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I miei 10 libri

Scritti di getto, senza pensarci (troppo) e in ordine sparso. Insomma, come prescritto dai social network.

1) Piloti, che gente di Enzo Ferrari.

2) L’amore del bandito di Massimo Carlotto.

3) la trilogia di Montale (Casino Totale, Chourmo, Solea) di Jean-Claude Izzo. Perchè la fine mi ha fatto piangere a dirotto.

4) la trilogia dei “nostri antenati” (il Barone Rampante, il Cavaliere Inesistente, il Visconte Dimezzato) di Italo Calvino.

5) Febbre a 90° di Nick Hornby. Letto e riletto. Quasi una volta a domenica…

6) Anche gli orsi faranno la guerra di Paolo Alberti.

7 e 8) I ragazzi della via Pal di Ferenc Molnar e La Storia Infinita di Michael Ende. Perchè tutto parte dai libri con cui si diventa grandi.

e poi…

9) Latinoamericana di Ernesto “Che” Guevara. Ebbeni sì, perchè per quanto nella vita si possa cambiare, quel libro insegna da che parte cercare il proprio cuore.

10) I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Che se non fosse una rogna al liceo, piacerebbe – sempre – a tutti.

“Il desiderio di essere come tutti”, un libro costruito per piacere e piacersi.

Il desiderio di essere come tutti, Francesco Piccolo, Einaudi.
Il desiderio di essere come tutti, Francesco Piccolo, Einaudi.

Il desiderio di essere come tutti non è un superficiale desiderio di omologazione. E’ il desiderio di veder riconosciuta – da tutti – una propria “diversità”. Ma è anche, allo stesso tempo, il desiderio di vivere la propria “diversità” (politica, sociale, intellettuale, persino sportiva) come un’opportunità e non come una elitaria esclusività. Questo racconta Francesco Piccolo, ripercorrendo momenti ed episodi significativi della sua vita e della sua formazione contestualizzandoli tra i tumulti politici degli anni Settanta, le trasformazioni “rampanti” degli anni Ottanta e il ventennio berlusconiano a cavallo del duemila. Ed attraverso queste tappe, riflette sull’abitudine della sinistra italiana (in tutte le sue evoluzioni: dal PCI di Berlinguer post rapimento Moro, al Partito della Rifondazione Comunista di Bertinotti, alla forzata e controproducente esperienza del governo D’Alema) di arroccarsi in un’autoreferenzialità impermeabile al confronto.

L’idea del libro è, in fondo, interessante. Ma è sbilanciato: tanto delicato, ricco di sfumature e autoironico nella prima parte (“la vita pura: io e Berlinguer”) quanto scontato e ripetitivo nella seconda (“la vita impura: io e Berlusconi”).

I paragrafi trasmettono l’idea di un ricco e corposo diario, in cui a riflessioni meditate si alternano appunti scritti di getto. Peccato che alla revisione siano sfuggite alcune ripetizioni fastidiose che lasciano l’impressione di un superficiale “collage” di appunti.

Per quanto siano numerosi e interessanti gli spunti per approfondimenti cinematografici (“La Terrazza” di Ettore Scola, “Come Eravamo” di Sidney Pollack) e letterari “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “La lentezza” di Milan Kundera, “La promessa” di Friederich Durrenmath), si perde nell’autobiografia “spicciola” (il lavoro di sceneggiatore per “il Caimano” di Moretti, ad esempio) lasciando l’impressione proprio di quell’abitudine all’elitarismo della sinistra che, invece, analizza e critica con fredda lucidità. Scrive l’autore: la sinistra si deve occupare di procurare cibo per sopravvivere e si deve occupare di procurare coralli per le collane. Se non fa entrambe le cose – come non ha fatto – diventa elitaria e dispregiativa. Appunto.

Mi è sembrato un libro poco spontaneo. Costruito per piacere, e per piacersi. E per vincere. Infatti ha vinto il Premio Strega. Un’esagerazione.

Independiente sporting. Il calcio, la storia e la rivoluzione.

Quale filo conduttore può unire gli emigranti italiani in Sudamerica, il grande Torino, l’Argentina di Videla e dei desaparecidos, i campesinos, il Bogotazo e le rivolte colombiane contro la United Fruit Corporation, il viaggio in motocicletta di Ernesto Guevara e Alberto Granado?

Independiente Sporting, Mauro Berruto, Baldini&Castoldi.
Independiente Sporting, Mauro Berruto, Baldini&Castoldi.

Il calcio. Un pallone di cuoio, marrone come il cioccolato, cucito a mano che rotola sul campo dell’Independiente Sporting, la peggior squadra del Sudamerica. Che non ha mai vinto una partita, ma rappresenta un’occasione. Una possibilità. Il simbolo di come lo sport possa cambiare le persone, e come possa renderle consapevoli di poter cambiare la propria vita e il mondo.

E a raccontare come una palla sul palo possa cambiare (in peggio) la storia e un rigore calciato fuori possa cambiare (in meglio) una comunità, non può che essere chi le mille sfaccettature dello sport le conosce davvero. Mauro Berruto, infatti, è ct della nazionale maschile di pallavolo, medaglia di bronzo alle olimpiadi di Londra 2012. Ma soprattutto è un autore capace di trovare queste parole:

Molti emigranti hanno portato con sé sulla nave un gomitolo di lana, lasciandone un capo nelle mani di un parente. Quando il piroscafo prende ad allontanarsi dalla banchina, dolcemente e inesorabilmente quei gomitoli cominciano a disfarsi, con lentezza. Man mano che la nave si allontana quei fili si spiegano nella brezza del porto finché il gomitolo termina. E quando l’ultimo pezzetto di lana scivola via dalle dita degli uomini e delle donne sul piroscafo, quei fili volano per qualche attimo a mezz’aria sostenuti dal vento. “Perchè non ci hanno attaccato niente?” mi chiede mia figlia Benedetta. “Sembrano aquiloni senza l’aquilone.” “Ci hanno attaccato l’anima, amore mio.” Volano leggeri, quei fili, per qualche secondo. Poi cadono in mare, lentamente. Senza rumore.

Applausi.