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Il rischio di Renzi e le “dimenticanze” della sinistra.

Parlare di riforme con Berlusconi è sempre un rischio. Non c’è dubbio,  e sarebbe miope (oltre che stupido) non dirlo ora. Lo testimonia la storia politica degli ultimi vent’anni. Lo testimoniano i risultati ottenuti dai tentativi, piu’ o meno ufficiali, di D’Alema, Veltroni, Bersani. Perchè Berlusconi è uno squalo, vero. Perchè Berlusconi non guarda in faccia a nessuno (figuriamoci al paese) quando si tratta di tutelare la sua persona e i suoi interessi. Ma anche perchè, chi fino a ieri ha trattato con Berlusconi, lo ha fatto cosciente di come fosse la stessa “presenza” del Cavaliere a garantirgli l’esistenza (e persistenza) sul  palcoscenico della sinistra italiana. Sarebbe altrettanto miope (e stupido) “dimenticarsene” ora.
Ma “trattare” e “discutere” non sono sinonimi. E per fare una riforma della legge elettorale non si puo’ non consultare il leader del secondo (secondo?) partito in Italia. Ma è un pregiudicato. Si. Ma è privo di morale. Si. Ma è privo di senso dello stato. Si. Ma finchè i suoi voti sono gli stessi del Pd (un pugno in meno o un pugno in piu’) c’è poco da fare, è (anche) con lui che bisogna discutere.
Renzi, pero’, ha “affrontato” la situazione chiamando Forza Italia alla discussione sulle proposte del Pd, senza quella subalternità che hanno dimostrato negli anni i leader-maximi vari. I risultati li vedremo a breve. E su quelli si dovrà discutere. E quelli, se sarà il caso, si dovranno criticare. Il resto sono solo le solite chiacchiere della solita pseudosinistra. Quella che, peraltro, con Berlusconi ci è andata a braccetto in Bicamerale. Ci ha votato la fiducia la governo Monti. E ci ha sostenuto il governo Letta.

PS: Stefano Fassina ha dichiarato “da militante mi sono vergognato per lincontro”. A Ste’, mai quanto me. Di te.

27/11/2013. Decadenza-Day.

Ellekappa, da Repubblica.it.
Ellekappa, da Repubblica.it.

27/11/2013. Alle 17.43 il Senato, come prescritto dalla sentenza definitiva per il processo dei diritti tv Mediaset, ha approvato la decadenza di Silvio Berlusconi avendo preso atto che erano “stati respinti tutti gli ordini del giorno presentati in difformità dalla relazione della Giunta per le Immunità che proponeva di non convalidare l’elezione di Berlusconi”.

Vendola, il centrosinistra e il complesso di superiorità.

Una lurida opera di sciacallaggio. Un tentativo di linciaggio. Queste sono le definizioni con cui Nichi Vendola, definisce la pubblicazione della sua telefonata con Archinà, l’addetto alle relazioni istituzionali dell’Ilva di Taranto [le parole del governatore della Puglia le trovate qui]. “Chiunque ascolti la telefonata si renderà conto che non sto ridendo per i tumori ma per il guizzo felino con cui Archinà corre a togliere il microfono al giornalista“. Esatto. Infatti nessuno accusa Vendola di ridere dei morti e dei malati di tumore, non scherziamo. E se qualcuno lo fa, sbaglia. Non si può però sottovalutare come anche nelle parole e nei modi del compagno Vendola traspaia quella viscida complicità tra politici e affaristi, tra poteri che contemporaneamente si autogarantiscono e autocontestano, che già mille altre volte ha suscitato sdegno, indignazione, schifo. Come, nelle risate di Vendola si insinui quella melliflua rete di rapporti e “pacche sulle spalle” che ha generato le tante “Ilva” d’Italia. Il punto della questione, e non c’è difesa (o linea politica) che tenga, è che anche questo è berlusconismo. Lo stesso di Letta e del caso Cancellieri. Un berlusconismo meno “Scajolano” e più ripulito (forse). Insomma, un berlusconismo di centrosinistra. Di chi con parafrasi, allitterazioni e assonanze si ritiene sempre migliore degli altri. Più onesto e più puro. Ecco, forse per essere davvero di “sinistra”, per rispettare davvero la “sinistra”, sarebbe il caso di affrontare drasticamente questo “complesso di superiorità”, di guardarsi allo specchio e, prima di dimettersi, sputarsi in faccia.

L’autodecadenza del Sovrano.

Stavolta qualcuno ha dimostrato che, volendo, si può trovare un modo per perdere ancor piu’ fragoroso di quelli solitamente scelti dal Partito Democratico. Chiariamolo subito, queste larghe intese non mi fanno impazzire (anzi, sfido a trovare qualcuno a cui facciano impazzire!) ma aprire adesso una crisi di governo sarebbe stato un suicidio per l’Italia. Anzi, un omicidio (il cui colpevole peraltro sarebbe stato sotto gli occhi di tutti). Però stavolta il tentativo di Berlusconi di far annegare il paese con sé (una sorta di ultimo, drammatico, “muoia Sansone con tutti i Filistei”) per creare una situazione economica e sociale tanto grave da far passare in secondo piano le sue vicende giudiziarie è stato respinto al mittente grazie alla fermezza di Letta, che lo ha costretto a giocare a carte scoperte. E, si sa, Diabolik per vincere ha bisogno dei trucchi. Così il Pd ha dato un’insperata (e non pronosticabile) prova di compattezza, invece il Pdl  si è lacerato (peraltro, in poco meno di 12 ore). La gazzarra messa in scena da falchi, colombe, moderati, alfaniani e “populares” vari ha, di fatto, isolato lo sparuto gruppo di cortigiani rimasti – inossidabili – ai piedi del re.  E mentre Verdini piangeva (qui, da non perdere!), Bondi urlava (performance straordinaria, qui!) Berlusconi si è trovato costretto ad inseguire il “suo” centrodestra, i “suoi” soldati, il “suo” partito, tornando sui suoi passi e ponendo definitivamente una pietra tombale sul suo stesso modo di fare politica (modo a cui ormai praticamente sembra rimasto fedele il solo Brunetta. Che però non vale per uno intero). A prescindere da cosa possa votare la giunta venerdì, Berlusconi si è autodichiarato decaduto oggi.

Postille:

La voce sulla presunta nuova composizione della giunta in base all’eventuale nuovo gruppo di fuoriusciti del Pdl che avrebbe fatto slittare il voto credo sia stata, con semplicità, smentita chiaramente da Giornalettismo.com.

Bisognerebbe poi affrontare l’argomento M5S. Lo farò non appena i “cittadini” inizieranno ad esprimersi senza insulti, offese, minacce.

appunti sparsi, in ordine sparso.