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Apertura, chiusura o bluff?

Primo giro di consultazioni.

Mattarella: “Nessuna intesa, serve tempo”.

I due interlocutori indicati dal M5s per l’eventuale formazione di un governo con Di mio premier sono la Lega o il Pd. Cioè due visioni diametralmente opposte del paese, dell’Europa, del futuro. Bizzarro, sicuramente. Non scandaloso. Cercare – e creare – una maggioranza in parlamento è il cardine della nostra forma di governo (che poi negli ultimi 5 anni il M5s sulla questione la pensasse molto diversamente è un dato di fatto, ma magari è un buon segno…).

Comunque. Al netto delle considerazioni personali (le mie, che al momento confermo, sono QUI), credo che non sarebbe affatto scandaloso se nel Partito Democratico si ragionasse apertamente e concretamente sulla possibilità di appoggiare il M5s condividendo un programma di governo fatto di alcuni (non troppi, possibilmente) punti specifici. Così da poter “toccare palla” su questioni in cui l’alternativa deriva fascio-leghista sarebbe drammatica, anziché rimanere al centro di uno scatenato “torello”.

Questo sarebbe lo scenario ideale. Poi, però, c’è la realtà. Che suggerisce qualche interrogativo in più.

Il risultato elettorale del Partito Democratico quanto consentirebbe di orientare l’operato del governo? Della serie: quanto conterebbe e/o quanto sarebbe in grado di contare il Pd nelle scelte “pesanti” (economia, politica esterna, diritti)?

Il Partito Democratico ha, in questo momento, la forza politica per non rimanere vittima della sua stessa (eventuale) fermezza? Della serie: quando la Casaleggio & Associati gli addosserà la colpa di un insuccesso o di un’eventuale crisi di governo, il Pd avrà la forza politica per “combattere”?

Il Partito Democratico ha espresso una classe dirigente dalla schiena tanto dritta da far cadere il governo alla prima “sbandata” fascio-populista del M5s?

Tutto sembra indicare la strada dell’opposizione.

Però.

Se la strategia del M5s, con i continui cambiamenti di opinione e di tono, con la continua alternanza di aperture e chiusure, fosse quella di obbligare il Partito Democratico a scegliere “l’Aventino”? Se l’obiettivo fosse “l’estinzione” del Pd, affinché la prossima (non lontanissima) tornata elettorale diventi un ballottaggio tra M5s e centrodestra? Se fosse quello di eliminare dal gioco il Pd in vista della mano decisiva, non varrebbe forse la pena vederlo il bluff?

MiC Card. 5€ per un’idea di città.

Esedra di Marco Aurelio, Musei Capitolini, Roma.
Esedra di Marco Aurelio, Musei Capitolini, Roma.

Il 21 dicembre con un emendamento al bilancio, il Comune di Roma ha stabilito che, dalla primavera del 2018, i residenti potranno usufruire di un ingresso illimitato in tutti i siti del sistema “Musei in Comune” (incluse le mostre in corso di svolgimento) acquistando una tessera annuale al costo di 5€.

I musei interessati dall’iniziativa sono i Musei Capitolini, la Centrale Montemartini, l Museo dell’Ara Pacis, il Museo dei Fori Imperiali – Mercati di Traiano, il Museo di Roma (Palazzo Braschi), il Museo di Roma in Trastevere, la Galleria d’Arte Moderna, i musei di Villa Torlonia, il Museo di Zoologia.

Oltre, naturalmente, a quelli già ad ingresso gratuito: Museo di Scultura antica Giovanni Barracco, la Villa di Massenzio, il Museo delle Mura, la casa-studio dello scultore Pietro Canonica, il Museo napoleonico, il Museo Carlo Bilotti, il Museo di Casal de’ Pazzi e il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.

Questo è il fatto. Nudo e crudo.

Potremmo discutere a lungo – e probabilmente senza venire a capo di nulla – sul concetto per cui la cultura (e con essa i servizi culturali) si debba pagare. Concetto che, in linea generale, condivido da tempi non sospetti sia idealmente che professionalmente. Ma che, in questi giorni, mi sembra essere tornato alla ribalta solo come momentaneo cavallo di battaglia dei detrattori della Giunta.

Oppure potremmo criticare il costo della card. 5€, in effetti, sono pochi. E vista la qualità dell’offerta probabilmente con un costo di 15/20€ la proposta avrebbe avuto ugualmente grande appeal. Ma di certo non sarebbero stati quei 10€ in più a persona a  “fare cassa”.

In entrambi i casi, però, si rischierebbe di perdere di vista il “nocciolo” della questione. Credo infatti che l’iniziativa abbia molto poco a che vedere con la gestione e la riorganizzazione del patrimonio culturale e museale di Roma. E’, indiscutibilmente, un aiuto considerevole per chiunque voglia riappropriarsi dei luoghi che custodiscono la millenaria storia della città senza dover fare i conti con la “partita doppia” ogni volta. Perché, parliamoci chiaro, i musei sono di tutti, ma attualmente non sono per tutti. Qualche esempio? Per i residenti nel territorio di Roma Capitale, infatti, l’ingresso ai Mercati di Traiano, al Museo dell’Ara Pacis o ai Capitolini varia attualmente tra gli 8€ e i 9,50€. Una cifra che già esclude una fetta della società. A cavallo tra l’inverno 2017 e la primavera 2018, le mostre “Traiano. Costruire l’impero, creare l’Europa”, “Hokusai. Sulle orme del Maestro”, “Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento” allestite nei suddetti spazi hanno portato ad un sensibile aumento dei biglietti di ingresso, variabili tra i 13€ e i 16€. La card può quindi essere interpretata come un intervento “sociale”, una restituzione a tutti i romani della costante e completa fruibilità di spazi finora riservati ad una “elite”. E proprio questo rivela la sua natura politica, in aperta e dichiarata contrapposizione con le scelte contestualmente operate dal Governo e in particolare dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali come l’introduzione del ticket per l’ingresso al Pantheon e l’abolizione delle condizioni di riduzione per l’ingresso a musei e aree archeologiche statali (sostituite, ad onor del vero, dalla completa gratuità in occasione della prima domenica del mese).

