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Il cielo sopra l’Everest.

David Lagercrantz, il cielo sopra l'Everest, Marsilio.
David Lagercrantz, il cielo sopra l’Everest, Marsilio.

Tra il 10 e l’11 Maggio del 1996, a causa di un’improvvisa bufera di neve e di una serie di gravi errori organizzativi, 8 alpinisti morirono durante il tentativo di ascesa del Monte Everest. La storia del gruppo e della guida, Rob Hall dell’Adventure Consultants, è stata raccontata direttamente da uno dei sopravvissuti, il giornalista Jon Krakauer, inviato della rivista Outside, nel discusso saggio “Into Thin Air”. Libro da cui, nel 2015, è stato tratto il film che ha aperto la 72esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Everest, diretto da Baltasar Kormákur. A questa vicenda, e agli scalatori coinvolti, il libro di David Lagercrantz è chiaramente – e dichiaratamente – ispirato. Nonostante una precisione ai limiti del pedantesco nella descrizione di particolari “minori” (che continuo a ritenere il limite più grande dell’autore) – sono utilissime le precisazioni sulle difficoltà dei percorsi e le spiegazioni mediche, molto meno i dettagli sull’abbigliamento o alcune digressioni topografiche – e nonostante alcune pagine ricordino in modo eccessivo (ma forse inevitabile) le inquadrature del film, Lagercrantz ha costruito un avvincente thriller psicologico, in cui personaggi, avvenimenti e circostanze si intersecano creando una serie di altrettanto avvincenti sottotrame. Metro dopo metro, il progressivo, faticoso, lentissimo avvicinarsi alla vetta corrisponde al rapido e inarrestabile precipitare verso gli istinti più turpi dell’animo umano. Pagina dopo pagina la cattiveria della montagna diventa inesorabile e implacabile risposta alla presunzione e all’arroganza umana.

Negli occhi di chi guarda.

Marco Malvaldi, Negli occhi di chi guarda, Sellerio.
Marco Malvaldi, Negli occhi di chi guarda, Sellerio.

Due omicidi, una tenuta isolata immersa nella natura tra il mare e la campagna, tanti moventi e altrettanti sospettati. Gli elementi per il più classico (e scontato) dei gialli estivi ci sono tutti.  A renderlo, invece, un romanzo ironico e originale è la capacità di Malvaldi di caratterizzare – sempre in modo esasperato, ma mai esasperante – e rendere irresistibili i personaggi, principali e secondari, che prendono parte alla vicenda. Piergiorgio (medico genetista) e Margherita (filologa e archivista); i gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, identici nell’aspetto e opposti nella vita; l’anziano e scorbutico tuttofare Raimondo, uscito dal manicomio solo grazie alla legge Basaglia. E poi l’architetto con la sindrome di Tourette, l’addetto alle pulizie polacco e devotissimo alla Santa Vergine di Czestochowa (convinto di incontrare il demonio pure nel bagno), la coppia di celebri musicisti ormai in pensione e il meccanico di Formula 1 in pausa tra un Gran Premio e l’altro.  In un continuo alternarsi di incontri, scontri, riavvicinamenti e regolamenti di conti  che rendono la ricerca del colpevole il pretesto perfetto per vedere fin dove può spingersi una così variopinta galassia di persone.

Il cuore e l’asfalto

Villeneuve, il cuore e l'asfalto - Paolo Marcacci - Kenness.
Villeneuve, il cuore e l’asfalto – Paolo Marcacci – Kenness.

Non si può parlare di Villeneuve senza citare sorpassi e incidenti, alettoni frantumati, pneumatici scoppiati, sbandate controllate e staccate al limite. Ma per raccontare davvero Gilles Villeneuve, bisogna parlare di emozioni, di sentimenti e di coraggio. Senza perdersi in elenchi buoni per gli almanacchi o in dettagliatissime cronache di piazzamenti, ritiri e vittorie. Senza indugiare eccessivamente sulle manovre ai limiti della follia.

Bisogna parlare di lealtà, di rispetto e di coraggio. Quello per spingere al limite (spesso ben oltre il limite) un bolide rosso in alluminio tubolare e sovralimentato, ovviamente. Ma soprattutto quello necessario a non anteporre mai la gloria al cuore, ai sentimenti, ai principi. Fino a sembrare ingenuo. Fino alla fine. Fino a quella maledettissima “curva del bosco” a Zolder.

