I bastardi di Pizzofalcone. Un bel libro.

Una ricca signora trovata morta in casa, tra la sua collezione di sfere di vetro con dentro la neve. Nessun segno di effrazione, nessun sospetto se non il marito – notaio della Napoli bene –  infedele. Se fosse un giallo, sarebbe un giallo di quart’ordine.

Maurizio De Giovanni, I bastardi di Pizzofalcone, Einaudi.
Maurizio De Giovanni, I bastardi di Pizzofalcone, Einaudi.

Ma I Bastardi di Pizzofalcone è un noir vero, intenso. De Giovanni fa in modo che al lettore della trama importi davvero poco. La storia – quella vera – quella che spinge a leggere e magari a rileggere, la detta Napoli. Una Napoli a cui l’autore non fa sconti, ma alla quale non lesina carezze evidenziando le quotidiane e contemporanee sfumature di rabbia ed allegria. Di caos coinvolgente e latente solitudine. Contrasti aspri, che danno luogo a incontri/scontri diretti e fulminanti. La povertà sgraziata di un basso con l’arrogante sfoggio di ricchezza del circolo nautico. La convulsa animosità di un vico con la flemmatica agiatezza di un importante studio notarile. La vita ideale, sognata da tutti, con le miserie e le meschinità e degli uomini. Diverse e uguali in ogni quartiere, in ogni ceto sociale. Su cui l’autore indugia a lungo, senza mai giudicare. Ma senza fornire alibi a nessuno. Neanche ai protagonisti. Quelli chiamati a ricomporre il nucleo operativo del commissariato di Pizzofalcone, nel cuore di Napoli, sono tutto fuorchè eroi nel senso più classico e nobile del termine. Reietti. Scarti. Con le stesse meschinità, le stesse miserie e gli stessi strazi delle strade e dei quartieri che attraversano.

Un bel libro.

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