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L’autodecadenza del Sovrano.

Stavolta qualcuno ha dimostrato che, volendo, si può trovare un modo per perdere ancor piu’ fragoroso di quelli solitamente scelti dal Partito Democratico. Chiariamolo subito, queste larghe intese non mi fanno impazzire (anzi, sfido a trovare qualcuno a cui facciano impazzire!) ma aprire adesso una crisi di governo sarebbe stato un suicidio per l’Italia. Anzi, un omicidio (il cui colpevole peraltro sarebbe stato sotto gli occhi di tutti). Però stavolta il tentativo di Berlusconi di far annegare il paese con sé (una sorta di ultimo, drammatico, “muoia Sansone con tutti i Filistei”) per creare una situazione economica e sociale tanto grave da far passare in secondo piano le sue vicende giudiziarie è stato respinto al mittente grazie alla fermezza di Letta, che lo ha costretto a giocare a carte scoperte. E, si sa, Diabolik per vincere ha bisogno dei trucchi. Così il Pd ha dato un’insperata (e non pronosticabile) prova di compattezza, invece il Pdl  si è lacerato (peraltro, in poco meno di 12 ore). La gazzarra messa in scena da falchi, colombe, moderati, alfaniani e “populares” vari ha, di fatto, isolato lo sparuto gruppo di cortigiani rimasti – inossidabili – ai piedi del re.  E mentre Verdini piangeva (qui, da non perdere!), Bondi urlava (performance straordinaria, qui!) Berlusconi si è trovato costretto ad inseguire il “suo” centrodestra, i “suoi” soldati, il “suo” partito, tornando sui suoi passi e ponendo definitivamente una pietra tombale sul suo stesso modo di fare politica (modo a cui ormai praticamente sembra rimasto fedele il solo Brunetta. Che però non vale per uno intero). A prescindere da cosa possa votare la giunta venerdì, Berlusconi si è autodichiarato decaduto oggi.

Postille:

La voce sulla presunta nuova composizione della giunta in base all’eventuale nuovo gruppo di fuoriusciti del Pdl che avrebbe fatto slittare il voto credo sia stata, con semplicità, smentita chiaramente da Giornalettismo.com.

Bisognerebbe poi affrontare l’argomento M5S. Lo farò non appena i “cittadini” inizieranno ad esprimersi senza insulti, offese, minacce.

La spina staccata.

Aumento dell’IVA al 22%. Le accise sulla benzina. L’aumento degli acconti delle imposte. Il bluff dell’abolizione dell’IMU con l’introduzione della Service Tax. Tutte cose recenti, recentissime. Allora mi chiedo, chi stacca la spina a chi? Una politica inconcludente, meschina, affaristica, inetta, collusa, ha staccato la spina alle piccole imprese, alle famiglie, alle attività a conduzione familiare. Ha staccato la spina ai consumi e al commercio. Al ceto medio e ai meno abbienti. Ha staccato la spina alle speranze dei precari, al “popolo delle partite Iva” e dei lavori saltuari. Nel frattempo, tra le sicure e spesse mura della propria cas(t)a, dal Quirinale al Parlamento, da Palazzo Chigi a palazzo Grazioli (passando per il Nazareno) la stessa politica si preoccupa di come arrivare, possibilmente a piede libero, alle prossime elezioni [qui]. Dichiara di voler cambiare la legge elettorale, ma insulta e affossa chi lo propone in aula [qui]. Dichiara di non essere interessata a “governicchi” [qui]. E si prepara a compilare le liste per garantirsi ancora uno scranno con bella vista sul naufragio del paese.

Da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità.

Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia sono personalità talmente note per le loro attività e i risultati conseguiti da considerarsi portatrici di curricula e di doti davvero eccezionali, come attesta il prestigio mondiale di cui sono circondate. In particolare Elena Cattaneo è una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermatasi, la cui scelta ha anche il valore di un forte segno di apprezzamento, incoraggiamento e riferimento per l’impegno di vaste schiere di italiane e italiani di nuove generazioni dedicatisi con passione, pur tra difficoltà, alla ricerca scientifica.

Sono le parole con cui il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha accompagnato la nomina dei nuovi 4 senatori a vita. Quanto è vero.

