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L’autodecadenza del Sovrano.

Stavolta qualcuno ha dimostrato che, volendo, si può trovare un modo per perdere ancor piu’ fragoroso di quelli solitamente scelti dal Partito Democratico. Chiariamolo subito, queste larghe intese non mi fanno impazzire (anzi, sfido a trovare qualcuno a cui facciano impazzire!) ma aprire adesso una crisi di governo sarebbe stato un suicidio per l’Italia. Anzi, un omicidio (il cui colpevole peraltro sarebbe stato sotto gli occhi di tutti). Però stavolta il tentativo di Berlusconi di far annegare il paese con sé (una sorta di ultimo, drammatico, “muoia Sansone con tutti i Filistei”) per creare una situazione economica e sociale tanto grave da far passare in secondo piano le sue vicende giudiziarie è stato respinto al mittente grazie alla fermezza di Letta, che lo ha costretto a giocare a carte scoperte. E, si sa, Diabolik per vincere ha bisogno dei trucchi. Così il Pd ha dato un’insperata (e non pronosticabile) prova di compattezza, invece il Pdl  si è lacerato (peraltro, in poco meno di 12 ore). La gazzarra messa in scena da falchi, colombe, moderati, alfaniani e “populares” vari ha, di fatto, isolato lo sparuto gruppo di cortigiani rimasti – inossidabili – ai piedi del re.  E mentre Verdini piangeva (qui, da non perdere!), Bondi urlava (performance straordinaria, qui!) Berlusconi si è trovato costretto ad inseguire il “suo” centrodestra, i “suoi” soldati, il “suo” partito, tornando sui suoi passi e ponendo definitivamente una pietra tombale sul suo stesso modo di fare politica (modo a cui ormai praticamente sembra rimasto fedele il solo Brunetta. Che però non vale per uno intero). A prescindere da cosa possa votare la giunta venerdì, Berlusconi si è autodichiarato decaduto oggi.

Postille:

La voce sulla presunta nuova composizione della giunta in base all’eventuale nuovo gruppo di fuoriusciti del Pdl che avrebbe fatto slittare il voto credo sia stata, con semplicità, smentita chiaramente da Giornalettismo.com.

Bisognerebbe poi affrontare l’argomento M5S. Lo farò non appena i “cittadini” inizieranno ad esprimersi senza insulti, offese, minacce.

Una condanna può fermare Diabolik?

Giovedì 1 Agosto 2013. La corte di Cassazione ha confermato la condanna di Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, chiedendo alla Corte d’Appello di rideterminare la pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici. La condanna è definitiva, e definitivamente indiscutibile è il reato: frode al fisco. Questo è il fatto, nudo e crudo.

[Non si tratta di un’evasione di sopravvivenza ma proprio di un reato in questo caso. Il viceministro Fassina può stare tranquillo. NDR].

Paradossalmente, però, oggi il reato – o i reati – commessi da Berlusconi smettono di essere tra i nodi cruciali del dibattito politico italiano. Quelle che iniziano oggi sono due partite distinte l’una dall’altra e al tempo stesso pericolosamente intrecciate l’una con l’altra. Una in seno alla destra; l’altra, strano a dirsi, nel cuore del centrosinistra. Più precisamente nel Partito Democratico.

Il PDL si troverà a fronteggiare, per la prima volta in modo chiaro e definito – anche definitivo mi verrebbe da dire e da sperare… – la “strenua resistenza” dei fedelissimi del Cavaliere, pronti ad uno scontro frontale con la magistratura (i nemici di sempre) per mantenere vivo quello “Stato a parte” (lucidamente descritto da Ezio Mauro nell’editoriale di oggi su “la Repubblica”) in cui si muovono dal 1994 e i mal di pancia dei rappresentanti delle richieste di evoluzione del centrodestra verso forme, modalità e tematiche dal respiro certamente più ampio. Richieste, va detto, che non hanno significativi portavoce in Parlamento ma che potrebbero avere presa maggiore a livello territoriale.

Il Partito Democratico si trova, di fatto, già diviso. Che strano.

Da una parte l’esperienza di governo di larghe intese, con Berlusconi stesso. il Premier Letta è stato più volte messo al sicuro, almeno a parole, dallo stesso Berlusconi. Cioè dallo stesso avversario politico. Dallo stesso condannato. Che in questo modo ruba per l’ennesima volta la scena, impossessandosi con la forza del ruolo del “buono”, che seppur “perseguitato” garantisce il sostegno necessario al governo e l’impegno promesso al paese per affrontare le urgenze economiche e sociali. Dall’altra parte le anime più inclini ad una rapida revisione degli obiettivi del governo, coscienti che la condanna sia la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza chiesta (e imposta) al proprio elettorato. E, quindi, decisi a “staccare la spina” all’esecutivo dopo la realizzazione di una nuova legge elettorale e l’inquadramento de quella di stabilità: Civati ne è l’esempio più chiaro e coerente. 

Da sospettoso complottista come spesso mi piace essere però, la teatralità del messaggio diffuso in rete ieri sera mi fa pensare ad ennesimo trabocchetto preparato da Berlusconi in cui il PD rischia di cadere con tutte le scarpe. I “contraccolpi” per il governo ci saranno, c’è poco da fare. Lo ha detto chiaramente anche il premier Letta, augurandosi però che non ci siano mosse azzardate da parte del PDL. Praticamente una richiesta formale di appoggio ai ministri che del PDL sono anche esponenti di vertice (Alfano, Lupi, Lorenzin ecc.). Se però i possibili contraccolpi fossero una serie piuttosto ritmata di “spallatine” con l’obiettivo di logorare e ampliare la divisione all’interno del PD fino a farla diventare uno squarcio insanabile? Le prospettive per il centrodestra cambierebbero. Sarebbero infatti le divisioni del centrosinistra a far cadere il governo “di pacificazione sociale” interrompendo il processo di risanamento (presunto) dell’economia. E questa potrebbe essere, ancora una volta, una carta decisiva da giocare in una campagna elettorale (più o meno improvvisa) a cui il PD arriverebbe comunque dilaniato da un congresso che ancora una volta si prospetta logorante.

Attenzione quindi a cantare vittoria e a stappare lo champagne. Avrò letto troppi fumetti di Diabolik ma… “nessuno è mai riuscito a prendere il genio del male” (Eva Kant in “Sepolto Vivo”).