500 NO al MIBACT, Manifestazione Nazionale a Roma.

11/01/2014 - 500 NO al MIBACT, Manifestazione Nazionale a Roma.E’ molto difficile pensare che persone che si occupano di salvaguardia del patrimonio artistico italiano possano trasformarsi in un gruppo di ribelli arrabbiati. Per riuscirci bisognerebbe nominare una serie di Ministri dei Beni Culturali che, se si fossero trovati nella Firenze del 400, avrebbero impedito il Rinascimento. Bisognerebbe far cadere nel vuoto, fischiettando distrattamente, i moniti del Presidente della Repubblica. Bisognerebbe creare una classe di burocrati talmente grigi e talmente rigidi da impedire anche alle idee migliori (e magari economiche) di svilupparsi. Bisognerebbe avere a disposizione 2 milioni e mezzo di euro per “la cultura” e destinarli ai tirocini di 500 giovani: un tozzo di pane in cambio di un reale (quantificato e organizzato) sfruttamento lavorativo. Appunto.
Parafrasando Il testo della canzone “Kunta Kinte” di Daniele Silvestri,  potremmo dire che “l’unico miracolo politico riuscito a questo governo e’ avere fatto in modo che gli schiavi si siano parlati e organizzati”.  E infatti stamattina, archeologi, archivisti, bibliotecari, catalogatori, storici dell’arte, restauratori, funzionari pubblici e dirigenti di aziende private si sono parlati, organizzati e riuniti a Roma, in Piazza del Pantheon. Per dire, appunto, #500NO al Mibact. [Galleria fotografica]

11/01/2014 - 500 NO al MIBACT, Manifestazione Nazionale a Roma.Per dire NO al bando “500 giovani per la cultura”, di cui si e’ parlato – e ho parlato – abbondantemente, e alle successive modifiche apportate dal Ministero dopo le aspre critiche ricevute (chiaro segnale di come fosse stato scritto superficialmente e frettolosamente. E sarebbe opportuno che qualcuno se ne assumesse la responsabilita). Per dire NO, quindi, ad una visione della “formazione” come speranza di una successiva “sanatoria” (con conseguente miracolosa assunzione). Visione che ha creato, e crea, una Pubblica Amministrazione “della scorciatoia” e non un esempio di legalità e riconoscimento del merito.
Per dire NO all’immobilismo della politica e chiedere l’impegno del Governo e del Ministro per la creazione di condizioni favorevoli all’innovazione del settore (e nel settore).
Per chiedere che si voti senza indugi la proposta di legge Orfini-Ghizzoni per il riconoscimento delle professionalità operanti nei Beni Culturali, cancellando, dopo 10 anni, l’orrore della legge 14/1/2004 che le equipara alle professioni che non necessitano di alta formazione accademica. Nonostante sia stato ritirato l’appoggio dai parlamentari del M5s (..e qui si dovrebbero fare molte e aspre considerazioni politiche).
Per chiedere che il Miur imponga agli altri Ministeri e alla Pubblica Amministrazione il riconoscimento delle figure già formate.
Per chiedere un radicale (e comunque tardivo) cambiamento nelle politiche di investimento sui Beni Culturali. Affinché nei grandi progetti di restauro del patrimonio storico-artistico e archeologico, una percentuale dei finanziamenti venga destinata al coinvolgimento dei singoli professionisti, delle cooperative e delle piccole aziende nelle fasi di studio, ricerca ed analisi. E non solo, quindi, alle grandi aziende di appalto edilizio.

Per chiedere, quindi, che si dia finalmente sostanza e respiro ad una politica culturale sempre piu’ in ritardo rispetto all’Europa ed alle necessità dell’Italia. Attraverso proposte concrete e dirette, attraverso un auspicabile dialogo fra chi il settore è chiamato a dirigerlo e chi a farlo funzionare e “vivere”. Proprio per questo mi ha lasciato perplesso l’intervento (che ho trovato esasperatamente antagonista) della rappresentante del Teatro Valle Occupato. Bella realtà romana, per carità. Ma perché un intervento a favore della lotta, dell’autodeterminazione e contro la politica, in una manifestazione che, invece, proprio alla politica chiedeva soluzioni (politiche) su punti molto ben delineati?

E poi, poi c’è il Ministro Bray. Coi suoi “cinguettii”. A manifestazione in corso eccone uno in cui esprime la “condivisione della protesta e il suo impegno a portare le ragioni dei manifestanti al governo”. Praticamente condivide la protesta contro se stesso. Ma, ovviamente, non si dimette.
11/01/2014 - 500 NO al MIBACT, Manifestazione Nazionale a Roma.

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