LDAPOST a ritmo di samba. #Brasil2014 – Italia-Costarica 0-1.

La sconfitta di misura con la Costarica ci permette di giocare contro l’Uruguay per 2 risultati su 3. Se non ci fossero le televisioni, internet, i computer, le radio, i social network, e se le notizie dal Brasile arrivassero con la velocità della marina mercantile di inizio XX secolo, si potrebbe essere ottimisti. Invece…

Abate è un giocatore modesto, reduce da un campionato pessimo. Per far posto a lui viene spostato Darmian e messo Chiellini a dirigere la difesa a quattro. Cosa che Conte (che da tre anni lo allena tutti i giorni) si guarda bene dal fare. Ma vabbè… Assodato questo, ricordare che Chiellini & Barzagli sono campioni d’Italia rende meravigliosamente bene l’idea del livello di competitività raggiunto dalla Serie A.

A centrocampo Verratti cede il posto a Thiago Motta. L’errore che si sublima in orrore. Visto che il giovane centrocampista del Psg non è stato in grado di velocizzare il gioco e garantire con continuità palloni per gli inserimenti (presunti) dei compagni, è  sostituito da uno che, ormai, ha la stessa mobilità dei busti del Gianicolo. Con tutto il rispetto per la memoria dei Garibaldini. Lentezza per Immobilità. L’Italia non fa calcio, fa filosofia.

Balotelli è un solista. Ha bisogno di un gruppo che giri attorno a lui, che lo supporti nei movimenti (sporadici) e ne sopporti le pause (lunghe). Ha bisogno di una squadra che abbia un’impronta di gioco a prescindere da lui, di un’orchestra che suoni melodie su cui poi lui possa fare gli assoli vincenti. Perciò ha esattamente bisogno di quello che l’Italia non è: una squadra con delle idee.

E le convocazioni non permettono cambiamenti significati alla mediocre impronta del CT. A questa nazionale mancano “le statistiche”, i numeri. Non mancano solo i giocatori, mancano le carriere dei giocatori. Mancano i palmares. Per dire, le ultime scelte per l’attacco Campione del Mondo 2006 erano Vincenzo Iaquinta e Pippo Inzaghi. No dico, Pippo Inzaghi.

Nella gestione della partita, poi, Prandelli m’ha ricordato Carlos Bianchi. Ovviamente quello del periodo romano, non quello del Boca. Quello che voleva vende’ Totti alla Sampdoria per prendere Litmanen, quello che dopo ogni ogni goal subito faceva entrare un attaccante (a caso) ogni dieci minuti. Perciò dentro Cassano, Insigne e Cerci: Cassano si eclissa subito nel lato di campo all’ombra, Insigne rimane al sole ma inciampa, Cerci proprio non struscia una palla. Intanto Immobile, il capocannoniere del campionato (questo, per carità, non ne fa un nuovo Gerd Muller ma che c***o!) ammuffisce in panchina. Destro e Giuseppe Rossi stanno proprio a casa, davanti al televisore.

L’attacco è di merda, ma in quanto a comportamenti etici non ci frega nessuno.

Oh, peccato che Tabarez non si sia mai neanche sognato di escludere Suarez per i suoi rozzi comportamenti razzisti. Eppure nonostante tutto, se facciamo gli italiani e martedì li inchiodiamo sul pareggio, passiamo il turno. Con gli stessi punti di Usa ’94. Occhio, farebbero bene a cominciare a temerci.

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