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Juventus-Barcellona 3-0. Invidia? Ma per carità…

Per carità. Il goal di Turone, il fallo di Deschamps su Gautieri, la rimessa laterale di Aldair, Moggi e Calciopoli, il dottor Agricola, la farmacia e i “non ricordo” di Montero, Nedved che urla “è giusto è giusto”. E il fallo su Ronaldo. E i goal non visti di Bierhoff, Pellissier e Muntari.

Però quella di ieri è una partita che vorrei veder fare alla Roma in Europa. Eccome se vorrei. E non tanto per il risultato, per le 3 sberle rifilate a una delle squadre meno equilibrate e più sopravvalutate della stagione. Perchè, per carità, “mai schiavi del risultato”, “c’è ancora il ritorno”, la “remuntada”, eccetera eccetera. Quanto per la prestazione, per la concentrazione, per la vocazione al sacrificio. Ecco, in Europa vorrei vedere, prima o poi, una Roma capace di non consegnarsi in partenza, armi e bagagli, all’avversario. A quello più forte, tantomeno a quello che forse potrebbe essere un po’ più forte. Vorrei vedere una difesa che non si intimidisce davanti al fenomeno di turno, un centrocampo che non si addormenta a dieci dalla fine – “tanto ormai è finita” – e che non cede all’isteria dopo due palloni persi. Vorrei vedere degli attaccanti che sgomitano, lottano e magari ripiegano pure a fare i terzini, se necessario. E che, tra una cosa e l’altra, segnano pure.

Juventus-Barcellona 3-0 Champions League 12017

Invidia? Ma per carità. Il goal di Turone, il fallo di Deschamps su Gautieri, la rimessa laterale di Aldair, Moggi e Calciopoli, il dottor Agricola, la farmacia e i “non ricordo” di Montero, Nedved che urla “è giusto è giusto”. E il fallo su Ronaldo. E i goal non visti di Bierhoff, Pellissier e Muntari. E “mai schiavi del risultato”. E c’è ancora il ritorno. E occhio alla “remuntada”…

Bayer Leverkusen-Roma 4-4. Individualità, disorganizzazione, lettura della partita e mentalità. Ovvero, pistolotto su come impiccarsi una partita in 4 semplici mosse

Senza preamboli:

1) Individualità scadenti. Torosidis ha sul groppone il 1° ed il 4° goal. Praticamente ha messo la sua firma sulla partita. 2 azioni, lo stesso errore. Affronta gli avversari entrambe le volte nello stesso disastroso modo: torsione innaturale del busto, passo incrociato. Nel primo caso, tanto per non farsi mancare nulla, aggiunge anche le braccia spalancate in piena area. Qualsiasi terzino le avrebbe tenute unite dietro la schiena, ma provate a farlo con il busto ruotato rispetto al fronte dell’azione e con una dinamica della corsa innaturale). Rigore, 1-0 (e prima madonna). Nel secondo caso, invece, la palla gli sfila tra le gambe proprio mentre (sempre col busto girato) i due piedi sono goffamente in aria. E quindi si trova, per quanto stia correndo, irrimediabilmente e goffamente privo di un perno grazie al quale correggere il movimento. Ora, i limiti tecnici del greco sono evidenti. E’ altrettanto evidente che nessuna squadra di medio livello in Europa si presenterebbe in una partita decisiva con un terzino del genere. E’ innegabile, però, che l’allenatore – se ritiene di non avere di meglio in rosa – su questi limiti tecnici debba far lavorare sodo il giocatore. Oppure fare altre scelte (per ora Florenzi, ma a gennaio si dovrà necessariamente intervenire).

2) Difesa disorganizzata. I movimenti della difesa sono stati a dir poco raccapriccianti sul 2° e sul 4° goal. L’immagine di Rudiger piantato come un ciocco di mogano al centro dell’area mentre i tre compagni di reparto tentavano un maldestro fuori gioco non ammette repliche. Come d’altronde, rigirando il concetto, quella di Torosidis, Manolas e Digne, che tentavano un maldestro fuorigioco con Rudiger piantato come un ciocco di mogano al centro dell’area. Cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. E non cambia neanche quando, a uscire in modo scriteriato sul portatore di palla avversario, è Florenzi (come nel caso del pareggio del Leverkusen). Nonostante tutto, questo è il punto che mi preoccupa meno. Credo siano errori causati inevitabilmente dalla disabitudine a giocare insieme. E’ una difesa che cambia troppi pezzi ogni volta per avere sincronia e affiatamento. Certo però che la gestione dei rientri di Rudiger e Castan e della loro alternanza lascia perplessi…

3) Lettura della partita. La sostituzione di Salah è stata sbagliatissima. La fama di funambolo dell’egiziano è cresciuta in modo esponenziale da quando gioca in Italia. Dove però, a causa della mediocrità del campionato, chi ha la capacità per fare più di uno scatto e un dribbling può agevolmente superare almeno i 3/4 delle difese della Serie A. Credo invece che la sua maggior qualità sia l’unire una tecnica finissima ad un movimento continuo che, in fase di ripiego, consente al centrocampo di non perdere o di recuperare le posizioni. Nel primo tempo in due occasioni sbaglia in modo abbastanza grossolano la giocata. Una volta eccede nei dribbling, un’altra appoggia la palla con eccessiva sufficienza. In entrambi i casi sfrutta la velocità per posizionarsi davanti agli avversari, costringendoli a rallentare e ricominciare l’azione. Non solo. Salah, che non occupa mai (quasi mai) la posizione di centravanti, agendo invece da “guastatore” tra le linee. Questa posizione (solo apparentemente anarchica) consente a Gervinho di tagliare dalle fasce verso il centro. O di andare in percussione centralmente negli spazi che l’egiziano gli apre eseguendo il movimento a uscire.

