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LDAPOST della domenica #20 – Se – Milan-Roma 2-2.

Coi “se” nun se fa la storia. Figuramose vince a Milano…

Perchè se De Sanctis avesse alzato un braccio, il rimpallo de Zapata l’avrebbe parato.

Se Gervinho fosse lucido sotto porta, sarebbe Rooney.

Se Burdisso fosse un giocatore de calcio, a Balotelli l’avrebbe marcato stretto.

Se Dodo’ sapesse difende, non me ricorderebbe così tanto Dudu’.

Ma soprattutto, se Muntari c’avesse avuto i piedi de Bradley avrebbe tirato fuori.

Se.

 

Una piccola vittoria, ma non bisogna abbassare la guardia.

Con una nota pubblicata oggi sul suo sito internet, il Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray ha annunciato la modifica del bando “500  giovani per la cultura”.

In particolar modo sono stati fissati nuovi parametri per l’accesso alla selezione e, soprattutto, nuove modalità di svolgimento del tirocinio. Sono state accolte, quindi, alcune delle istanze che, operatori e studenti del settore, hanno (abbiamo) posto in modo molto determinato all’attenzione del  Ministro in questi giorni.

1) è stato ampliato il bacino di accesso dei potenziali neolaureati interessati a partecipare a questo anno di formazione, portando il requisito di voto minimo per accedere alla selezione da 110 a 100.

2) è stato eliminato il vincolo che prevedeva l’obbligo di certificare il possesso di un determinato livello di competenza linguistica per l’inglese.

3) è stata introdotta, in aggiunta ai casi già previsti dal bando, la possibilità di un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio.

4) è stata introdotta, nel caso di impegni di studio più lunghi, la possibilità di sospendere fino a 3 mesi il tirocinio.

5)  è stato fissato a 600 ore annue l’impegno dei partecipanti per le attività di formazione.

Praticamente, riflettendoci bene, è stato rifatto da cima a fondo. E’ stato reso sicuramente piu’ “umano”. Alla portata di tutti e non solo di pochi. Come, d’altronde, era stato richiesto a gran voce. Trovo comunque incredibile che si sia arrivati a questi “parametri democratici” solo dopo una animata discussione. E’ importante, a questo punto, non abbassare la guardia e continuare a pretendere spiegazioni su cosa sia mancato in fase di progettazione. Attenzione? Cura? Conoscenza del settore? Per evitare che, alla prossima occasione, si debba ricominciare daccapo.

LETTERA APERTA al Ministro Massimo Bray: #500schiavi.

Questo è il testo della lettera aperta che ho inviato al Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray in risposta alla sua nota di chiarimento relativa al bando “500 giovani per la cultura” (alias #500schiavi).

Gent.mo Ministro, sono una delle persone che, in questi giorni, Le ha scritto in merito al bando “500 giovani per la cultura”. Uno dei tanti operatori del settore rimasti stupiti (“scioccati” è il termine esatto) dal bando. Le ho scritto, sollecitandoLa ad esporsi su questa vicenda, tramite twitter, uno strumento ottimo per gettare le basi di un confronto che deve pero completarsi in altri luoghi e con altri mezzi, per non rimanere prigionieri dei “famosi” 140 caratteri. Per questo ho apprezzato molto la scelta di diffondere una nota sulla vicenda attraverso il suo sito internet. Mettendoci la faccia, quindi, senza nascondersi dietro l’algida sigla del Ministero. Con un po’ di presunzione mi permetto di considerarlo un invito a continuare ed approfondire il confronto. E di farle alcune osservazioni che spero possano contribuire a considerare diversamente qualche aspetto.

So bene che, in questo momento, Mibact (e in generale la pubblica amministrazione) non possa assumere. So bene che il bando non obblighi nessuno a costosi spostamenti fuori sede. Così come sono sicuro che la richiesta di titoli alti per accedere alla selezione, sia stata pensata per premiare il merito. Ma, mi chiedo, si può parlare di “semplice tirocinio” per un periodo di 12 mesi, con un impegno variabile tra le 30 e le 35 ore settimanali, con il riconoscimento di 24 giorni di malattia, con il conteggio di eventuali “assenze ingiustificate” e l’eventuale decurtazione del rimborso? Non sarebbe meglio e più proficuo (sia per i partecipanti che per le stesse istituzioni coinvolte) pensare ad una organizzazione diversa dei tempi e dei modi di svolgimento del tirocinio? In modo da non trasformare “l’opportunità” in un impegno talmente totalizzante da escludere, in partenza, chi non può contare su una famiglia o su altre fonti di reddito in grado di sostenerlo.

