Il sogno di volare.

Carlo Lucarelli, "Il sogno di volare" (Einaudi)
Carlo Lucarelli, “Il sogno di volare” (Einaudi)

Il ritorno dell’ispettrice Grazia Negro lo aspettavo da tanto tempo.

Un personaggio ricco di contrasti, come consuetudine per la penna di Lucarelli. L’aspettavo, l’ispettrice Grazia Negro, dopo Almost blue (che rimane, per me, il più bello tra i thriller di Lucarelli) ed Un giorno dopo l’altro, indagare, tormentarsi e mordersi la guancia, dentro una Bologna profondamente cambiata. Meno vivace, più stanca, più grigia, e (se possibile) più provinciale.

Come in Almost Blue, anche questa volta la trama e i colpi di scena si snodano attorno ai versi di una canzone, Il Sogno di Volare del cantautore Andrea Buffa. Un brano che non conoscevo (sono andato a recuperarlo su youtube) e che in effetti, come racconta lo stesso Lucarelli in questa presentazione, trasmette tristezza, rabbia e disagio. Ma trovo che le parole (e le note) di questa canzone trasmettano anche un amore denso e profondo. Come l’ispettrice Grazia Negro.

La malnutrizione in Italia.

[dallEnciclopedia Medica]. MALNUTRIZIONE: disordine della nutrizione. Può essere classificata in due forme: malnutrizione primitiva, in cui si ha un errato apporto alimentare, insufficiente o eccessivo; e malnutrizione secondaria (spesso dipendente da malattie), in cui si riscontrano alterazioni dei processi di digestione, assorbimento, trasporto, immagazzinamento, metabolismo o eliminazione delle sostanze nutritive. La malnutrizione può essere di grado lieve, medio o grave, e può avere durata variabile, con effetti reversibili o irreversibili.

A volte, anche in Italia, la “sindrome da inanizione” causa la morte.

A volte, però, in Italia la “sindrome da inanizione” causa fratture alla schiena, ematomi, lesioni al viso e alla testa. E la morte. A 31 anni. In ospedale.

#chihauccisoStefanoCucchi?

LDAPOST della domenica #5. S’é invecchiato? – Roma-Verona 3-0.

S’é invecchiato. Francesco Totti, dico. S’é invecchiato. Me ne sono reso conto di botto, da un’inquadratura di Sky – dopo l’entrata assassina subita da Jankovic pochi istanti prima della fine del primo tempo – che metteva in risalto le piccole rughe intorno agli occhi.

“Ma come, s’è invecchiato?”. Pensavo questo mentre la Roma era inchiodata sullo 0-0 dal Verona, nonostante percentuali bulgare di possesso palla e una serie di occasioni da goal che nel vortice di inserimenti e sovrapposizioni orditi da Mister Garcia erano state tutte buttate alle ortiche, coerentemente con quanto fatto durante il proyecto asturiano e il disastro boemo.

“Ma come, s’è invecchiato?”. Pensavo questo e contemporaneamente mi rendevo conto di come, accanto a lui, tutto fosse uguale. Intorno a lui si muovono sempre almeno due giocatori pronti a vanificare in modo ridicolo ogni sua invenzione. Ogni sua delizia. E infatti eccoli, Florenzi e Gervinho affannarsi a correre, sbuffare, contrastare, rimpallare, lisciare e sprecare. Eccoli, il nuovo Lima e il nuovo Perrotta, pronti a gettarsi su ogni verticalizzazione e, soli davanti a un portiere già arreso, trovare sempre il modo piu’ spettacolare per sprecare ogni chance.

Mentre i miei pensieri di tifoso sprofondavano – con la costanza delle ultime due stagioni – in intellettualoidi reminiscenze letterarie verso un pessimismo cosmico di leopardiana memoria, qualcosa nell’aria, e nel cielo, cambiava. Il sole d’agosto lasciava spazio al primo leggero venticello di settembre. L’avvicinarsi della sera ricaricava voglia, polmoni e speranze. Anche in campo, evidentemente.

E Strootman dopo aver riconquistato praticamente da terra un pallone perso, lo appoggiava al Capitano che – ad occhi chiusi come sempre – apriva su Maicon. 1-0.

Pjanic scucchiaiava  da 30 metri a fil di traversa. 2-0.

Ljajic partiva in serpentina e sparava una botta all’angolo alla destra del portiere. 3-0.

Con l’equilibrio che mi contraddistingue al pessimismo cosmico sostituivo l’ardore risorgimentale. Nonostante Gervinho, nonostante Florenzi e grazie al Capitano. A cui, diciamoci la verità, le rughe sugli occhi donano il piglio del condottiero di mille battaglie.

PS. È vero, la Roma ha iniziato il campionato in discesa, contro due neopromosse. E altrettanto vero che, negli anni scorsi, con le neopromosse, c’abbiamo perso.

Da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità.

Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia sono personalità talmente note per le loro attività e i risultati conseguiti da considerarsi portatrici di curricula e di doti davvero eccezionali, come attesta il prestigio mondiale di cui sono circondate. In particolare Elena Cattaneo è una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermatasi, la cui scelta ha anche il valore di un forte segno di apprezzamento, incoraggiamento e riferimento per l’impegno di vaste schiere di italiane e italiani di nuove generazioni dedicatisi con passione, pur tra difficoltà, alla ricerca scientifica.

