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LDAPOST del giovedìcomefossedomenica #14 – il Dieci – Roma-Chievo 1-0

“Dieci” è un sacco di cose.

A parlar di matematica è il numero naturale che viene dopo il 9 e prima dell’11. È anche la somma dei primi 3 numeri triangolari: 1 + 3 + 6 = 10. E la somma dei primi 3 numeri primi: 2 + 3 + 5 = 10. Nonché la somma dei primi quattro numeri naturali: 1 + 2 + 3 + 4 = 10. È anche la somma di due quadrati, 10 = 12 + 32. È la base della numerazione posizionale decimale. Sempre parlando di matematica, è un numero di Harshad (termine che deriva dal sanscrito “harṣa”, che peraltro significa “grande gioia”…fate voi…).

Secondo Pitagora il dieci era il numero perfetto e costituiva il cosiddetto “Tetraktys”, un quartetto disposto nella forma di un triangolo equilatero che, risultando a sua volta come la somma della successione dei primi quattro numeri, rappresentava i quattro principi cosmogonici.

A scuola è il voto massimo che si può ottenere.

È il numero dell’eccellenza. Infatti nel calcio è il numero dei fuoriclasse, quello di Maradona e Pelè. Di Baggio e del Capitano.

Oggi è anche un numero angosciante. “Ma se è il numero delle vittorie conseguite finora dalla Roma!”, direte voi. Appunto, “che angoscia” dico io.

Il Virus B.

Josefa Idem (Ministro per le pari opportunità, Pd) si è dimessa – giustamente – il 24 giugno, dopo giorni di polemiche sul mancato pagamento dell’Imu e sulla destinazione d’uso di una palestra. A quanto hanno avuto modo di raccontare i mezzi di comunicazioni (stampa e televisione hanno dato grande risalto – ancora una volta giustamente – alla vicenda) si è dimessa anche per l’intransigente volontà del premier Letta (sempre Pd).
Circa un mese dopo, invece, nonostante si fosse all’apice del caso riguardante il dissidente kazako Mukhtar Ablyazov (e la sua famiglia) il vicepremier e Ministro degli Interni Angelino Alfano (Pdl) non si è dimesso affatto. Non si hanno notizie di pressioni del premier Letta per convincere il “collega” di governo a fare il dovuto passo indietro.
Ieri è stato reso noto come il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri si sia “interessata” alla detenzione dell’amica di famiglia Giulia Ligresti (non un cognome a caso..) tramutata, poco dopo, in arresti domiciliari. Un atto umanitario, viste le precarie condizioni di salute della donna. Viene spontaneo pensare siano, pero’, le stesse precarie condizioni di salute di migliaia di altri detenuti, che in carcere ci rimangono eccome.
In un paese civile, con un governo civile, il Ministro della Giustizia oggi si sarebbe dimesso. In un paese civile, con un governo civile, il partito di maggioranza avrebbe imposto (da tempo) al premier un radicale cambio di rotta. Anche sfiduciando il governo e buttando al fiume quelle larghe intese per amor delle quali, invece, sta rinunciando ad ogni principio. Evidentemente il “Berlusconismo” deve essere un virus talmente contagioso da propagarsi nell’aria (il “Virus B”..altro che “The Walking Dead”..) perchè a forza di dividerci le stanze di palazzo Chigi, il Partito Democratico ne sta assimilando il modo irriguardoso di trattare le istituzioni, gli elettori e i cittadini. Intanto, pero’, ci si accapiglia su chi sia il candidato piu’ di sinistra alle prossime primarie.

No porcellum day!

31 Ottobre 2013 - #NOPORCELLUMDAY
31 Ottobre 2013 – #NOPORCELLUMDAY

Il vicepresidente della Camera e deputato del PD Roberto Giachetti è al 24esimo giorno di sciopero della fame. Si batte per affermare la necessità di una riforma elettorale. Oggi, 31 ottobre 2013, si uniscono alla sua protesta contro l’abominio legislativo di Calderoli tantissimi cittadini in tutta Italia attraverso iniziative, dibattiti e digiuni. Tutti uniti dal motto “Noporcellumday, un digiuno contro la nausea di larghe intese e nominati”.

Io sto con @bobogiac!

LDAPOST della domenica #13 – Il regalo di compleanno – Udinese-Roma 0-1.

Domenica era il mio compleanno.

Quando capita in concomitanza di una partita, un regalo dalla Roma me lo aspetto sempre. Nonostante la storia sia – da sempre – avara di soddisfazioni (anche queste minime, semplici, quotidiane) con i tifosi giallorossi. Però m’ero abituato bene negli anni della Roma di Capello, quando per un paio di volte il giorno del mio compleanno s’è giocato il derby. Quei derby senza storia, di cui s’era perso il ricordo nel corso delle rivoluzioni culturali degli ultimi due anni.

