Inter-Roma 1-0. Scritti corsari.

Che poi, a ricordare i quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini c’ha pensato la Roma. In anticipo di qualche ora su istituzioni, intellettuali, ministri, critici e letterati.

C’ha pensato con le mani di Handanovic che arrivavano a destra, a sinistra, in alto e in basso. E con quella di Pjanic, che sarebbe stato meglio non fosse arrivata da nessuna parte. C’ha pensato con i rimpalli in area di Salah e con la lentezza esacerbante con cui Dzeko ha cercato il tap-in invece di spaccare palla, porta, difensore e rete. C’ha pensato con l’esultanza di Medel, con quell’attaccatura dei capelli così impietosamente vicina agli occhi che neanche in una sgangherata saga fantasy.

C’ha pensato la Roma perchè la storia della Roma è circolare, gattopardesca, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero*. Dovrebbe imparare, questa Squadra speciale nel vivere alla grande ma con le pezze al culo che i suoi vizi sono ciclici, e si ripetono incarnati da uomini diversi*.

E invece no, non impara mai.

E invece Handanovic, Dzeko, Salah, Medel.

*Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975.

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