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La verità è rivoluzionaria.

Sarò impopolare, ma a me della querelle sullo stipendio del capo di gabinetto del Sindaco di Roma non frega proprio niente. Quantomeno non in questo momento. Mi interessa che faccia bene il suo lavoro, e che lo faccia nell’interesse di tutti i romani. Ma soprattutto mi interessa che i cittadini da questa vicenda traggano spunto per iniziare a valutare ed eventualmente a mettere in discussione l’operato dell’Amministrazione che hanno chiamato a governare la città sulla base delle scelte che compie. E, magari, sulla base di quanto esse si discostino da quel “sentimento rivoluzionario” che ha generato il plebiscito di Giugno. Non può esistere, infatti, una rivoluzione che non sia generata da un desiderio diffuso di “vero”. E non può esserci “verità” raggiungibile senza critica, senza la capacità, e il coraggio, di andare al di là della propria (umana e ragionevole) parzialità. La critica è garanzia per la rivoluzione. La scuote, la frusta, la strazia a volte, ma la protegge. Ne custodisce l’integrità. E’ questo il corto circuito in corso. Quella evocata dalle grida “Onestà-Onestà” e celebrata dai link “Vergogna”-“In Galera”-“L’ha fatto davvero” è una rivoluzione che rifiuta il dubbio, che considera eretico l’approfondimento, che rigetta la critica: è una rivoluzione nata già regime. In cui tutto è slogan, insulto, spot. O anche sport, visto che siamo in periodo di Olimpiadi. Che magari a Tokio 2020 le medaglie potrebbero anche aumentare, basterebbe il campionato di condivisione seriale, specialità Tze-Tze, ItaliaRialzati e Orgoglioa5stelle.

verita

Clamoroso!

Dalla mezzanotte di ieri su Facebook gira questo titolo, questa immagine e questa notizia:

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Ovviamente si tratta di link e di siti della galassia di pseudo-informazione targata Casaleggio/5stelle.

Ora, a parte la notizia in sé (gravissima, sia chiaro) relativa all’arresto di un consigliere comunale del Pd di Siracusa per traffico di droga, con un imprevedibile slancio di generosità vorrei porre su alcuni aspetti della stessa l’attenzione di quei “megafoni” che livorosamente da ieri la rilanciano sulle loro bacheche:

  1. la notizia è del 29 aprile, non di ieri.
  2. L’immagine usata per attirare link è truffaldina, come si confà al sistema di comunicazione social pentastellato. Spiegone per i meno “attenti”: i poliziotti che sembrano uscire dalla sede del Partito Democratico sono in realtà quelli che ne sorvegliano l’accesso in occasione di particolari manifestazioni e/o incontri. Come avviene, peraltro, per tutte le sedi di partito. E meno male, dico io, visto l’odio generalizzato che “qualcuno” sta fomentando.
  3. Capisco l’ossessione per il Pd e, per carità, il sacrosanto sdegno per l’episodio in questione, ma con la politica questa notizia non ha nulla a che vedere. D’altronde, pensateci un attimo, sarebbe come se un link M5S trema! – Clamoroso! – Amministrazioni di Roma e Torino nel panico! portasse alle notizie della condanna di Grillo per omicidio colposo, dei suoi guai per abuso edilizio, o delle ripetute condanne per diffamazione.
  4. Non attaccate con la solfa del “i TG non ce lo dicono!!” perché la cosa ha avuto il risalto che meritava. Ad esempio: ANSA, LA REPUBBLICA, IL FATTO QUOTIDIANO, SECOLO D’ITALIA, IL GIORNALE, TG… Certo, i Telegiornali bisognerebbe guardarli. I quotidiani bisognerebbe leggerli. Mi rendo conto che Tze-Tze sia molto più comodo.

Quindi, o tu che da ieri indignato, schifato e incazzato, rilanci sulla tua pagina Facebook questo link sappi che stai rilanciando una notizia vecchia, di cui s’è già discusso e che non c’entra niente con la politica. E che, soprattutto, viene ciclicamente riproposta con l’unico scopo di far guadagnare soldi al “padrone del vapore” attraverso i click.

Insomma, amico mio, non è che stai proprio facendo la figura del genio.

