Es mi abuela.

Paracas, Perù. Come tanti gruppi di turisti, più o meno organizzati, siamo in fila dall’alba per salire sulle barche dirette alle Islas Ballestas. I fotografi si sfidano “machisticamente” a chi ha l’obiettivo più grande, i fondamentalisti della videocamera e gli ultras della Go-Pro si guardano in cagnesco. Ovunque, un tripudio di Iphone e selfie-stick.

Appena ci allontaniamo dalla costa, il piacevole fresco della mattina si trasforma in un freddo piuttosto pungente, e il rilassante sciabordio della Bahia de Paracas in onde vere e proprie.

Seduti dietro di me, un ragazzo ed una signora anziana, quasi scomparsa nel giubbotto di salvataggio d’ordinanza. Lui la abbraccia e le tiene lo scialle di lana sulle orecchie, per non farle soffrire troppo il vento. Ad ogni sosta, dopo aver aspettato pazientemente il placarsi dei “reporter”, le indica i leoni marini e i pinguini sugli scogli, i gabbiani e i pellicani in lontananza. Lei strizza gli occhi. Non so se li veda davvero a quelle distanze. Di sicuro, però, si fida di quel dito, e ne segue i movimenti.

Tornati al porto (dopo una manovra di avvicinamento al molo piuttosto complessa, il comandante oltre all’uniforme bianca non è che abbia molto del lupo di mare..), il ragazzo rifiuta in modo deciso l’aiuto di un marinaio. “Es mi abuela”, dice secco. “E’ mia nonna”. E la fa scendere.

E la cosa più bella da fotografare sarebbe stata quel “mi”.

Paracas, Perù, Diario di Viaggio

1 commento su “Es mi abuela.”

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