Da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità.

Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia sono personalità talmente note per le loro attività e i risultati conseguiti da considerarsi portatrici di curricula e di doti davvero eccezionali, come attesta il prestigio mondiale di cui sono circondate. In particolare Elena Cattaneo è una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermatasi, la cui scelta ha anche il valore di un forte segno di apprezzamento, incoraggiamento e riferimento per l’impegno di vaste schiere di italiane e italiani di nuove generazioni dedicatisi con passione, pur tra difficoltà, alla ricerca scientifica.

Sono le parole con cui il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha accompagnato la nomina dei nuovi 4 senatori a vita. Quanto è vero.

Io ho sempre forti dubbi sulla nomina di Senatori a vita. Credo sia una carica a cui debbano accedere solo i Presidenti Emeriti della Repubblica. Mi piacerebbe che, per quei cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario – come recita il comma 2 dell’art. 59 della nostra Costituzione – avessero senso quelle altissime onorificenze di cui invece, in Italia, si abusa.

Meglio Abbado di Calderoli, penserà qualcuno. Certo, non c’è dubbio. Ma può bastare la presenza del Maestro Abbado per stimolare questo (o il prossimo) Parlamento a legiferare sulla Cultura? Non è bastata la presenza del Premio Nobel per la medicina Rita-Levi Montalcini  ad evitare che i precedenti governi disastrassero l’istruzione e la ricerca. E la resistenza ai tentativi berlusconiani di scempiare la Costituzione la dobbiamo, come giusto, ai caparbi impulsi del Presidente Emerito Scalfaro, non certo a quelle personalità nominate per meriti in campi artistici e sociali (a cui – sia detto per chiarezza – va tutta la mia stima. Mario Luzi, ad esempio, è stato un poeta eccelso).

Politica (nel senso greco di amministrazione della “polis”, della comunità, per il bene di tutti) possono – anzi, dovrebbero – farla tutti. A tutte le età. In tutti i settori. Per questo se le onorificenze conferite dal Presidente della Repubblica fossero davvero ristrette alle più grandi personalità del paese nei diversi campi, potrebbero formare quel gruppo di “saggi” (per usare termini in voga di questi tempi) da cui parlamento e il governo possano ricevere stimoli, pareri, e – perché no? – soluzioni. Invece si corre il rischio di svilirne l’importanza, in un agone politico come quello di questa stramaledetta terza repubblica. Improvvisato, impreparato, imbarbarito. Chi non ricorda “le stampelle” che i fascisti de La Destra volevano recapitare a casa della senatrice Montalcini?

Sarà difficile che, in questo contesto, i loro voti e le loro opinioni siano percepite da tutte le parti politiche come super partes e non come ancore di salvataggio per un governo e una coalizione. Starà a loro non cadere in  protagonismi e non prestarsi ad operazioni politiche “spericolate”. Vedremo. Insomma, parafrasando Spider-Man, si potrebbe dire che “da un grande riconoscimento derivano grandi responsabilità”.

Una curiosità. Adesso che – di fatto – è anche un  protagonista della vita politica, Renzo Piano potrà lavorare in Italia in progetti finanziati o cofinanziati dallo Stato o si incorrerebbe nell’ennesimo conflitto di interessi made in Italy?

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