Vede, Ministro, le scrivo in modo così diretto e appassionato proprio perchè io questa “trafila” e questi sacrifici li ho già fatti. Poi ho scelto, al termine della mia formazione, una strada leggermente diversa. L’azienda che ho fondato (e per la quale, quotidianamente, continuo a fare tanti sacrifici) si occupa di valorizzazione dei beni cultuali: conosco molto bene, quindi, le tante difficoltà di natura economica e burocratica (oltre che, a volte, politica) con cui istituzioni e professionisti devono, ogni giorno, fare i conti. Ma sulle difficoltà io non mi posso adagiare. Non posso andargli incontro con rassegnazione. E se queste stesse difficoltà possiamo affrontarle e superarle noi “piccoli” operatori, non posso e non voglio accettare di vivere in un Paese in cui un Ministero così importante (e che dovrebbe essere strategico) “giochi al ribasso”. In cui lo Stato, invece di alzarla, abbassi l’asticella. E non posso non chiedermi cosa si sarebbe detto, come avrebbero reagito le istituzioni se una “opportunità” di questo tipo fosse stata proposta da un ente privato. In quanti avrebbero parlato, anzi, in quanti avremmo parlato di #500schiavi invece che di  #500destini? Non posso, anzi, non possiamo, quindi, non parlarne ora.

Cordialmente,
Lorenzo Dell’Aquila

#500schiavi – l’arrogante elemosina del Mibac.

Con un bando del 6 dicembre, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo ha disposto l’avvio di una procedura concorsuale pubblica per la selezione di 500 giovani da formare, per un anno, nelle attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale. Una bellissima opportunità, sembrerebbe.

Leggiamo i requisiti necessari, art. 2 del bando. Si selezioneranno 500 laureati, con 110/110 e con buone conoscenze di inglese. Giusti requisiti che premiano il merito, sembrerebbe. Andiamo avanti. Under 35. Insomma…il Mibact conferma la tendenza per cui che in Italia, sopra i 30 anni, e quindi (se in regola con esami e tesi) ben dopo la fine del percorso di studi, sei ancora considerato un giovane da formare. Soprassediamo e andiamo avanti.

Modalità di svolgimento e durata del programma formativo (art. 5). Stage di 1 anno (12 mesi). Il candidato può assentarsi, senza interruzione dell’indennità di parteciazione al programma, per motivi personali (20 giorni), gravi motivi familiari (3 giorni), donazione di sangue (1 giorno). L’assenza per motivi diversi sarà considerata ingiustificata e comporterà una riduzione dell’importo dell’indennità prevista, così come un’assenza per malattia superiore ai 30 giorni. Le festività riconosciute sono: tutte le domeniche, 6 gennaio, Pasqua (che poi, cari amici del Ministero, non è già compresa nelle domeniche?), il lunedì dopo Pasqua (aulica definizione di “pasquetta”), 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 8 dicembre, 25 dicembre e 26 dicembre. L’impegno orario sarà compreso tra 30 e 35 ore settimanali. Ah, e in ogni caso non è previsto il buono pasto. Cavolo – si potrebbe esclamare a prima vista – un grande impegno, però nonostante tutto un anno di lavoro vero e proprio! A prima vista, però. Perché il bando specifica: il programma formativo non costituisce in alcun modo un rapporto di lavoro subordinato e quindi non sono applicabili le normative di legge previste per i lavoratori subordinati.

Andiamo ancora avanti, art 6: indennità di partecipazione al programma formativo. Ai candidati selezionati è corrisposta un’indennità di partecipazione, al lordo, di 5000 euro annui, comprensivi della quota relativa alla copertura assicurativa.

Quindi ricapitolando e traducendo. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato un bando che prevede 1 anno di lavoro (30/35 ore settimanali, un giorno di riposo settimanale, ecc.) a 416,00 € al mese. Proprio la soglia oltre la quale i contributi da versare sarebbero a carico del datore di lavoro. In questo modo i tirocinanti, qualora riuscissero ad avere altri introiti (non riuscendo maldestramente a sopravvivere con 5000 euro all’anno) dovrebbero versare anche quelli di tasca propria. Questo sempre qualora non si incappi – tutti gli scongiuri sono autorizzati – in una malattia un po’ più complicata e più lunga.

