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La donna dei fiori di carta

La donna dei fiori di carta - Longanesi
La donna dei fiori di carta – Longanesi

Non è solo un noir. Ne “La donna dei fiori di carta” si sovrappongono tanti generi letterari, uno per ogni storia raccontata e per ogni personaggio descritto. Lungo il filo delle parole dei protagonisti si trova il racconto di un viaggio e quello sulla ricerca e sulla conquista dell’amore. E’ tratteggiato il contesto sanguinoso e tragico delle trincee durante la prima guerra mondiale, ma non è un romanzo di guerra. C’è un mistero da risolvere e un affascinante personaggio seduto a fumare sul ponte del Titanic che affonda a cui dare un nome, ma non è un thriller (genere in cui, peraltro, Donato Carrisi eccelle). Ma ogni storia raccontata – e ogni genere affrontato – sembra incompiuta. La sensazione che manchi una frase, un passaggio, una battuta per completare lo sviluppo o concludere ogni intreccio colpisce dall’inizio alla fine. Lo stesso autore – nella nota conclusiva – racconta di come, prima di prendere questa forma, “La donna dei fiori di carta” sia stato un soggetto cinematografico e un monologo teatrale. Probabilmente la vera natura di questo libro è proprio quella descritta nelle sue pagine, quella di una storia nata per essere ascoltata, non letta.

La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert è, tutto sommato, un buon libro.

La verità sul caso Harry Quebert - Bompiani
La verità sul caso Harry Quebert – Bompiani

Non è un capolavoro, ma è un giallo ben impostato e ben sviluppato con tutte le caratteristiche dei thriller di successo. I personaggi sono tratteggiati con cura e, almeno quelli principali, in continua evoluzione – sia positiva che negativa – nel corso della storia. L’importanza del contesto sociale, la provincia americana, e delle sue dinamiche (tra il 1975 all’elezione di Obama del 2008) cresce nel corso della trama fino a diventarne elemento determinante. La tragica storia d’amore al centro della vicenda, quella tra il trentaquattrenne Harry Quebert e la quindicenne Nola Kellergan è raccontata secondo punti di vista diversi che si allontanano e riavvicinano progressivamente l’uno all’altro in un crescendo di colpi di scena imprevedibili ma al tempo stesso ben inseriti nella narrazione.

I passaggi a vuoto, però, ci sono. Sicuramente ha qualche pagina di troppo (770..). Qualche insistenza su particolari eccessivamente “giovanilistici” risulta eccessiva ma l’autore, Joel Dicker, è del 1985! Alcuni dei personaggi, piu’ o meno secondari sembrano caricature da serie tv, carichi di stereotipi e tratteggiati con una superficialità che stride con l’accuratezza usata per gli altri. Sembrano trovare spazio nella storia come se dovessero riempire qualche pagina prevista ma rimasta in bianco…ma per fortuna non stemperano la tensione creata dall’evoluzione della trama.

Insomma, un libro avvincente al punto giusto anche se imperfetto. Un’ottima lettura estiva, che consiglio. Con la speranza che l’autore sappia fermarsi e non ne faccia una serie, risparmiandoci “la seconda grande indagine di Marcus Goldman”.