Io ho sempre forti dubbi sulla nomina di Senatori a vita. Credo sia una carica a cui debbano accedere solo i Presidenti Emeriti della Repubblica. Mi piacerebbe che, per quei cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario – come recita il comma 2 dell’art. 59 della nostra Costituzione – avessero senso quelle altissime onorificenze di cui invece, in Italia, si abusa.

Meglio Abbado di Calderoli, penserà qualcuno. Certo, non c’è dubbio. Ma può bastare la presenza del Maestro Abbado per stimolare questo (o il prossimo) Parlamento a legiferare sulla Cultura? Non è bastata la presenza del Premio Nobel per la medicina Rita-Levi Montalcini  ad evitare che i precedenti governi disastrassero l’istruzione e la ricerca. E la resistenza ai tentativi berlusconiani di scempiare la Costituzione la dobbiamo, come giusto, ai caparbi impulsi del Presidente Emerito Scalfaro, non certo a quelle personalità nominate per meriti in campi artistici e sociali (a cui – sia detto per chiarezza – va tutta la mia stima. Mario Luzi, ad esempio, è stato un poeta eccelso).

Politica (nel senso greco di amministrazione della “polis”, della comunità, per il bene di tutti) possono – anzi, dovrebbero – farla tutti. A tutte le età. In tutti i settori. Per questo se le onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica fossero davvero ristrette alle più grandi personalità del paese nei diversi campi, potrebbero formare quel gruppo di “saggi” (per usare termini in voga di questi tempi) da cui parlamento e il governo possano ricevere stimoli, pareri, e – perché no? – soluzioni. Invece si corre il rischio di svilirne l’importanza, in un agone politico come quello di questa stramaledetta terza repubblica. Improvvisato, impreparato, imbarbarito. Chi non ricorda “le stampelle” che i fascisti de La Destra volevano recapitare a casa della senatrice Montalcini?

Sarà difficile che, in questo contesto, i loro voti e le loro opinioni siano percepite da tutte le parti politiche come super partes e non come ancore di salvataggio per un governo e una coalizione. Starà a loro non cadere in  protagonismi e non prestarsi ad operazioni politiche “spericolate”. Vedremo. Insomma, parafrasando Spider-Man, si potrebbe dire che “da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità”.

Una curiosità. Adesso che – di fatto – è anche un  protagonista della vita politica, Renzo Piano potrà lavorare in Italia in progetti finanziati o cofinanziati dallo Stato o si incorrerebbe nell’ennesimo conflitto di interessi made in Italy?

Il gioco delle tre tasse.

Che poi, anche a guardarlo bene, Letta è veramente insospettabile. Distinto, educato, sobrio, pacato. Il signore elegante che tutti gli anziani vorrebbero come vicino di casa, quello che non perde la calma alle riunioni condominiali. Quello che, per fare una cena tra amici in balcone, avvisa i vicini con un biglietto nella cassetta condominiale e si scusa in anticipo per l’eventuale disturbo. Quello che non dice mai una parola sopra le righe.

Insomma, quello che nessuno si aspetterebbe di vedere con il banchetto rimovibile e due complici accanto (uno un distinto signore anziano con un loden ormai un po’ liso, l’altro basso, molto, e incarognito), pronto a imbastire il gioco delle tre carte agli sprovveduti che gli passano accanto.

Venghino venghino siore e siori! L’abolizione vince, la tassa perde! Dov’è l’abolizione?

Venghino venghino, si rischia poco e si vince molto! L’abolizione vince, l’IMU perde! Dov’è l’abolizione?

L’abolizione vince, l’IMU perde, dove’è l’abolizione? Eccola! Guardate quant’è semplice, l’abolizione vince, l’IMU perde!

Puntate siore e siori, puntate! Dov’è l’abolizione? Puntate, è facile!

Qui? Peccato, qui c’è la Service Tax!

Insomma, il Consiglio dei Ministri del Governo Letta, in pompa magna ha annunciato la cancellazione dell’IMU sulla prima casa e sull’agricoltura per il 2013. Praticamente, il Premier (del Partito Democratico) di un governo di larghe intese (dove il Partito Democratico è il Partito di maggioranza, anche se di poco) ha realizzato il punto su cui Berlusconi ha impostato tutta la sua campagna elettorale. E come da tradizione berlusconiana ne ha scaricato il peso sui comuni: “La service tax è un’imposta federalista che fa scattare il meccanismo della responsabilità. I sindaci saranno protagonisti”. Che larghe intese significhi davvero “Intendiamoci su cosa preferisce Berlusconi”?

