Archivi categoria: Amministrative

Chi condivide è complice.

Oggi sui social gira questa immagine.

Potrebbe anche passare inosservata, confusa tra i tanti inneggianti all’onestà-onestà, tra i l’ha fatto davvero!! e i guardate cosa ha scoperto!.

img_7992

Quanto ai giornalisti, aspetto il momento in cui saranno puniti…pesantemente!! Questa frase è il segno inequivocabile che il seme della violenza e dell’odio sociale su cui il Movimento 5 Stelle basa la ricerca del consenso ha attecchito per bene. Sapientemente innaffiato dalle bufale sui parenti della Boldrini o sulle dichiarazioni di Putin, accuratamente concimato dagli  scandalo!!11!fate girare! sui migranti negli hotel.

E poi mi chiedo. La Sindaca è a conoscenza di come viene usata la sua immagine dagli attivisti e dai siti di click-baiting della galassia Casaleggio? O forse anche queste fanno parte delle dichiarazioni  da concordare con lo staff della comunicazione come da diktat di Grillo? Perché l’ossessivo rilanciare slogan ed immagini come questa non è più una superficiale provocazione, né lo sfogo di un disagio, tantomeno la semplificazione “da tastiera” di una proposta elettorale. E’ l’adesione consapevole ad una visione meramente vendicativa e violenta dell’impegno politico.

E chi condivide è complice.

 

 

La grande bellezza.

Il Ponte della Musica-Armando Trovajoli collega pedonalmente, idealmente e visivamente il complesso del Foro Italico con quello, moderno, del Maxxi e dell’Auditorium. Traccia una linea, tra l’asfalto del lungotevere e il cemento dei palazzi, che unisce il verde dell’imponente Monte Mario con quello di Villa Glori. E’, a mio personalissimo giudizio, uno degli interventi urbanistici più riusciti fatti a Roma negli ultimi anni (peraltro un ponte in quella zona era previsto già nel piano regolatore del 1929).

img_7406

img_7407

La luce che abbaglia al centro delle foto (che ho scattato oggi pomeriggio), però, non è causata dai flash di turisti intenti ad immortalarne la suggestiva prospettiva. Ma da uno dei 3 camion-bar che si apprestavano ad assediarne l’accesso dal lato di Piazza Gentile da Fabriano. Casomai agli spettatori del Teatro Olimpico o ai tifosi di Roma-Chievo scappasse un’improvvisa e contemporanea voglia di panino con la salsiccia…

Mi sembra si possa dire che l’effetto faccia, oggettivamente, ca***e.

Ah, giusto per la cronaca, il 3 novembre il M5s (insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e – ebbene sì! – Sinistra Italiana) ha votato una mozione contro la direttiva Bolkestein (QUI). Magari per loro invece a Roma è tutto bello, bello, bellissimo [cit].

La verità è rivoluzionaria.

Sarò impopolare, ma a me della querelle sullo stipendio del capo di gabinetto del Sindaco di Roma non frega proprio niente. Quantomeno non in questo momento. Mi interessa che faccia bene il suo lavoro, e che lo faccia nell’interesse di tutti i romani. Ma soprattutto mi interessa che i cittadini da questa vicenda traggano spunto per iniziare a valutare ed eventualmente a mettere in discussione l’operato dell’Amministrazione che hanno chiamato a governare la città sulla base delle scelte che compie. E, magari, sulla base di quanto esse si discostino da quel “sentimento rivoluzionario” che ha generato il plebiscito di Giugno. Non può esistere, infatti, una rivoluzione che non sia generata da un desiderio diffuso di “vero”. E non può esserci “verità” raggiungibile senza critica, senza la capacità, e il coraggio, di andare al di là della propria (umana e ragionevole) parzialità. La critica è garanzia per la rivoluzione. La scuote, la frusta, la strazia a volte, ma la protegge. Ne custodisce l’integrità. E’ questo il corto circuito in corso. Quella evocata dalle grida “Onestà-Onestà” e celebrata dai link “Vergogna”-“In Galera”-“L’ha fatto davvero” è una rivoluzione che rifiuta il dubbio, che considera eretico l’approfondimento, che rigetta la critica: è una rivoluzione nata già regime. In cui tutto è slogan, insulto, spot. O anche sport, visto che siamo in periodo di Olimpiadi. Che magari a Tokio 2020 le medaglie potrebbero anche aumentare, basterebbe il campionato di condivisione seriale, specialità Tze-Tze, ItaliaRialzati e Orgoglioa5stelle.

verita

E’ iniziata la rivoluzione.

