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Il gioco delle tre tasse.

Che poi, anche a guardarlo bene, Letta è veramente insospettabile. Distinto, educato, sobrio, pacato. Il signore elegante che tutti gli anziani vorrebbero come vicino di casa, quello che non perde la calma alle riunioni condominiali. Quello che, per fare una cena tra amici in balcone, avvisa i vicini con un biglietto nella cassetta condominiale e si scusa in anticipo per l’eventuale disturbo. Quello che non dice mai una parola sopra le righe.

Insomma, quello che nessuno si aspetterebbe di vedere con il banchetto rimovibile e due complici accanto (uno un distinto signore anziano con un loden ormai un po’ liso, l’altro basso, molto, e incarognito), pronto a imbastire il gioco delle tre carte agli sprovveduti che gli passano accanto.

Venghino venghino siore e siori! L’abolizione vince, la tassa perde! Dov’è l’abolizione?

Venghino venghino, si rischia poco e si vince molto! L’abolizione vince, l’IMU perde! Dov’è l’abolizione?

L’abolizione vince, l’IMU perde, dove’è l’abolizione? Eccola! Guardate quant’è semplice, l’abolizione vince, l’IMU perde!

Puntate siore e siori, puntate! Dov’è l’abolizione? Puntate, è facile!

Qui? Peccato, qui c’è la Service Tax!

Insomma, il Consiglio dei Ministri del Governo Letta, in pompa magna ha annunciato la cancellazione dell’IMU sulla prima casa e sull’agricoltura per il 2013. Praticamente, il Premier (del Partito Democratico) di un governo di larghe intese (dove il Partito Democratico è il Partito di maggioranza, anche se di poco) ha realizzato il punto su cui Berlusconi ha impostato tutta la sua campagna elettorale. E come da tradizione berlusconiana ne ha scaricato il peso sui comuni: “La service tax è un’imposta federalista che fa scattare il meccanismo della responsabilità. I sindaci saranno protagonisti”. Che larghe intese significhi davvero “Intendiamoci su cosa preferisce Berlusconi”?

Una condanna può fermare Diabolik?

Giovedì 1 Agosto 2013. La corte di Cassazione ha confermato la condanna di Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, chiedendo alla Corte d’Appello di rideterminare la pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici. La condanna è definitiva, e definitivamente indiscutibile è il reato: frode al fisco. Questo è il fatto, nudo e crudo.

[Non si tratta di un’evasione di sopravvivenza ma proprio di un reato in questo caso. Il viceministro Fassina può stare tranquillo. NDR].

Paradossalmente, però, oggi il reato – o i reati – commessi da Berlusconi smettono di essere tra i nodi cruciali del dibattito politico italiano. Quelle che iniziano oggi sono due partite distinte l’una dall’altra e al tempo stesso pericolosamente intrecciate l’una con l’altra. Una in seno alla destra; l’altra, strano a dirsi, nel cuore del centrosinistra. Più precisamente nel Partito Democratico.

Il PDL si troverà a fronteggiare, per la prima volta in modo chiaro e definito – anche definitivo mi verrebbe da dire e da sperare… – la “strenua resistenza” dei fedelissimi del Cavaliere, pronti ad uno scontro frontale con la magistratura (i nemici di sempre) per mantenere vivo quello “Stato a parte” (lucidamente descritto da Ezio Mauro nell’editoriale di oggi su “la Repubblica”) in cui si muovono dal 1994 e i mal di pancia dei rappresentanti delle richieste di evoluzione del centrodestra verso forme, modalità e tematiche dal respiro certamente più ampio. Richieste, va detto, che non hanno significativi portavoce in Parlamento ma che potrebbero avere presa maggiore a livello territoriale.

Il Partito Democratico si trova, di fatto, già diviso. Che strano.

Da una parte l’esperienza di governo di larghe intese, con Berlusconi stesso. il Premier Letta è stato più volte messo al sicuro, almeno a parole, dallo stesso Berlusconi. Cioè dallo stesso avversario politico. Dallo stesso condannato. Che in questo modo ruba per l’ennesima volta la scena, impossessandosi con la forza del ruolo del “buono”, che seppur “perseguitato” garantisce il sostegno necessario al governo e l’impegno promesso al paese per affrontare le urgenze economiche e sociali. Dall’altra parte le anime più inclini ad una rapida revisione degli obiettivi del governo, coscienti che la condanna sia la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza chiesta (e imposta) al proprio elettorato. E, quindi, decisi a “staccare la spina” all’esecutivo dopo la realizzazione di una nuova legge elettorale e l’inquadramento de quella di stabilità: Civati ne è l’esempio più chiaro e coerente. 