Sono le parole con cui il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha accompagnato la nomina dei nuovi 4 senatori a vita. Quanto è vero.

Io ho sempre forti dubbi sulla nomina di Senatori a vita. Credo sia una carica a cui debbano accedere solo i Presidenti Emeriti della Repubblica. Mi piacerebbe che, per quei cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario – come recita il comma 2 dell’art. 59 della nostra Costituzione – avessero senso quelle altissime onorificenze di cui invece, in Italia, si abusa.

Meglio Abbado di Calderoli, penserà qualcuno. Certo, non c’è dubbio. Ma può bastare la presenza del Maestro Abbado per stimolare questo (o il prossimo) Parlamento a legiferare sulla Cultura? Non è bastata la presenza del Premio Nobel per la medicina Rita-Levi Montalcini  ad evitare che i precedenti governi disastrassero l’istruzione e la ricerca. E la resistenza ai tentativi berlusconiani di scempiare la Costituzione la dobbiamo, come giusto, ai caparbi impulsi del Presidente Emerito Scalfaro, non certo a quelle personalità nominate per meriti in campi artistici e sociali (a cui – sia detto per chiarezza – va tutta la mia stima. Mario Luzi, ad esempio, è stato un poeta eccelso).

Politica (nel senso greco di amministrazione della “polis”, della comunità, per il bene di tutti) possono – anzi, dovrebbero – farla tutti. A tutte le età. In tutti i settori. Per questo se le onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica fossero davvero ristrette alle più grandi personalità del paese nei diversi campi, potrebbero formare quel gruppo di “saggi” (per usare termini in voga di questi tempi) da cui parlamento e il governo possano ricevere stimoli, pareri, e – perché no? – soluzioni. Invece si corre il rischio di svilirne l’importanza, in un agone politico come quello di questa stramaledetta terza repubblica. Improvvisato, impreparato, imbarbarito. Chi non ricorda “le stampelle” che i fascisti de La Destra volevano recapitare a casa della senatrice Montalcini?

Sarà difficile che, in questo contesto, i loro voti e le loro opinioni siano percepite da tutte le parti politiche come super partes e non come ancore di salvataggio per un governo e una coalizione. Starà a loro non cadere in  protagonismi e non prestarsi ad operazioni politiche “spericolate”. Vedremo. Insomma, parafrasando Spider-Man, si potrebbe dire che “da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità”.

Una curiosità. Adesso che – di fatto – è anche un  protagonista della vita politica, Renzo Piano potrà lavorare in Italia in progetti finanziati o cofinanziati dallo Stato o si incorrerebbe nell’ennesimo conflitto di interessi made in Italy?

A viso coperto.

Sono sempre un po’ scettico quando sento parlare contemporaneamente di manifestazioni, di tifo violento, di G8, di celerini e di ultras. Non mi piacciono le semplificazioni. Non mi è piaciuto ACAB (Carlo Bonini, Einaudi), tantomeno la sua versione cinematografica (2012, prod. Cattleya e Rai Cinema), affidata a Sollima sull’onda del successo della serie televisiva Romanzo Criminale. Non mi piacciono le semplificazioni, quindi non mi è piaciuta quella semplificazione delle semplificazioni. Per questo, quando mi è capitato di imbattermi, nel corso di un frenetico zapping serale, in una presentazione di “A viso coperto” (mi sembra nel programma della Dandini) l’avevo ascoltata distrattamente.

"A Viso Coperto" - Riccardo Gazzaniga, Einaudi
“A Viso Coperto” – Riccardo Gazzaniga, Einaudi

Poi, quando in libreria ho iniziato, per curiosità, a sfogliarne le prime pagine, l’ho fatto con la spocchia di chi ha già un giudizio predefinito. Però Sbagliavo. Me ne sono reso conto subito (per fortuna!!). Coinvolgente, dal ritmo serrato,  mai banale. Riccardo Gazzaniga, l’autore,  è un Sovrintendente della Polizia. Conosce, quindi, anche le sfumature di ciò di cui scrive. E infatti l’esperienza e la padronanza del tema si trovano nelle descrizioni delle vicende dettagliate ma mai ridondanti. I personaggi, tratteggiati senza censure anche negli aspetti piu’ negativi, non sono mai ridotti a stereotipi, a “macchiette”. Il libro non va alla ricerca dei “Cattivi” ma – ed è la cosa che ho trovato pi interessante – non definisce i confini all’interno dei quali trovare i “Buoni”. L’odio tra celerini ed ultras non è spiegato, ma è lasciato percepire progressivamente al lettore attraverso i personaggi (le loro storie, i loro caratteri). Il coinvolgimento raggiunge l’apice nelle cronache che i diversi personaggi – ultras, celerini, agenti della digos – fanno dello scontro finale. Scontro dove tutto si mischia e si confonde. E solo al termine della battaglia, quando anche per il lettore si dirada il fumo dei lacrimogeni, si riesce a percepire quanto anche le emozioni piu’ intense, spesso, abbiano la forma dello scontro. Amicizia, paura, amore, coraggio.

“A viso coperto” è bello. Molto. Ed è complesso. Molto.

appunti sparsi, in ordine sparso.