Ma anche questa analisi è parziale.

Perché l’auspicato (e auspicabile) aumento della partecipazione alla vita culturale della città potrebbe, anzi dovrebbe, essere lo stimolo per lo sviluppo a cascata di altri consumi. Dalla partecipazione alle attività dei professionisti del settore abilitati (aggettivo non superfluo), all’acquisto di libri, al rinnovato interesse per il turismo culturale nelle altre zone della regione. Dirottando così, una cifra più o meno simile a quella attuale (non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un bacino di pubblico – quello dei romani – importante sì, ma non infinito) verso altri soggetti dello stesso settore.

Insomma, sulla decisione possiamo continuare a discutere, e fino al 4 Marzo probabilmente sarà proprio così. Ma se per un lungo periodo è stata rinfacciata al Movimento 5 stelle, e in particolare alla giunta di Virginia Raggi, la mancanza di una visione di ampio respiro della città, della “comunità” (e, allo stesso tempo, “per” la città e “per” la comunità) non si può negare che questa delibera sia una prima risposta.

Una strategia patetica.

Parlare di migranti e di accoglienza sui social network è complicato anche per gli esperti e per i giornalisti più preparati. Farlo attraverso un’info-grafica di venti parole è un’impresa ardua anche per lo spin doctor più smaliziato. Perchè semplificazione dopo semplificazione, sintesi dopo sintesi, correzione dopo correzione, il rischio di scrivere una cazzata diventa enorme. E se scrivi una cazzata, il rischio che non sia neanche originale, ma sia già il cavallo di battaglia di qualcun altro è enorme. E se la cazzata è “aiutarli a casa loro” allora è praticamente certo, oltretutto, che quel qualcun altro non sia un genio.Inseguire il M5s sulla strada del “condividiamo-condividete-dacondivideretuttii!!11!!” non è strategico, è patetico. Perchè nonostante tutto la differenza la fanno, la devono fare, e la faranno, i contenuti. E i princìpi. Anzi, soprattutto i princìpi. 

Non i “like”.

Uno Stadio fatto bene, dicono.

Dunque. “Sì allo Stadio della Roma” ha annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Provo ad immaginare un fantomatico dialogo tra l’Amministrazione di Roma Capitale (per semplificare M5s) e i proponenti (Parnasi e Pallotta, per semplificare P&P).

M5s: Sì allo Stadio, ma noi vogliamo #UnoStadioFattoBene. Non questo progetto, in cui ci sembra che il premio di cubature sia eccessivo, sia un regalo! Quindi sì allo Stadio ma via le torri!

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi sì allo stadio ma via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park!

P&P: Ok, via le cubature nel business park!

M5s: Quindi, sì allo stadio ma con l’inserimento nel progetto della bioarchitettura!

P&P: Ok, via il cemento e dentro legno e fotovoltaico.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e migliaia di click sul blog.

Riavvolgiamo il nastro.

“Sì allo Stadio della Roma” hanno annunciato ieri sera il Sindaco Raggi.

Adesso però propongo una seconda versione dello stesso ipotetico dialogo. Concedetemi l’artificio letterario.

P&P: Per il sì allo Stadio siamo disponibili a seguire le richieste del Comune, che vuole #UnoStadioFattoBene e ritiene che il premio di cubature concesso dalla precedente Amministrazione sia eccessivo.

M5s: Quindi via le torri di Libeskind?

P&P: Ok, via le torri.

M5s: Quindi via il 50% di cubature, di cui il 60% nel business park?

P&P: Ok, tagliamo le cubature.

M5s: Quindi inserimento nel progetto di bioarchitettura, alberi sui tetti?

P&P: E bioarchitettura sia! Se vi piace pure cartapesta e marzapane.

M5s: Quindi priorità alle opere utili alla città?

P&P: Certo. Messa in sicurezza dell’area di Decima e al potenziamento della ferrovia Roma-Lido!

M5s: Ma quindi sarebbero 200, no dico, DUE-CEN-TO, milioni in meno di “oneri”?

P&P: Perfetto, grazie. Allora sarebbero 200 milioni in meno di opere pubbliche.

Annuncio in diretta tv, applausi, sospiri di sollievo (pure il mio NdR), post trionfanti sui social e lunedì aspettiamo le quotazioni in Borsa.

Siamo sicuri di chi abbia vinto?

Intesa Comune Stadio della Roma Tor di Valle

Energia dall’immondizia.

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Sia chiaro, quella di Libero è immondizia. Immondizia generata, peraltro, da allusioni altrettanto nauseanti (da 0’33” dell’ormai famoso audio de La Stampa, qui) dell’assessore Berdini.

Facciamo bene ad indignarci tutti.

E fanno bene ad indignarsi i vertici, i deputati e i consiglieri del M5s.

Ma anche questa immondizia potrebbe rivelarsi utile. Potrebbe scatenare un insperato effetto biodigestione e produrre energia pulita. Magari, da domani, qualcuno tra le fila delle inossidabili milizie social pentastellate, tra i fedelissimi del “ma i Tg non lo dicono”, tra gli adepti del “Fate girare!”, quando dai siti della galassia Casaleggio riceverà la nuova bufala sulla Boldrini o il nuovo fotomontaggio sulla Boschi da “condividere tuttii!!!11!!!” si ricorderà di questa immondizia e di questa indignazione. E causerà un cortocircuito.

O no?