tanta confusione nella gestione della partita.

La Roma evidentemente non è in grado di abbassare i ritmi della partita a proprio piacimento. Non ci riesce con l’Atalanta, non ci riesce con il CSKA.

Sostituzioni completamente sbagliate, nei tempi e negli uomini. Strootman, aldilà dell’erroraccio poi risultato decisivo, non è pronto. Probabilmente è più un limite mentale che fisico, ma inserirlo in quel contesto è stato un disastro (soprattutto poi se a cedergli il posto è Nainggolan, il migliore). Gervinho non può pretendere di ricevere il pallone tra i piedi e non sulla corsa. Qualsiasi altro giocatore con questo atteggiamento sarebbe stato sostituito molto prima (o tenuto direttamente in panchina).

In Europa si vince con la tattica e con la qualità tecnica. E visto il livello infimo del campionato, anche in Italia. Il mister deve ricominciare ad inventarsi qualcosa, partita dopo partita. Perchè la Roma non ha ancora uno spessore tale da poter essere sempre la stessa contro qualsiasi avversario. Io dico 4-2-3-1 con De Rossi, Keita; Florenzi, Totti, Gervinho (Iturbe); Ljajic.

5) Capitolo portiere. Non tiene una palla, non fa un rilancio giusto. E, soprattutto, non esce più. L’Atalanta lo ha (e di conseguenza “ci ha”) graziato due volte. In Europa, invece, il cazzotto, se possono, te lo danno. A prescindere che siano “pesi massimi” (Bayern Monaco) o “pesi leggeri” (CSKA). Il goal ieri non è solo suo, ma è anche suo. E della catena con cui si lega alla linea di porta.

Per il resto, mi sembra sia tutto a posto…