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LDAPOST della domenica #33 – la giusta distanza – Chievo-Roma 0-2.

Alcune partite sono decisive a prescindere dall’avversario che si incontra. Che sia una squadra in lizza per non retrocedere, una di pari livello o piu’ forte, spesso sono le motivazioni a fare la differenza. Che si tratti di uno scontro salvezza, di una sfida-scudetto o una partita fondamentale per l’accesso diretto alla Champions, sono fattori decisivi la grinta, la cattiveria agonistica e, senza dubbio, la capacità dei giocatori piu’ importanti di far valere il tasso tecnico, di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

Poi, se ti mancano giocatori fondamentali in ruoli ancor piu’ fondamentali, se in attacco puoi schierare formidabili velocisti ma un po’ appannati in quanto a realizzazioni e centravanti di grande livello ma reduci da infortuni seri (e quindi evidentemente in ritardo di condizione) si deve ragionevolmente fare a meno dei fronzoli, degli arabeschi, e badare ad avere un assetto tattico solido, convinto e convincente.

Per questo, quando una squadra con queste difficoltà scende in campo con piglio, senza paura, disposta – se necessario – ad accettare la sfida e rispondere colpo su colpo, tiro su tiro, agli avversari (a prescindere dal loro valore) merita applausi quale che sia il risultato.  A volte, poi, capita che al 90esimo segni Joaquin.

E bye bye Napoli.

Perchè intanto la Roma, al Chievo, l’aveva asfaltato. Con semplicità. Con il suo velocista appannato e col suo centravanti appesantito. Nonostante assenze importanti, infortuni e giocatori “riciclati”. Riportando tutto alla giusta distanza: 6 punti. Che poi so’ sette.

Striscione Napoli contro StrootmanAh, e riportando alla giusta distanza pure quello squallido “Kevin crack, godo ancora”. Ma de che (e di chi) stamo a parla’…

Vietato l’ingresso agli zingari. Quando al sonno della politica risponde la pancia.

Il cartello affisso alla vetrina di un negozio in zona Tuscolano a Roma, e ovviamente rilanciato da gran parte dei quotidiani, mi ha lasciato sgomento. Mi ha lasciato sgomento perchè la scritta “vietato l’ingresso agli zingari” ricorda tanto, ma tanto, quel “vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani” che ancora marchia d’infamia un pezzo di storia d’Europa e d’Italia.
vietato l'ingresso agli zingariRicorda tanto quegli atteggiamenti di razzismo diffuso, su cui solo grazie al genio e alla sensibilità artistica di Benigni ne “la vita è bella”, si riesce ad associare un sorriso al groppo in gola.

Giosuè: Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?

Guido: Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là, c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!

Giosuè: Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.

Guido: No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?

Giosuè: I ragni. E a te?

Guido: A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. Oh! E mi hanno rotto le scatole ‘sti visigoti, basta eh!

“Vietato l’ingresso agli zingari” è un affermazione gravissima. Un comportamento da condannare senza mezzi termini e senza mezze misure. Che, come dicevo, mi ha lasciato sgomento. Ma mi ha anche fatto riflettere. Credo infatti che, in modo altrettanto onesto, senza mezze ipocrisie, si debba avere il coraggio di dare, anche ad un comportamento da condannare senza se e senza ma, una seconda chiave di lettura.

