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LDAPOST della domenica. Ricominciamo. Roma-Fiorentina 2-0.

Vabbè, è ora.
Lestate è finita, ricominciamo.

E ricominciamo senza Taddei, senza poroDodò e senza Benatia (chi?).
Ma con Iturbe, Astori, Cole, Keita, Ucan, Paredes, Sanabria. Alcuni dicono pure co’ Rabiot, altri (per onor del vero) dicono di no, altri ancora dicono che nun ce serve perchè c’avemo Somma. Ma soprattutto ricominciamo co’ i 3/4 della nazionale greca vestiti di giallorosso, per blindare la difesa come se il campionato si giocasse contro la Trojka, l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale.

E ricominciamo da dove avevamo finito: squadra corta e aggressiva. I piedi buoni dei centrocampisti a innescare i laterali dattacco. E – sempre come avevamo finito – Gervinho corre, inciampa, spizza, intruppa e sbaglia. L’ivoriano da due metri spara sul petto di Neto, ma non c’è neanche il tempo della prima madonna che Nainggolan raccoglie la respinta e segna: 1-0! E anche la sua cresta giallo fosforescente diventa un simpatico vezzo tricologico.

Il primo tempo è senza storia: la palla ce l’abbiamo sempre noi, e le poche volte che la Fiorentina riesce a imbroccare due passaggi Ilicic, Babacar e Gomez non vedono mai la porta. Esattamente come Gervinho, che continua la sua esasperante ricerca del modo più goffo per vanificare una verticalizzazione.

Secondo tempo. Ricominciamo.
Ricominciamo?
Ricominciamo, per favore??

La Roma sparisce dal campo (un calo fisico netto) e la Fiorentina diventa coraggiosa e intraprendente, nonostante rimanga comunque lontana dai fasti dello scorso anno.
Loro attaccano e tirano, noi arretriamo e ci barrichiamo. Garcia, posseduto dallo spirito di Mazzone, si sbraccia e chiede ai tifosi di sostenere la squadra in difficoltà [N.d.r. Rimanendo in tema di possessioni, nel frattempo Cole continua la sua pallida prestazione senza essere posseduto neanche dallo spirito di un Amedeo Carboni qualsiasi..].

Questa, però è una di quelle sere in cui quello del portiere torna ad essere un ruolo esaltante anche per noi. San De Sanctis è in serata di grazia e regala tre miracoli lampanti, riportando sulla retta via della fede quegli peccatori che avevano millantato si potesse andare avanti anche co’ Skorupski.

1-0, è finita.
Anzi no, perchè a tempo scaduto, sull’ultimo passaggio dell’ultimo pallone dell’ultimo istante, quando – a pensarci bene – potrebbe pure non servire, Gervinho smarca difensore e portiere e fa 2-0.

Adesso sì, ricominciamo.

LDAPOST della domenica #41- c’è di peggio – Roma-Juve 0-1.

Che i risultati di queste ultime partite siano ininfluenti, non c’è dubbio.

E meno male.

Perchè la seconda sconfitta consecutiva rovina tutte quelle vanesie considerazioni su compattezza, concentrazione, cattiveria agonistica e impenetrabilità difensiva che, diciamoci la verità, pur non equivalendo a un trofeo (né avvicinandosi a una vittoria), dopo due anni di asturiano e boemo martirio, quantomeno riconsolavano.

A questo, poi, va aggiunto il goal preso all’ultimo minuto da Osvaldo. L’ex insultato, deriso, vaffanculato da tutto l’Olimpico e umiliato pure dal suo allenatore che, per scelta tecnica e tricologica invidia, lo bolla come riserva delle riserve facendolo partire dalla panchina anche in una partita che vede in campo (da una parte e dall’altra) proprio una pletora di riserve. Ecco, dunque, l’esemplificazione migliore di quel talento innato della Roma nel riuscire a trovare il modo di trarre il peggio del peggio da un risultato già comunque ampliamente schifoso. Aggiungere sempre quel pizzico di rodimento di culo in più, a un già vorticoso roteare di palle. Quel guizzo, quell’idea, quel condimento unico per rendere sempre memorabile il sapore di ogni sconfitta. Anche la più insignificante.

Che poi, comunque, c’è di peggio. Fossi nato in Portogallo sarei stato senz’altro del Benfica.

Siviglia-Benfica Finale Europa League

LDAPOST della domenica #40 – La bellezza dell’imperfezione – Catania-Roma 4-1

Abbiamo perso. Male.

Cè poco da fare, è così.

giocondaPerò dov’è la bellezza, se non nell’imperfezione che caratterizza un volto, un corpo, una vita? O una squadra. Questa squadra, soprattutto. Che perfetta non è stata mai e probabilmente mai lo sarà. Perchè la perfezione è roba di cervello, la Roma invece è roba di cuore. De core.

La sconfitta di Catania non è una vergogna. E’ il leggero e sfuggente strabismo della Gioconda, è l’abbondanza delle forme dell’Afrodite accovacciata.

E’ My mistress’ eyes are nothing like the sun di Shakespeare.

 

LDAPOST della domenica #39 – Pesce d’Aprile – Roma-Milan 2-0

M’hanno fatto un pesce d’aprile in ritardo.

M’hanno fatto credere che venerdì 25 si giocasse Roma-Milan. Che è sempre stata una partita spettacolare, a prescindere dalla differenza di classifica tra le due squadre. Una bella serata di calcio, quindi, per un giorno di festa.

Eh. Tra due squadre però.

Perchè Roma-Milan e’ stata questo. E questo. Per me è soprattutto questo. Ma è anche una partita che è stata decisa da Gullit, da Shevchenko o da Ibrahimovic. Non da giocatori qualsiasi.

Solo che il 25 Aprile, all’Olimpico, a giocare contro la Roma non c’ho trovato il Milan, ma una squadra di dilettanti.