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LDAPOST della domenica #39 – Pesce d’Aprile – Roma-Milan 2-0

M’hanno fatto un pesce d’aprile in ritardo.

M’hanno fatto credere che venerdì 25 si giocasse Roma-Milan. Che è sempre stata una partita spettacolare, a prescindere dalla differenza di classifica tra le due squadre. Una bella serata di calcio, quindi, per un giorno di festa.

Eh. Tra due squadre però.

Perchè Roma-Milan e’ stata questo. E questo. Per me è soprattutto questo. Ma è anche una partita che è stata decisa da Gullit, da Shevchenko o da Ibrahimovic. Non da giocatori qualsiasi.

Solo che il 25 Aprile, all’Olimpico, a giocare contro la Roma non c’ho trovato il Milan, ma una squadra di dilettanti.

 

Sullo sport, sui risultati e sul prenderla bene.

Oggi ho fatto le gare di nuoto. So’ arrivato quarto.

Maddai quarto! Bravo! Allora, cercherò di essere chiaro. Lo sport è bello, bellissimo, sempre, però…

..però il Primo spernacchia tutti. Ma soprattutto spernacchia il secondo, perchè lo ha beffato di più.

Secondo e Terzo spernacchiano tutti, dal quarto in giù.

Però il Terzo spernacchia anche il Secondo. Perchè – è vero – sono entrambi sul podio, ma il Secondo è comunque quello che ha perso di più.

Il Terzo, poi, spernacchia anche il quarto. Perchè lui non ha vinto ma è comunque sul podio mentre il Quarto è il primo a non aver vinto proprio niente.

Ma soprattutto il Quinto spernacchia il Quarto, perchè “pensa come rosicavo se arrivavo quarto.

Perciò, morale della favola: se proprio non puoi vince’ l’ideale sarebbe arriva’ terzo. Ma comunque mai – e dico mai – quarto.

25 Aprile.

M’è tornata in mente questa filastrocca di Gianni Rodari.

Che non è esattamente sul 25 Aprile, ma che – per me – ne parla più di tanti ampollosi discorsi.

“O fattorino in bicicletta
dove corri con tanta fretta?”
“Corro a portare una lettera espresso
arrivata proprio adesso”.
“O fattorino, corri diritto,
nell’espresso cosa c’è scritto?”
“C’è scritto – Mamma non stare in pena
se non ritorno per la cena,
in prigione mi hanno messo
perchè sui muri ho scritto col gesso.
Con un pezzetto di gesso in mano
quel che scrivevo era buon italiano,
ho scritto sui muri della città
“Vogliamo pace e libertà”.
Ma di una cosa mi rammento,
che sull’ -a- non ho messo l’accento.
Perciò ti prego per favore,
va’ tu a correggere quell’errore,
e un’altra volta, mammina mia,
studierò meglio l’ortografia”.

La dedico a Pansa. E a Grillo. Che tengano bene a mente da dove nasce la loro libertà di espressione.