Da sospettoso complottista come spesso mi piace essere però, la teatralità del messaggio diffuso in rete ieri sera mi fa pensare ad ennesimo trabocchetto preparato da Berlusconi in cui il PD rischia di cadere con tutte le scarpe. I “contraccolpi” per il governo ci saranno, c’è poco da fare. Lo ha detto chiaramente anche il premier Letta, augurandosi però che non ci siano mosse azzardate da parte del PDL. Praticamente una richiesta formale di appoggio ai ministri che del PDL sono anche esponenti di vertice (Alfano, Lupi, Lorenzin ecc.). Se però i possibili contraccolpi fossero una serie piuttosto ritmata di “spallatine” con l’obiettivo di logorare e ampliare la divisione all’interno del PD fino a farla diventare uno squarcio insanabile? Le prospettive per il centrodestra cambierebbero. Sarebbero infatti le divisioni del centrosinistra a far cadere il governo “di pacificazione sociale” interrompendo il processo di risanamento (presunto) dell’economia. E questa potrebbe essere, ancora una volta, una carta decisiva da giocare in una campagna elettorale (più o meno improvvisa) a cui il PD arriverebbe comunque dilaniato da un congresso che ancora una volta si prospetta logorante.

Attenzione quindi a cantare vittoria e a stappare lo champagne. Avrò letto troppi fumetti di Diabolik ma… “nessuno è mai riuscito a prendere il genio del male” (Eva Kant in “Sepolto Vivo”). 

Nomine, stipendi, competenze. La cultura e’ un settore “pro bono”?

E’ uno scandalo che il direttore di un importante ente di ricerca riceva uno stipendio? Assolutamente no, ci mancherebbe. Anzi. Lo stipendio dovrebbe essere anche direttamente proporzionale ai risultati raggiunti dall’ente di ricerca stesso. Convegni, pubblicazioni, analisi, borse di studio, biblioteche e archivi consultabili online sono un esempio di quello di cui, un direttore, si dovrebbe occupare. Non poco.

Poniamo il caso che questo ente di ricerca sia una fondazione costituita nel luglio 2009 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sia presieduta dall’ex deputata Giovanna Melandri ed ospiti due musei (il MAXXI Architettura e il MAXXI Arte).

In questo caso la questione risulta un po’ più delicata.

Inanzitutto per la “storia” della nomina. Effettuata nel 2012 dall’ex Ministro per i Beni e le Attività Culturali Ornaghi, dopo il periodo di commissariamento – guidato dal segretario generale del Ministero Antonia Pasqua Recchia – a seguito delle dimissioni dei vertici (il presidente Pio Baldi, il vicepresidente Roberto Grossi, il consigliere d’amministrazione Stefano zecchi) per la mancata approvazione del bilancio per l’anno 2012 da parte del consiglio di amministrazione. Una situazione difficile, quindi, a cui hanno fatto seguito numerose polemiche (bipartisan) sulla scelta della figura dell’onorevole. Superato il limite dei 15 anni in parlamento, infatti, per una regola del PD Giovanna Melandri non sarebbe stata ricandidata. Scranno parlamentare perso, poltrona trovata. La cultura, dunque, si conferma come il Jurassik Park prediletto della politica nazionale o locale dove continuare a far “pascolare” dinosauri.

La questione risulta anche delicata perché, per sedare le polemiche, venne annunciato che la neo presidente avrebbe lavorato “totalmente gratuitamente”. “Pro bono” per rimanere sui termini utilizzati in questi giorni. Ecco quindi trovare giustificazione le polemiche attuali, visto che mercoledì, invece, il Consiglio di Amministrazione discuterà proprio dello stipendio del presidente.

Credo però sia sbagliato il taglio dato alla polemica. Il concetto che trovo incredibilmente irrispettoso, infatti, non è l’attribuzione dello stipendio ma è quello sintetizzato dai due avverbi “totalmente gratuitamente”. Irrispettoso perché ufficializza il concetto che in alcuni settori (e quello culturale la fa da padrone) si possa lavorare – anzi, quasi si debba – “gratis”. Per passatempo. Per passione. In barba agli studi, agli esami, alle abilitazioni professionali, ai sacrifici, alla gavetta che storici dell’arte, guide turistiche, archeologi e ricercatori sostengono durante la loro formazione. Che non è corta. e nemmeno facile, come invece sostengono in molti.

Trovo quindi normale che, vista la portata dei soggetti coinvolti, un giornalista come Gian Antonio Stella si occupi della questione sulle pagine del Corriere della Sera mettendo bene in evidenza tutte le contraddizioni e le superficialità. Trovo però altrettanto normale che il direttore di una fondazione di tal portata abbia uno stipendio. Che sia garanzia di impegno totalizzante ed esclusivo. Senza distrazioni. Stipendio, però, che deve essere in linea con i risultati raggiunti o gli obiettivi da raggiungere. Una soluzione l’ho proposta, inascoltato, tante volte: attribuzione di retribuzione variabile per direttori e manager basata su un budget predefinito con riferimento alla “regola” di Adriano Olivetta; attribuzione dei contributi statali in base all’analisi di progetti annuali (o biennali) di attività e sviluppo, progetti quadriennali in caso di ricerca (contributo anche per progetti pluriennali da erogarsi comunque in base a step annuali); verifica di ogni step e dei risultati raggiunti annualmente (l’eventuale non raggiungimento degli obiettivi prefissati deve comportare la riduzione su base percentuale del finanziamento all’ente per l’anno successivo e la riduzione dello stipendio della direzione e dei manager incaricati).