Paradossalmente ritengo ne sia conferma proprio il goal di Iago Falque. Nato da un’invenzione estemporanea di Gervinho ormai confinato sulla fascia. Era il 2-4. 999 volte su 1000 sarebbe stato il goal decisivo, si dirà. E’ vero. Ma è altrettanto vero che, da quel momento in poi, gli attaccanti della Roma non sono stati più in grado di arginare le avanzate dei laterali del Bayer, né di impedire che l’azione potesse cominciare, lucidamente, dalla difesa.

4) Mentalità. Per la seconda volta consecutiva in Champions League la Roma è entrata in campo come se avesse bisogno di studiare gli avversari. Di capire “la situazione”. Senza logica, senza piglio, senza nerbo. Senza palle. Solo che, solitamente, le partite di un certo livello si studiano e si preparano prima, non si aspettano i primi 20’ del primo tempo. La Roma ha giocato da subito con grinta, determinazione e applicazione solo contro il Barcellona. Senza perdersi d’animo sotto di un goal, né quando sembrava impossibile riuscire a superare la metà campo. Contro avversari più scarsi (Bate Borisov) o quanto meno alla nostra portata (Leverkusen) la squadra è entrata in campo svagata, superficiale, disorganizzata. Per carità, questo è indice della fragilità psicologica di giocatori che, in Europa, non hanno storia né palmares. Ma anche della mentalità drammaticamente provinciale di chi li allena e li gestisce.

Detto tutto questo, la prestazione di ieri entra di diritto nella classifica delle “amarezze europee”. Insieme ai rigori con l’Arsenal e lo Slavia Praga. Grazie ragazzi.

LDAPOST della domenica. Il cazzotto di Tyson.

5 rapide considerazioni sulla Champions League, per quanto permettano i rodimenti di c**o e le p***e che girano ancora vorticosamente.

1) L’intensità decisiva che la Roma riesce ad esprimere in Italia, in Europa è la normalità. Se poi anche in campionato quella stessa intensità la esprimi a sprazzi, in Europa dopo un’ora cominciano a girarti intorno a velocità tripla.

2) La quantità di leggerezze in fase di impostazione o (ancora più grave) di disimpegno sono il segno raccapricciante di una squadra deconcentrata. Che “non sta sul pezzo”.

3) Florenzi come terzino destro ha fatto il possibile. In fase offensiva anche qualcosa più del possibile, ma in fase difensiva ha mostrato tutti i limiti della soluzione d’emergenza. La carenza di giocatori di alto profilo sulle fasce temo possa essere decisiva.

4) Capitolo Rudi Garcia. Raramente si è vista tanta confusione nella gestione della partita.

La Roma evidentemente non è in grado di abbassare i ritmi della partita a proprio piacimento. Non ci riesce con l’Atalanta, non ci riesce con il CSKA.

Sostituzioni completamente sbagliate, nei tempi e negli uomini. Strootman, aldilà dell’erroraccio poi risultato decisivo, non è pronto. Probabilmente è più un limite mentale che fisico, ma inserirlo in quel contesto è stato un disastro (soprattutto poi se a cedergli il posto è Nainggolan, il migliore). Gervinho non può pretendere di ricevere il pallone tra i piedi e non sulla corsa. Qualsiasi altro giocatore con questo atteggiamento sarebbe stato sostituito molto prima (o tenuto direttamente in panchina).

In Europa si vince con la tattica e con la qualità tecnica. E visto il livello infimo del campionato, anche in Italia. Il mister deve ricominciare ad inventarsi qualcosa, partita dopo partita. Perchè la Roma non ha ancora uno spessore tale da poter essere sempre la stessa contro qualsiasi avversario. Io dico 4-2-3-1 con De Rossi, Keita; Florenzi, Totti, Gervinho (Iturbe); Ljajic.

5) Capitolo portiere. Non tiene una palla, non fa un rilancio giusto. E, soprattutto, non esce più. L’Atalanta lo ha (e di conseguenza “ci ha”) graziato due volte. In Europa, invece, il cazzotto, se possono, te lo danno. A prescindere che siano “pesi massimi” (Bayern Monaco) o “pesi leggeri” (CSKA). Il goal ieri non è solo suo, ma è anche suo. E della catena con cui si lega alla linea di porta.

Per il resto, mi sembra sia tutto a posto…