Perché raccontare Gilles Villeneuve, vuol dire raccontare l’ultimo degli eroi romantici.

Paolo Marcacci ci riesce molto bene.

1979, Ferrari 312T4, Zandvoort, Gran Premio d’Olanda

Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane.

Il Blues è – tra gli altri – quello di James Carrie, Natalie Merchant, Sena Ehrhardt e Mary Gauthier. Voci giuste per dare “un senso alla tristezza che opprime”. I cuori sono quelli di Marco Buratti, l’Alligatore, Max “la memoria” e Beniamino Rossini. I cui battiti anche stavolta sono quei principi “fuorilegge”, per i quali – e con i quali – affrontare la vita (cercando di sopravvivergli). Edith, la “vecchia puttana” della maîtresse Frau Vieira, è la bellissima prostituta quarantenne donna di cui l’Alligatore si innamora quasi per sbaglio. Giorgio Pellegrini è, ancora una volta, il nemico. Non l’unico, ma quello vero. A sua volta infiltrato, per iniziativa di una spregiudicata funzionaria del Ministero dell’Interno, nella rete della narcotrafficante portoghese Paz Anaya Vega.

Massimo Carlotto, Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane, edizioni E/O.
Massimo Carlotto, Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane, edizioni E/O.

Nonostante torni a personaggi e situazioni consuete Carlotto dimostra una continua capacità di innovare lo stile e la costruzione del racconto. Affidando la narrazione in alcuni capitoli alla voce dei “banditi perbene”, in altri a quella del “mostro” partorito dalla fusione tra rappresentanti di uno stato corrotto e un genio del male e della distruzione. Alternando, così, punti di vista, reazioni e, soprattutto, emozioni. Insomma, un ritorno al noir positivo dopo le perplessità lasciate dal thriller “Il Turista“. Ma tenere ancora una volta aperta la possibilità di un nuovo scontro epico tra l’Alligatore e Pellegrini rischia di far diventare tutto un po’ ripetitivo, di allungare eccessivamente il brodo, facendo scemare la voglia di vedere i personaggi andare, definitivamente, “ai resti”. La malinconia dell’Alligatore, lo strazio interiore di Rossini, l’impegno politico così demodé di Max “la memoria”, l’anima marcia e spregevole di Giorgio Pellegrini meritano di tornare a percorrere strade, magari parallele, ma distinte.

MILLENNIUM 5, L’uomo che inseguiva la sua ombra.

Quinto capitolo della serie Millennium, secondo firmato da David Lagercrantz.

recensioni l'uomo che inseguiva la sua ombra, marsilio, 2017, Lagercrantz
David Lagercrantz, L’uomo che inseguiva la sua ombra, Marsilio.

La trama torna, per fortuna, a ruotare attorno ai due personaggi principali della saga. Lisbeth Salander rispetto al volume precedente  (Quello che non uccide, 2015, il primo firmato da Lagercrantz) si avvicina notevolmente alla hacker geniale, enigmatica e affascinante dei tre episodi “originali”. E tratto distintivo di Mikael Blomkvist torna ad essere l’interesse per la verità, più che per la notizia.

La trama è intricata. Ma si dipana progressivamente, come consuetudine, intorno al classico schema: Lisbeth (questa volta inizialmente in prigione) deve fare i conti con il suo passato e, con l’aiuto di Blomkvist, contrastare quelle forze oscure che lo vogliono, e la vogliono, distruggere. E questo comincia ad essere un problema. Perché Lagercrantz, pur dimostrando maggiore attenzione verso i due personaggi fondamentali (e quindi correggendo astutamente il tiro rispetto “Quello che non uccide”, particolarmente criticato dai sostenitori più accaniti della serie per l’eccessivo distacco dimostrato), non riesce a nascondere una sostanziale mancanza di identità. Il thriller è ben modulato (la prima parte, ambientata all’interno della prigione di massima sicurezza di Flodberga tiene incollati alle pagine) con, al suo interno, due storie altrettanto avvincenti (l’omicidio del blogger bengalese Jamal Chowdhury e l’incontro tra i due gemelli Daniel e Leo) e Lagercrantz sembra volersi richiamare allo stile di Larsson (ad esempio nelle lunghe e meticolosissime descrizioni sull’abbigliamento anche dei personaggi più insignificanti o sulla topografia della città). Svolge bene il compito, per carità, ma non dimostra empatia con la storia.