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L’inferno di leggere “Inferno”.

Nel 2004 il Codice da Vinci mi era sembrato un bellissimo thriller. Intrigante, curioso, ricco di suspence. Un libro “da vacanza, ovviamente. Non un capolavoro della letteratura mondiale, ma una bella idea. Angeli e Demoni mi aveva lasciato…diciamo perplesso, nonostante l’ambientazione romana. Così come mi hanno lasciato perplesso le trasposizioni cinematografiche di entrambi i libri. Con Tom Hanks credibile nel discettare di arte, storia, filosofia e religione come un pinguino nel deserto del Sahara. Ho saltato a piè pari Crypto, la Verità del ghiaccio e Il simbolo perduto perchè ritengo sia altamente improbabile per uno scrittore produrre thriller di livello a scadenza periodica. Se non in casi rarissimi, ai quali non mi sembra appartenere Dan Brown.

Inferno, Dan Brown - Mondadori
Inferno, Dan Brown – Mondadori

Di Inferno mi ha incuriosito, ovviamente, l’ambientazione italiana. Ma se avessi voluto una guida storico-artistica di Firenze credo che avrei potuto trovare certamente di meglio in qualsiasi edicola della stazione di Santa Maria Novella. E in merito alle citazioni del poema di Dante, i libri del liceo sono infinitamente piu’ accattivanti. Se c’è infatti una cosa che non sopporto, anzi che mi fa proprio rabbia, è avere il ritmo della trama spezzato da lunghe descrizioni che, piu’ che parti integranti dell’opera, sembrano essere sterili dimostrazioni di cultura da parte dell’autore. Ecco, il libro è tutto così. Ora, capisco che il personaggio – Robert Langdon – sia un professore di iconologia religiosa all’Università di Harvard, ma trovo comunque altamente improbabile che un docente, per quanto preparato ed esperto, se inseguito da uomini armati vada in giro declamando nozioni sulla bellezza delle architetture che incontra e sulle biografie degli artisti che le hanno realizzate. Il tutto all’interno di una serie estenuante di fughe da Firenze a Venezia, da Venezia a Istanbul, fino poi a Ginevra, durante le quali i cattivi diventano buoni, i buonissimi diventano cattivissimi e i cattivissimi tutto sommato per i buoni un po’ di ragione ce l’hanno.

Insomma, un inferno.

La lama del rasoio.

Massimo Lugli, "La lama del rasoio" - Newton&Compton
Massimo Lugli, “La lama del rasoio” – Newton&Compton

Ho comprato questo piccolo libro della Newton&Compton casualmente, pescandolo in una montagna di copie della stessa collana sistemate (strategicamente) accanto alla cassa di una libreria. Mi aveva incuriosito – lo confesso – il prezzo (0,99€) e l’insieme incredibilmente eterogeno di autori. Lugli accanto a Dostoevskij, in effetti, può sembrare una forzatura… Ma nonostante l’edizione ultraeconomica e ultratascabile il thriller vale racconti ben più celebrati (e ben più costosi). La penna dell’autore, inviato di “Repubblica” per la cronaca nera, è affilata come la lama che da il titolo al libro. La trama si complica e si arricchisce progressivamente partendo da una serie di delitti che, inizialmente, sembrano privi di collegamento e che saranno il pretesto per descrivere figure e scorci di società diversi e incompatibili. E questa diffusa incompatibilità è la caratteristica del protagonista, Marcello Mastrantonio, un funzionario della squadra Mobile “sui generis” (che “stancamente” si avvicina alle ferie), che tra arti marziali – di cui, d’altronde, Lugli è istruttore – e illuminazioni buddiste regge il confronto con vale personaggi della letteratura più conosciuti e famosi. Una lettura veloce, economica, ma cruda come nella tradizione dei migliori thriller!

P.S.: non ho resistito e ho comprato anche Dostoevskij, però.

La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert è, tutto sommato, un buon libro.

La verità sul caso Harry Quebert - Bompiani
La verità sul caso Harry Quebert – Bompiani

Non è un capolavoro, ma è un giallo ben impostato e ben sviluppato con tutte le caratteristiche dei thriller di successo. I personaggi sono tratteggiati con cura e, almeno quelli principali, in continua evoluzione – sia positiva che negativa – nel corso della storia. L’importanza del contesto sociale, la provincia americana, e delle sue dinamiche (tra il 1975 all’elezione di Obama del 2008) cresce nel corso della trama fino a diventarne elemento determinante. La tragica storia d’amore al centro della vicenda, quella tra il trentaquattrenne Harry Quebert e la quindicenne Nola Kellergan è raccontata secondo punti di vista diversi che si allontanano e riavvicinano progressivamente l’uno all’altro in un crescendo di colpi di scena imprevedibili ma al tempo stesso ben inseriti nella narrazione.

I passaggi a vuoto, però, ci sono. Sicuramente ha qualche pagina di troppo (770..). Qualche insistenza su particolari eccessivamente “giovanilistici” risulta eccessiva ma l’autore, Joel Dicker, è del 1985! Alcuni dei personaggi, piu’ o meno secondari sembrano caricature da serie tv, carichi di stereotipi e tratteggiati con una superficialità che stride con l’accuratezza usata per gli altri. Sembrano trovare spazio nella storia come se dovessero riempire qualche pagina prevista ma rimasta in bianco…ma per fortuna non stemperano la tensione creata dall’evoluzione della trama.

Insomma, un libro avvincente al punto giusto anche se imperfetto. Un’ottima lettura estiva, che consiglio. Con la speranza che l’autore sappia fermarsi e non ne faccia una serie, risparmiandoci “la seconda grande indagine di Marcus Goldman”.