Quello che invece non trovo affatto normale e continua a stupirmi è la frequenza con cui dinamiche come questa – che, essendo di ambito nazionale, giustamente finisce sui giornali – siano la norma in ambito locale. Quante aree archeologiche, a Milano ad esempio, sono aperte gratuitamente dai volontari? In quante occasioni a Roma vengono affidate ai volontari giornate di apertura di spazi monumentali? Ho scelto come esempio queste due città non a caso, come simbolo di un’abitudine “bipartisan” (la Milano di Pisapia e la Roma fino a poche settimane fa di Alemanno). Se questo sistema continuasse a trovare terreno fertile potremo arrivare a vedere amministratori locali nominare appassionati di storia come propri consulenti per la valorizzazione del patrimonio archeologico o archeologi volontari diventare direttori di Musei locali. D’altronde, lo farebbero gratis. Per passione. Come la Melandri. Ma se alla passione si aggiungessero le competenze professionali, non sarebbe meglio? O qualcuno pensa che un ragazzo scelga, oggi, di studiare, formarsi, specializzarsi nelle professioni del settore culturale perché vede in esse facili possibilità di successo, carriera e arricchimento?

Così è troppo facile

Gioco dell’estate: trova le differenze.2

Stefano Fassina - Pierluigi Bersani
Stefano Fassina – Pierluigi Bersani

“ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono tanti soggetti economici a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno”. – Copyright 2013 Stefano Fassina (viceministro dell’economia, PD)

http://www.huffingtonpost.it/2013/07/25/stefano-fassina-evasione_n_3650968.html?utm_hp_ref=italy

Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

 “Se lo Stato ti chiede un terzo di quanto guadagni, allora la tassazione ti appare una cosa giusta, ma se ti chiede il 50-60% ti sembra una cosa indebita e ti senti anche un po’ giustificato a mettere in atto procedure di elusione e a volte anche di evasione”. Copyright 2008 Silvio Berlusconi (PDL)

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/SpecialiDossier/2008/elezioni-politiche-2008/articoli/berlusconi-evasione-elusione.shtml

Quando si dice: lotta all’evasione fiscale!

E’ sempre stata un cavallo di battaglia per rimarcare le differenze tra la “sinistra” e “gli altri”. D’altronde “lotta all’evasione fiscale” è proprio una bella frase ad effetto, l’ideale per chiamare l’applauso durante i comizi. Governando  si sarebbe anche potuto farla. Si potrebbe farla.

Semplificare il discorso fino alla “ragione di sopravvivenza” è banale e superficiale. E’ facile, troppo facile. E profondamente sbagliato.  Ammettere che ci sia una “evasione di sopravvivenza”, anche senza giustificarla, equivale ad ammettere che si possa condannare “a morte”, anche senza volerlo, una categoria sempre più rara: gli onesti. Un modo strano per rimarcare le differenze tra la “sinistra” e “gli altri”.

Gioco dell’estate: trova le differenze!

Il 24 giugno Josefa Idem, eletta in parlamento nelle liste del Partito Democratico e Ministro per le pari opportunità, politiche giovanili e sport nel governo PD-PDL-Scelta civica, si dimette dopo un colloquio con il premier Enrico Letta. La questione, in toni spiccioli, è abbastanza semplice: la Idem non ha dichiarato come seconda abitazione la sua palestra-casa evadendo, di fatto l’ICI/IMU. Si tratta di evasione fiscale, piccola o grande che sia. Il fatto è grave, non è questione di “4 spicci”. Però – fanno notare in molti – la vicenda ha a che fare con la vita privata della Idem, non con il suo ruolo istituzionale. E chissenefrega – rispondono moltissimi – la Idem ha un ruolo istituzionale e deve dimettersi. E le dimissioni arrivano. Il premier Letta dichiara: ho preso atto della volontà irrevocabile del ministro Idem di rassegnare le dimissioni. Quasi un mese dopo, il 19 luglio, la maggioranza PD-PDL-Scelta Civica vota la fiducia al Ministro degli Interni (e vicepremier) Angelino Alfano. Attualmente anche segretario del PDL.  La mozione di sfiducia viene presentata da M5s e SEL a seguito della “raccapricciante” vicenda Shalabayeva. Vicenda che, d’altronde, ha strettamente a che vedere con il ruolo istituzionale di Alfano. Il premier Letta in parlamento rivendica la totale trasparenza del governo, l’inoppugnabile linea del mancato coinvolgimento dell’Esecutivo e la conseguente estraneità del Ministro (e Vicepremier). http://multimedia.quotidiano.net/video/politica/shalabayeva-letta-estraneita-alfano-inoppugnabile-videodoc-il-premier-l-espulsione-motivo-di-imbaraz-qn-44979.

Aguzzate la vista! Queste due vicende si differenziano per alcuni piccoli particolari. Quali?