A volte, però, un regalo può essere talmente inaspettato da lasciarti senza parole. Senza fiato. A bocca aperta. Così stupito da sembrare deluso. Ecco, il goal di Michael Sheehan Bradley è stato così, un colpo improvviso. Di quelli che o ti fanno impazzì di gioia o te lasciano secco sul divano. Che poi il giorno dopo diventi un trafiletto su “Leggo”, da leggere di fretta in metropolitana mentre si va a lavoro. Aò poraccio, a uno ar go della Roma jè preso un colpo!

Che poi, con il coraggio e la spavalderia che stanno contraddistinguendo la mia annata da tifoso, lo 0-0 me lo sarei preso tutta la vita a inizio partita. Perchè contro le squadre di Guidolin è sempre dura, sarà perchè assorbono l’innata capacità dell’allenatore di suscitare fastidio con quell’insana aria da prete spretato. E me lo sarei preso dopo 4 minuti quando Muriel, che evidentemente con la Roma c’ha un inspiegabile conto in sospeso, ha preso il palo. E alla fine del primo tempo quando Castan e Benatia, con una doppia rovesciata degna di Holly e Benji hanno salvato sulla linea (per onor di cronaca, si trattava del pallonetto piu’ lento della storia del calcio). Me lo sarei preso al 66esimo, quando Maicon prendeva il rosso per un fallo privo di senso. Me lo sarei preso ogni volta che Bergonzi fischiava qualcosa. Me lo sarei preso quando Di Natale, magistralmente servito da Balzaretti (che vojo dì, ancora c’è qualcuno che per spazzare passa la palla in orizzontale!!!), tirava fuori di qualche centimetro. E me lo sarei preso pure all’82esimo se Strootman avesse gestito la palla, se avesse seguito il taglio di Ljajic verso la bandierina, se avesse appoggiato indietro per ricominciare a far girare la palla. Se non avesse visto la capoccia rasata da Marine di Michael Bradley. Se il piattone a giro a uscire dell’americano fosse finito a fil di palo, o avesse intruppato su uno stinco, o fosse finito sul malleolo del portiere.

E invece no. Invece buon compleanno, a me.

L’inferno di leggere “Inferno”.

Nel 2004 il Codice da Vinci mi era sembrato un bellissimo thriller. Intrigante, curioso, ricco di suspence. Un libro “da vacanza, ovviamente. Non un capolavoro della letteratura mondiale, ma una bella idea. Angeli e Demoni mi aveva lasciato…diciamo perplesso, nonostante l’ambientazione romana. Così come mi hanno lasciato perplesso le trasposizioni cinematografiche di entrambi i libri. Con Tom Hanks credibile nel discettare di arte, storia, filosofia e religione come un pinguino nel deserto del Sahara. Ho saltato a piè pari Crypto, la Verità del ghiaccio e Il simbolo perduto perchè ritengo sia altamente improbabile per uno scrittore produrre thriller di livello a scadenza periodica. Se non in casi rarissimi, ai quali non mi sembra appartenere Dan Brown.

Inferno, Dan Brown - Mondadori
Inferno, Dan Brown – Mondadori

Di Inferno mi ha incuriosito, ovviamente, l’ambientazione italiana. Ma se avessi voluto una guida storico-artistica di Firenze credo che avrei potuto trovare certamente di meglio in qualsiasi edicola della stazione di Santa Maria Novella. E in merito alle citazioni del poema di Dante, i libri del liceo sono infinitamente piu’ accattivanti. Se c’è infatti una cosa che non sopporto, anzi che mi fa proprio rabbia, è avere il ritmo della trama spezzato da lunghe descrizioni che, piu’ che parti integranti dell’opera, sembrano essere sterili dimostrazioni di cultura da parte dell’autore. Ecco, il libro è tutto così. Ora, capisco che il personaggio – Robert Langdon – sia un professore di iconologia religiosa all’Università di Harvard, ma trovo comunque altamente improbabile che un docente, per quanto preparato ed esperto, se inseguito da uomini armati vada in giro declamando nozioni sulla bellezza delle architetture che incontra e sulle biografie degli artisti che le hanno realizzate. Il tutto all’interno di una serie estenuante di fughe da Firenze a Venezia, da Venezia a Istanbul, fino poi a Ginevra, durante le quali i cattivi diventano buoni, i buonissimi diventano cattivissimi e i cattivissimi tutto sommato per i buoni un po’ di ragione ce l’hanno.

Insomma, un inferno.