Un’ultima cosa: PIDDIOTA – ONESTA’-ONESTA’ – CONDIVIDETE TUTTI – GOVERNO NEL PANICO. Me lo scrivo da solo, ma lo faccio per te. Voglio stimolarti a trovare altri argomenti ed altre parole. L’italiano è una lingua affascinante, offre infinite possibilità lessicali. Prova, ne rimarrai stupito!

La piazza.

Ieri ho seguito la chiusura della campagna elettorale della candidata del M5s a sindaco di Roma.

A scanso di equivoci (non dovrebbe esserci bisogno, ma meglio chiarire visti i tempi) non la sostengo, non ne condivido i contenuti (sparuti e confusi, peraltro), non ne stimo i modi, non ne apprezzo la sottomissione a contratti e penali.

Mi interessava osservare la “piazza” (diecimila, ventimila, o millemilionidimila che fossero). Non mi riferisco ai Meetup, alle reti cittadine, ai volontari del Movimento. Avversari politici di cui non condivido i contenuti, spesso non capisco i modi, non apprezzo la sottomissione ad un proprietario per metà entità web e per metà icona soprannaturale, ma a cui riconosco dedizione ed impegno. Mi riferisco a quella mescolanza di anti-tutto a cui il sistema costruito da Grillo e Casaleggio si rivolge e che, quotidianamente, accudisce e pasce. Anti-casta, anti-politica, anti-pd, anti-renzi. Adesso anche anti-benigni e anti-riforme. E quindi (anzi, di conseguenza) anti-migranti, anti-negri, anti-froci, anti-zingari. A cui non viene fatto mancare un link quotidiano su Renzi asfaltato e sulla Boschi distrutta da condividere tutti!!!, da alternare alla disinformazione xenofoba dei siti di bufale. Affinché il rancoroso malessere di chi non è in grado, o non vuole distinguere ReBubblica da “la Repubblica”, il CoRiere dal “Corriere della Sera”, il Massaggio da “Il Messaggero” e il Fattone dal “Fatto quotidiano” diventi, in un click, moneta sonante per i paladini della loro (presunta) libertà.

Era a loro che si rivolgevano ieri le sentenze del “Dibba”, le roche grida della Taverna, l’incomprensibile soliloquio di Fo, gli occhi sgranati della Raggi. Interessati ad ingrassare le fila di quel coro di “contro” più che a far luce sull’impegno di altri. Perché facendo la voce più grossa, urlando più forte, anche una dittatura può essere spacciata per libertà.

Contraddizioni e coerenza.

Sui diritti bisogna essere partigiani. Bisogna scegliere da che parte stare e in quale direzione andare, anche a costo di contraddire “la Ditta”. Di contraddire “il Capo”. O il Parroco. Anche, e soprattutto, a costo di contraddirsi. Di discutere, di dividersi, di lacerarsi.

E sui diritti, è partigiano questo Partito Democratico che non è mai “abbastanza di sinistra”, “zeppo di democristiani”, che “guarda sempre più a destra”. Che però non ha accettato il compromesso di una “leggina” stitica fatta con le palle al piede Alfano e Giovanardi (do you remember i D.I.CO. della coppia Pollastrini/Bindi?).

Che per una battaglia di civiltà ha cercato i voti del M5s. Quelli del “voteremo (o non voteremo) sempre per il bene del paese”. E che infatti così faranno. Per il paese degli Adinolfi, delle scritte sul Pirellone, dei fascismi. Quando si dice, la coerenza.

Le vittoriose sconfitte

Il Pd ha perso il ballottaggio a Livorno. E a Perugia, Potenza e Padova.

Ok. Sembra assurdo ma è l’evidenza.

Ci deve ragionare, il Pd. E soprattutto Matteo Renzi. Che senza dubbio deve finire di scardinare quelle che – a mio avviso perfettamente – il segretario ha definito “vecchie rendite”. Ma che deve anche leggere questi risultati come un segnale chiaro: in questo momento a nessuno si perdonano “perdite di tempo” e “tentennamenti”. E proprio per questo: riforme, subito. E risultati, ancora prima.

In modo che poi, senza le vecchie rendite, si vinca ancora meglio. Anche a Livorno, a Perugia, Potenza e Padova.

P.S. La battuta “la sinistra perde Livorno. Ma non c’era già il Pd??” era un po’ scontata, ma mi ha fatto ridere parecchio!