Perchè in quella scritta si può leggere anche una richiesta d’aiuto. Di chi, dai comportamenti illegali, irrispettosi e indecenti tenuti e perpetrati costantemente da una percentuale di questi signori (non mi interessa quantificare, che sia l’1, il 30, il 50 o il 90% è lo stesso), è quotidianamente vessato. Da quei comportamenti “minimi” ma costanti, che spesso le istituzioni, la politica o anche le forze di polizia, non prendono nemmeno in considerazione perchè genericamente “non gravi”. Ma che alimentano e fanno sedimentare quel razzismo di pancia che è più pericoloso di mille comizi.
Perchè è vero che recuperare il metallo, o quello che è, nei cassonetti non è grave. Ma forse, per chi ogni giorno trova sporco il marciapiede davanti all’ingresso del negozio dove lavora, è un disagio. Forse, per chi dalle finestre di casa lasciate aperte d’estate, può godere dei miasmi provenienti dai cassonetti lasciati aperti, è un disagio. Crescente.
Perchè è vero che pulire i vetri delle auto ferme ai semafori (peraltro in modo più o meno educato) non è grave. Ma forse, per la donna che ogni mattina, nel traffico, sulla strada tra casa e il posto di lavoro, deve sopportare ad ogni semaforo l’insolenza di chi, con acqua e “lavavetri”, spruzza, sporca e poi – forse – pulisce, il disagio diventa un fastidio. Crescente. Poi però, capita che a questi disagi, a questi fastidi, si sommi la casa svaligiata. E il senso di impotenza, e di resa, che trasmettono i carabinieri quando, come unico consiglio, ti dicono di provare a girare per i mercatini per cercare di recuperare qualcosa. Allora il fastidio diventa un problema. E Grande. Anche per chi, un cartello del genere non l’avrebbe mai neanche immaginato.

Quindi è necessario che di questi disagi la politica, e con essa (e in particolare) la sinistra, si faccia carico. E che gli amministratori smettano di nascondersi dietro i “non hai capito” o “stai sbagliando”. Smettano di bollare la questione con semplicistici “sei di destra” o “sei razzista”. Smettano di sbandierare la parola “integrazione” con quella morale viscida e supponente, quel senso di superiorità etica che, finora, a prodotto scarsissimi risultati sul piano dell’inclusione sociale e enormi danni su quello dell’esclusione. Perchè è proprio chi è vessato da questi comportamenti a sentirsi escluso. E chi si sente escluso risponde di pancia.

Ecco. Perchè a me, sia chiaro, quel cartello fa schifo. Ma le istituzioni, i politici, cosa fanno per evitare che ci sia sempre qualcuno in più spinto ad esporlo?

LDAPOST della domenica #32 – La partita degli Spiriti – Roma-Udinese 3-2.

Che sarebbe stata dura, si sapeva già dalla settimana scorsa. Quando, più che la sconfitta col Napoli, l’infortunio di Strootman aveva gettato oscuri presagi sul futuro della Roma.

Infortunio che ha attirato gli avvoltoi sopra Trigoria, pronti ad accanirsi sui poveri resti del centrocampo giallorosso, convincendo Garcia ad affidare il ruolo fondamentale a poro Taddei: quello di spaventapasseri.

Ma soprattutto, infortunio che ha lasciato scoperta la difesa, con Benatia e Castan costretti a vedersela all’arma bianca con una schiera di indemoniati giocatori friulani lanciati, alla velocità della luce, verso la porta di De Sanctis. ginulfiChe, dal canto suo, trovava una di quelle serate di grazia (che di solito la Roma subisce, consentendo ad un qualsiasi sconosciuto portiere avversario di rovinarci la nottata) e si produceva in una serie di inteventi miracolosi. I più emotivi, alla seconda deviazione decisiva, hanno ceduto alla commozione. Leggende narrano che gli spiriti di Masetti, Cudicini (Fabio) e Ginulfi, abbiano fatto lacrimare le foto appese ai muri dei Roma Club come la Madonna di Civitavecchia.

Anche perché, se De Sanctis parava, il bambino promosso titolare da Padre Guidolin – il predestinato Simone Scuffet – non era da meno. Nonostante i brufoli a tradire l’anagrafe e una pettinatura alla turca degna più di un mediano del Besiktas che di un qualsiasi diciassettenne italiano. Solo che, mentre dopo gli interventi di De Sanctis i difensori della Roma riuscivano, in un modo o nell’altro, a sventare le minacce, dopo quelli di Scuffet il trio Heurtaux-Danilo-Domizzi rimaneva più imbambolato del solito, consentendo a Totti e Destro di fare 2-0.