E’ una strada, quella intrapresa dal ministero, che trovo volgare. Irrispettosa della dignità dei professionisti. Arrogante nei confonti dei loro sacrifici. Perché questo è un archeologo o uno storico dell’arte o un bibliotecario o un archivista di 30 anni: un professionista, non un giovane da formare. Immorale, perché – di fatto – ottiene #500schiavi in cambio di elemosine e, ancora una volta, non propone una soluzione per riorganizzare e rendere produttive le professionalità già al suo interno. O per stabilizzare anche solo una parte di quelli che, questo percorso di “tirocinio” (o, semplificando, di precariato), lo hanno già intrapreso tempo addietro. Eppure i 2.500.000 euro potevano essere utilizzati per finanziare startup, per borse di studio, corsi di aggiornamento, implementazione nei ruoli tecnici del Ministero, sostegni alle imprese.

Invece si è scelta una strada volgare. Perché se questo bando lo avesse promosso un privato, sarebbero stati gli stessi dirigenti, gli stessi politici, gli stessi burocrati a gridare allo scandalo.

Chissà, tra un’inaugurazione e l’altra, cosa ne pensa il Ministro Massimo Bray?

Ps. ah, per chi non ci credesse, il bando è qui.

LDAPOST della domenica #19 – Mezzogiorno di fuoco – Roma-Fiorentina 2-1

Una partita di cartello chiama birra e borghetti, non cappuccino e cornetto. Una partita di cartello vuole l’introduzione di Sky dalle 18, non l’angelus su raiuno. Una partita di cartello vuole il sottofondo delle radio, non del ragù a sobbollire. E poi, ognuno c’ha i suoi tempi, oltre che i suoi riti. E comicià la giornata smadonnando lucidamente su infortuni, formazioni e tattiche, è impresa metabolicamente difficile. Tanto difficile da lasciare spazio a uno smadonnare vago, generalizzato, che sembrerebbe pure esagerato se non trovasse subito ampia giustificazione nell’immagine di Neto che, come da tradizione, si trasforma nella saracinesca di turno. E di mano, di piede, di coscia e di culo arriva su tutti i palloni. E mentre davanti agli occhi gonfi da dormita lunga domenicale si materializza lo spettro di Avramov, Gervinho tanto si trasforma in Cristiano Ronaldo sulla trequarti quanto in Fabio Junior quando incespica nell’area piccola. Pero’, in tutto questo vorticoso apparire e sparire, pe’ ‘na volta un paio di rimpalli in area rimangono a nostro favore e Maicon fa 1-0. E a me me casca il caffè.

il portiere della Fiorentina Neto.
il portiere della Fiorentina Neto.

Manco faccio in tempo a rimette sul fuoco la macchinetta, che Neto, scegliendo di omaggiare gli anni Cinquanta vestendo il costume vintage di Tiramolla, allunga le braccia su un colpo di testa a botta sicura di De Rossi consentendomi di aggiungere un’altra tacca al conteggio dei vaffanculo mattutini. Imprecazioni di cui perdo definitivamente il conto quando un cross rasoterra in diagonale attraversa tutta l’area di rigore sfiorando malleoli, calcagni e stinchi per arrivare, come fosse calamitato, sul piede di Vargas. E Vargas ha fatto troppo schifo nelle ultime stagioni per non segnare alla Roma. Infatti. 1-1.

Anche se il secondo tempo riparte com’era finito il primo, con la Fiorentina in attacco, Cuadrado impegnato a puntare poroDodo’, Rossi intento a palleggiare di mano in area sotto lo sguardo inebetito del sempre inutile assistente, De Sanctis in preda a insiegabili crisi isteriche, Garcia non si lascia tentare da maldestre invenzioni tattiche e fa entrare al posto dello zombie-Florenzi il redivivo Destro che, per l’immaginabilmente irrefrenabile gioia di Marco Borriello, tocca un pallone e segna.  2-1. Rimane giusto il temo per resistere all’assalto all’arma bianca dell’arbitro Orsato di Schi[fo]…e con lui di tutta la Fiorentina. Che picchia, crossa, lancia, tira ma trova sempre un muro a respingere. E De Sanctis, evidentemente tranquillizzato con qualche farmaco potente, con il volo sulla punizione di Pasqual si mette in pari con il tonfo su quella di Bergamo.

Bene così, stiamo sempre lì. E adesso andiamo a Milano, de lunedì.