Una condanna può fermare Diabolik?

Giovedì 1 Agosto 2013. La corte di Cassazione ha confermato la condanna di Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, chiedendo alla Corte d’Appello di rideterminare la pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici. La condanna è definitiva, e definitivamente indiscutibile è il reato: frode al fisco. Questo è il fatto, nudo e crudo.

[Non si tratta di un’evasione di sopravvivenza ma proprio di un reato in questo caso. Il viceministro Fassina può stare tranquillo. NDR].

Paradossalmente, però, oggi il reato – o i reati – commessi da Berlusconi smettono di essere tra i nodi cruciali del dibattito politico italiano. Quelle che iniziano oggi sono due partite distinte l’una dall’altra e al tempo stesso pericolosamente intrecciate l’una con l’altra. Una in seno alla destra; l’altra, strano a dirsi, nel cuore del centrosinistra. Più precisamente nel Partito Democratico.

Il PDL si troverà a fronteggiare, per la prima volta in modo chiaro e definito – anche definitivo mi verrebbe da dire e da sperare… – la “strenua resistenza” dei fedelissimi del Cavaliere, pronti ad uno scontro frontale con la magistratura (i nemici di sempre) per mantenere vivo quello “Stato a parte” (lucidamente descritto da Ezio Mauro nell’editoriale di oggi su “la Repubblica”) in cui si muovono dal 1994 e i mal di pancia dei rappresentanti delle richieste di evoluzione del centrodestra verso forme, modalità e tematiche dal respiro certamente più ampio. Richieste, va detto, che non hanno significativi portavoce in Parlamento ma che potrebbero avere presa maggiore a livello territoriale.

Il Partito Democratico si trova, di fatto, già diviso. Che strano.

Da una parte l’esperienza di governo di larghe intese, con Berlusconi stesso. il Premier Letta è stato più volte messo al sicuro, almeno a parole, dallo stesso Berlusconi. Cioè dallo stesso avversario politico. Dallo stesso condannato. Che in questo modo ruba per l’ennesima volta la scena, impossessandosi con la forza del ruolo del “buono”, che seppur “perseguitato” garantisce il sostegno necessario al governo e l’impegno promesso al paese per affrontare le urgenze economiche e sociali. Dall’altra parte le anime più inclini ad una rapida revisione degli obiettivi del governo, coscienti che la condanna sia la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza chiesta (e imposta) al proprio elettorato. E, quindi, decisi a “staccare la spina” all’esecutivo dopo la realizzazione di una nuova legge elettorale e l’inquadramento de quella di stabilità: Civati ne è l’esempio più chiaro e coerente. 

Da sospettoso complottista come spesso mi piace essere però, la teatralità del messaggio diffuso in rete ieri sera mi fa pensare ad ennesimo trabocchetto preparato da Berlusconi in cui il PD rischia di cadere con tutte le scarpe. I “contraccolpi” per il governo ci saranno, c’è poco da fare. Lo ha detto chiaramente anche il premier Letta, augurandosi però che non ci siano mosse azzardate da parte del PDL. Praticamente una richiesta formale di appoggio ai ministri che del PDL sono anche esponenti di vertice (Alfano, Lupi, Lorenzin ecc.). Se però i possibili contraccolpi fossero una serie piuttosto ritmata di “spallatine” con l’obiettivo di logorare e ampliare la divisione all’interno del PD fino a farla diventare uno squarcio insanabile? Le prospettive per il centrodestra cambierebbero. Sarebbero infatti le divisioni del centrosinistra a far cadere il governo “di pacificazione sociale” interrompendo il processo di risanamento (presunto) dell’economia. E questa potrebbe essere, ancora una volta, una carta decisiva da giocare in una campagna elettorale (più o meno improvvisa) a cui il PD arriverebbe comunque dilaniato da un congresso che ancora una volta si prospetta logorante.

Attenzione quindi a cantare vittoria e a stappare lo champagne. Avrò letto troppi fumetti di Diabolik ma… “nessuno è mai riuscito a prendere il genio del male” (Eva Kant in “Sepolto Vivo”).