Risultato che, amministrando con attenzione, avrebbe consentito alla Roma di sfruttare la ripresa per risparmiare un po’ le forze (residue) della rosa (ristretta). Respingendo l’assalto del Napoli col minimo sforzo. Appunto, con un po’ d’attenzione. Quella che avrebbe chiuso la partita e mandato tutti a cena senza la sofferenza di dover vedere prima Pinzi entrare nel taccuino dell’arbitro per un goal e non per un intervento da codice penale, e vincent candelapoi la gioia per il “tiro della vita” di Torosidis smorzata dal “rimpallo della vita” di Basta. Sì, perché mentre lo spirito di Candela possedeva il laterale greco, lo spingeva in progressione sulla fascia e gli consentiva di tirare una botta secca di sinistro a fil di palo, Giovanni Cervonequello del mai dimenticato (e sempre amato) Giovanni Cervone da Bruciano si impossessava di De Sanctis, che concludeva la sua straordinaria partita con una goffa respinta a “pugno moscio” che il centrocampista serbo dell’Udinese non poteva che sfruttare come si trattasse di un calibrato e prezioso assist.

vieri italiacorea3-2. E ultimi minuti a chiappe strette, a vedere Allan e Florenzi, entrambi posseduti dallo spirito di Vieri, sparare alle stelle dei goal già fatti come Bobone (con la sua rinomata sensibilità nel tocco) riuscì a fare negli ottavi del mondiale 2002 contro la Corea.

E 3-2 sia. E sticazzi dell’impenetrabilità difensiva, del turnover e della rosa corta. E se serve, domenica prossima, col Chievo, s’attrezzamo pure per una seduta spiritica.

Gli sputi di Grillo.

Il politico Beppe Grillo, evidentemente come da programma (s’intende, democraticamente condiviso da Casaleggio e altrettanto democraticamente sottoposto all’insindacabile e democratica approvazione della rete), insulta gli elettori del Pd con lo stile inimitabile del comico Beppe Grillo.

Cioè come un comico qualunque. Come un comico da quattro soldi.

Come un comico che in crisi di ispirazione ruba le battute (perchè Berlusconi, almeno come comico, non si faceva pagare) e sbraita sul palco a furia di “caccamerda”.

Come un comico che il 14 Aprile farà tappa a Roma, al Palalottomatica, con il primo caso di comizio politico a pagamento.

Come un comico al tramonto che per attirare spettatori sputa sempre di più, e sempre più in alto.

Solo che, come dice un mio amico napoletano, Nu’ sputà ‘ncielo, ca ‘nfaccia te torna.

Vocabolario per sole persone colte. Molto colte. Pure troppo.

ABBECEDARIO: espressione di sollievo di chi si è accorto che c’è pure Dario.

ADDENDO: urlo della folla quando a Nairobi stai per pestare una cacca.

ALLUCINAZIONE: moto costante del ditone.

BALESTRA: sala ginnica per gente di colore.

CERBOTTANA: cervo femmina dai facili costumi.

CERVINO: domanda dei clienti agli osti romani.

CONCLAVE: riunione di cardinali violenti e trogloditi.

CONTORSIONISTA: ebreo arrotolato su se stesso.

CULMINARE: fare uso di supposte esplosive.

DOPING: pratica anglosassone di rimandare a piu’ tardi.

EQUIDISTANTI: cavalli lontani e sparuti.

EQUINOZIO: cavallo pigro e poco reattivo.

FAHRENHEIT: tirar tardi la sera.

GIULIVA: slogan di chi è vessato dall’imposta sul valore aggiunto.

LATITANTI: poligoni con moltissimi lati.

MAIALETTO: animale sveglissimo.

NEOLAUREATO: macchia della pelle in grado di tenersi sotto controllo da sola (è dottore).

PRETERINTENZIONALE: è un prete che lo fa apposta.

REDUCE: sovrano con tendenze di estrema destra.

SCIMUNITO: attrezzato per gli sport invernali.

SPAVENTO: società per azioni eolica.

SUCCESSO: posizione da toilette.

TEMPOREGGIARE: fare arie andando a tempo (tipico dei tenori poco educati).

UFFICIO: luogo dove si sbuffa.

[Gira su internet, lo so. Ma alcune mi fanno molto ridere.]