Ad amministrative “ancora calde” in un post sulla mia pagina facebook scrissi che, alla luce dei risultati e della eclatante vittoria, il M5s doveva essere definitivamente considerato una reale alternativa di governo e non una semplice opposizione populista. Avevo ragione. Lo so, è brutto darsi ragione da soli, ma stavolta avevo proprio ragione. Infatti, superati quei lievissimi intoppi di carattere puramente correntizio nella formazione della giunta (come una reale alternativa di governo, appunto) dalla galassia di siti “money for clicks” dell’universo Casaleggio (per chi sbadatamente non se ne fosse accorto o per chi non avesse chiaro il sistema consiglio di leggere qui) sono partiti gli annunci dell’avviata rivoluzione pentastellata a Roma:

Tagliate le auto blu ai consiglieri comunali! E’ STORIA! L’HA FATTO DAVVERO! IL PD TREMA! E vabbè, lascia stare che i consiglieri comunali l’auto blu non ce l’hanno mai avuta. E che il taglio risponde ad una precisa direttiva europea. E che addirittura lo aveva già fatto persino poro Marino.

1000 assunzioni di educatrici e insegnanti! CONDIVIDETE! FATE GIRARE! PERCHE’ I TG NON LO DICONO? E vabbè, lascia stare che le assunzioni (sacrosante) sono state possibili grazie allo sblocco dei fondi da parte del governo (quello Renzi, per capirci)

Che mi dimentico? A parte “Piddiota” e “Onestà-Onestà” intendo.

Ah già, ci sarebbe quella questione del “flirt” con Cerroni. Ma vabbè, lascia stare…

La piazza.

Ieri ho seguito la chiusura della campagna elettorale della candidata del M5s a sindaco di Roma.

A scanso di equivoci (non dovrebbe esserci bisogno, ma meglio chiarire visti i tempi) non la sostengo, non ne condivido i contenuti (sparuti e confusi, peraltro), non ne stimo i modi, non ne apprezzo la sottomissione a contratti e penali.

Mi interessava osservare la “piazza” (diecimila, ventimila, o millemilionidimila che fossero). Non mi riferisco ai Meetup, alle reti cittadine, ai volontari del Movimento. Avversari politici di cui non condivido i contenuti, spesso non capisco i modi, non apprezzo la sottomissione ad un proprietario per metà entità web e per metà icona soprannaturale, ma a cui riconosco dedizione ed impegno. Mi riferisco a quella mescolanza di anti-tutto a cui il sistema costruito da Grillo e Casaleggio si rivolge e che, quotidianamente, accudisce e pasce. Anti-casta, anti-politica, anti-pd, anti-renzi. Adesso anche anti-benigni e anti-riforme. E quindi (anzi, di conseguenza) anti-migranti, anti-negri, anti-froci, anti-zingari. A cui non viene fatto mancare un link quotidiano su Renzi asfaltato e sulla Boschi distrutta da condividere tutti!!!, da alternare alla disinformazione xenofoba dei siti di bufale. Affinché il rancoroso malessere di chi non è in grado, o non vuole distinguere ReBubblica da “la Repubblica”, il CoRiere dal “Corriere della Sera”, il Massaggio da “Il Messaggero” e il Fattone dal “Fatto quotidiano” diventi, in un click, moneta sonante per i paladini della loro (presunta) libertà.

Era a loro che si rivolgevano ieri le sentenze del “Dibba”, le roche grida della Taverna, l’incomprensibile soliloquio di Fo, gli occhi sgranati della Raggi. Interessati ad ingrassare le fila di quel coro di “contro” più che a far luce sull’impegno di altri. Perché facendo la voce più grossa, urlando più forte, anche una dittatura può essere spacciata per libertà.